Il governo toglie 600 euro a ogni anziano. In rivolta le opposizioni, sindacati e consumatori: “macelleria sociale”

Giulio Tremonti

A poche ore dal via libera del Cdm, le ultime limature sul testo della manovra economica da 47 miliari che passerà ora al vaglio del Quirinale scatenano un vespaio di polemiche. E’ la stretta sulle pensioni, in particolare, a mobilitare opposizioni e sindacati. Le novità prevedono lo stop alla rivalutazione degli assegni pensionistici. La Cisl: “Socialmente ingiusto”. I consumatori: “E’ macelleria sociale”.

“Lo stop alle rivalutazioni delle pensioni è una patrimoniale ai danni di 13 milioni di pensionati”, commenta Felice Belisario, dell’Idv. “E’ un vero e proprio insulto colpire da un lato 13 milioni di pensionati, molti dei quali già stentano ad arrivare a fine mese e, dall’altro, pesare con il misurino del farmacista, dilatandoli nel tempo, i tagli dei costi della politica”. Sulla stessa linea il leader di Sel, Nichi Vendola: “La manovra Berlusconi-Tremonti candida chi dirige le amministrazioni territoriali, presidenti di Regione, di Province e sindaci a diventare esclusivamente dei curatori fallimentari”.

Anche dalla maggioranza, sponda Lega, emergono dubbi e si promette battaglia. Il ministro per la Semplificazione, Roberto Calderoli, ha annunciato che il Carroccio chiederà “il taglio delle pensioni d’oro”. Dal fronte sindacale, arrivano le valutazioni del leader della Cisl, Raffaele Bonanni.

“Il blocco delle rivalutazioni delle pensioni è socialmente ingiusto. Governo e parlamento devono correggere il provvedimento”, avverte, sostenendo che “la norma che riduce la rivalutazione delle pensioni per la fascia da tre a cinque volte il trattamento minimo, tenendo conto dell’inflazione, rende ancora più vulnerabili quei pensionati che negli ultimi quindici anni hanno già visto ridursi il potere di acquisto delle loro pensioni”.

Per la Cgil si tratta di “una misura inaccettabile”, inserita in una manovra che “ancora una volta colpisce i soliti noti, che non affronta i temi della crescita e che picchia duro sui lavoratori e sui pensionati”, commenta il segretario confederale della Cgil, Vera Lamonica, annunciando che il sindacato “si opporrà con forza anche con la mobilitazione”. Dura anche l’Ugl. “Vuole dire impoverire una platea molto ampia di cittadini e significa scaricare nuovamente sulle solite categorie il peso della crisi e del bilancio dello Stato”, scandisce il segretario generale Giovanni Centrella.

Dopo le durissime reazioni, l’Inps ha puntualizzato che non c’è uno stop alla rivalutazione delle pensioni ma una revisione per fasce, per cui tutte le pensioni sono oggetto di rivalutazione, anche se in misura progressivamente inversa rispetto all’entità della pensione. Le pensioni più basse, fino a tre volte il minimo, ovvero fino a un importo di 1428 euro mensili, sono rivalutate al 100 per cento. Le pensioni tra tre e cinque volte il minimo – nello scaglione tra 1428 e 2380 euro mensili – saranno rivalutate al cento per cento nella fascia fino a 1428 e al 45 per cento nella fascia fino a 2380. Le pensioni oltre cinque volte il minimo – ovvero superiori a 2380 euro mensili – saranno rivalutare al 100 per cento nella fascia fino a 1428 euro, al 45 per cento nella fascia da 1428 a 2380, e solo nella quota superiore a 2380 euro mensili non avranno rivalutazione.

“Lo stop alla rivalutazione delle pensioni costerà a milioni di pensionati circa 600 euro di media all’anno; 300 euro invece per quelli ai quali l’automatismo verrà ridotto del 55%”. A fare i conti sono Adusbef e Federcosumatori che bollano la norma del governo come “macelleria sociale”. “Se poi pensiamo che a questa disgraziata decisione di aggiunge il blocco degli stipendi dei lavoratori pubblici e un aumento fortissimo delle tassazioni sui carburanti, allora è del tutto chiaro ed evidente che la manovra attenta nei fatti il potere di acquisto soprattutto delle fasce piu’ deboli della popolazione”, spiegano.

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