Alemanno pone la questione Lega: va fermata. I capicorrente locali temono nuovi equilibri nel partito

Angelino Alfano

Tutti stretti attorno ad Alfano ma tutti con qualcosa in tasca da chiedere. La luna di miele del neosegretario sarà breve giacchè da lui il Pdl si aspetta un cambio di passo. Ieri è stato un diluvio di commenti di replica alle reazioni polemiche del centrosinistra.

Dai due capigruppo di Camera e Senato, Cicchitto e Gasparri al vicecapogruppo Quagliariello, al sottosegretario Santanchè, fino alle seconde file, è stato un coro di smentita della tesi che Alfano sarebbe solo un’operazione di maquillage. Anche l’Avvenire è ottimista. Parla di «fine del partito del predellino. Si tratta di una mutazione tutt’altro che semplice, però se Alfano saprà fare e se Berlusconi lascerà fare la scommessa non è persa in partenza».

Il quotidiano dei Vescovi ha colto la difficoltà della sfida. Ma come all’indomani dell’annuncio del predellino, i maggiorenti del partito sudarono freddo temendo di essere spazzati via da un cambio generazionale che Berlusconi invocava, così ora a tremare sono i quadri locali. Quei capicorrente delle strutture territoriali che si sentono già minacciati dalle regole, annunciate da Alfano, sul tesseramento, le primarie e il codice etico.

Poi magari la «ripulitura» si risolverà nello spostamento di qualche sedia ma tanto basta per far capire che il nuovo corso c’è. I commenti sulle regole per il tesseramento e le primarie al momento restano sotto traccia in attesa che parta il tavolo annunciato dal neosegretario. Ma i nodi che Alfano dovrà sciogliere non sono solo quelli interni di un partito uscito mortificato dalle amministrative e lacerato da dissidi interni soprattutto sulle scelte di politica economica. Lavorare per ricompattare il Pdl non è l’unica priorità.

C’è la questione delle alleanze e la sfida all’Udc sulla piattaforma dell’elettorato centrista. Il sindaco Alemanno è già uscito allo scoperto. «Fermi la Lega» gli ha chiesto fuori dai denti. «Mi sento più garantito da lui segretario che non dalla terna, Verdini, La Russa, Bondi» ha detto il primo cittadino della Capitale. E subito parte all’attacco della Lega. «Sono convinto che il Carroccio abbia contribuito alla perdita dei consensi che abbiamo registrato alle ultime elezioni amministrative». Non solo. Con la Lega c’è una divergenza di valori. «Nel 150° dell’Unità d’Italia la loro avversione al Tricolore è stata un handicap oggettivo».

Poi ammette di «aver fatto tutto il possibile per trovare un modus vivendi con la Lega. Per un po’ ha funzionato. Poi sono tornati all’insulto contro i romani». L’acme è stato raggiunto con la questione «del trasferimento dei ministeri al Nord, pura provocazione con l’aggravante dei futili motivi». Insomma per Alemanno ci sono una serie di fattori che rendono difficile se non impossibile una convivenza politica tra Pdl e Lega. Il ministro leghista Calderoli lascia cadere la polemica: «Alfano segretario? Francamente sono cose che non mi interessano. Per noi non cambia nulla anche perchè non parliamo di decisioni interne ad un altro partito». Poi ironico: «Al massimo ad Alfano posso chiedere di garantire la presenza dei suoi deputati in Aula così non andiamo più sotto come l’altro giorno».

Ad Alfano si rivolgono subito anche i Responsabili auspicando una maggiore attenzione per il Mezzogiorno.

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