Meglio il “bistrattato” giornalismo di casa nostra: all’estero imbarazzanti esempi di nazionalismo

le maggiori testate estere

Nazionalismo da strapazzo; cerchiamo di capire quanto possibile. Ogni giorno le testate giornalistiche estere, più accreditate e “non”, sbattono il mostro in prima pagina.

Chi è il mostro? L’Italia! Che domande!

Leggo e rileggo e non vedo nulla che possa in qualche modo essere assimilabile al mio Paese. “ Bene!” mi dissi “ evidentemente, il nostro fare alquanto sprezzante esercita una forma di chiusura dinanzi alla quale non riteniamo di doverci giustificare. Semplicemente, non ci conoscono”.

Ma il tempo passava, e più la mia curiosità si acuiva più ero spinta alla lettura circa quanto girasse intorno al mio Paese e l’Europa. Scoprii che negli ultimi 10 anni l’Italia aveva soffiato l’egemonia, circa le esportazioni, alla maggior parte degli stati europei che, per un verso o per l’altro, dettano legge e regola del mercato internazionale.

Scoprii altresì, che la richiesta di vini italiani, nel giro di due soli anni, aveva subito un’impennata del “350%” decretando la conseguente flessione del 29%, 25% e 18% rispettivamente del mercato della Francia, della Spagna e dell’ Inghilterra.

Qualche tempo fa, vedendo l’esportazione dei nostri spumanti superare quella dei propri “insipidi” Champagne, la Francia, con la complicità della Germania (i compagni di merende) , chiese che fossero posti in essere controlli sulle riserve più accreditate del nostro Paese.

I grandi marchi aprirono le porte delle proprie cantine. Dopo alcuni mesi, si scoprì che non solo l’Italia vantava ottimi vini e spumanti dalle proprietà organolettiche di gran lunga superiori a qualsiasi altro, ma che era ben al di sotto del tetto massimo, stabilito dalla stessa commissione europea, circa gli addizionanti, di ben 4 punti. E siccome “ca’ nisciun’ e’ fess” , chiedemmo di estendere i controlli anche agli altri partner europei.

Il risultato? Tutti i vini, bianchi e rossi, superavano il massimo consentito delle sostanze in oggetto dai 3 ai 5 punti. “Bene!” direte “ma le prime pagine delle maggiori testate giornalistiche estere ne hanno dato notizia!”

Eh no! Non lo hanno detto. Ricordo d’averle lette tutte. Della notizia non v’era traccia. Stampa nazionalista? Leggo casualmente su un periodico di economia che qualche tempo fa l’Italia si batté in CE per ottenere uno stretto controllo sul marchio Parmigiano Reggiano.

Dopo qualche mal di pancia, la Commissione accettò. Intercettate, tonnellate di formaggio “Parmesan”, prodotto in Germania e pronto a partire per gli USA, furono sequestrate mentre le industrie produttrici furono sanzionate. La Germania dové scucire un bel po’ di soldini per mettere a tacere tutta la situazione. A distanza di qualche mese , tre tir carichi di formaggi freschi provenienti dal nostro Paese furono fermati al confine tedesco con il pretesto di controlli di rito.

I Tir restarono fermi per due settimane. Tempo giusto per vedere i prodotti avariati e quindi non più proponibili. “Bene!” direte “ma le prime pagine delle maggiormente note testate giornalistiche estere ne hanno dato notizia”

Eh no! Non l’hanno fatto. Ricordo d’averle lette tutte. Della notizia non v’era traccia. Stampa nazionalista? Leggendo, leggendo, apprendo una notizia che ha dell’incredibile.

In Italia le carni bianche destinate sia al mercato estero sia interno, sono ancora oggi sottoposte a seri e rigorosi controlli che si articolano in cinque livelli.

Negli altri paesi europei il protocollo ne prevedeva tre. Giacché il nostro paese aveva incrementato l’esportazione dei prodotti in questione verso l’oriente e le Americhe del 100%, la CE decise di indire una interrogazione parlamentare in cui si chiedeva l’allineamento alle norme europee.

Il nostro esponente per le politiche agricole e produttive replicò spiegando che gli italiani sono molto diffidenti circa il controllo sugli alimenti e che, se è vero che, per “costituzione” nel nostro paese si consuma poca carne, riducendo i controlli si sarebbe registrato una seria flessione dei consumi specifici.

Inoltre, per quanto riguardava le esportazioni, era una questione di prestigio oltre che di guadagno. La CE decretò che l’Italia dovesse, a fine anno, pagare una penale sull’esubero delle esportazioni. Ovviamente il nostro Governo accettò. Se mantenere il prestigio dei propri prodotti voleva dire “pagare” beh! Che sia!

Arrivò la fine di quell’anno e l’Italia ottenne la proroga per un altri 12 mesi e quando si trattò di pagare ecco qua che… il Cielo pose una mano sulla nostra testa. Arrivò… l’aviaria!

All’ interrogazione parlamentare riunita a Bruxelles in tutta fretta, un esponente, se non ricordo male danese, si alzò dicendo “Hanno anche il diavolo dalla loro parte” e quando si decise la revoca della penale e l’adozione del controllo sulle carni, definito come “metodo Italia” esteso a tutti i Paesi europei, (così come quello decretato per i vini), la maggior parate dei “disonorevoli” europei abbandonò l’aula.

Volete conoscere l’ironia della sorte? Siete sicuri?

Essendo i nostri prodotti più affidabili e il nostro paese fuori della portata di tale infezione, le richieste di carni bianche schizzarono alle stelle. Si racconta che in Vietnam girassero solo … ruspanti italiani. Spennati… ovviamente.

“Bene!” direte “ma le prime pagine delle maggiormente note testate giornalistiche estere ne hanno dato notizia !” Eh no! Non l’hanno fatto. Ricordo d’averle lette tutte. Della notizia non v’era traccia. Stampa nazionalista?

Ricordo che quando abbiamo scoperto la pentola del calcio-scommesse, ormai a ridosso dei campionati europei, le prime pagine di un giornale tedesco urlavano a caratteri cubitali “dove poteva succedere se non in Italia?”.

Man mano che le indagini proseguirono, i tre “innominati” per il campionato in oggetto furono ritirati e definitivamente allontanati dalle competizioni e quando saltarono fuori anche autorevoli nomi di giocatori Inglesi, Francesi, Spagnoli, Svizzeri e Svedesi, la stampa straniera tacque.

Quando il campionato arrivò alla fine lo stesso giornale tedesco, a caratteri… che per leggerli occorreva la lente di un microscopio elettronico, in un trafiletto della …sedicesima pagina (tra i necrologi) recitava; “E’ successa una disgrazia. Due giocatori della nostra nazionale sono indagati per calcio scommesse”. Di tutti coloro che furono assimilati a quel fattaccio non si seppe mai nulla. Mai condannati né dal tribunale sportivo né giudiziario. Semplicemente… spariti. Può succedere.

Utile notare quanto ciò che in Italia sia scontato, negli altri paesi rappresenta… una disgrazia!!!

Stampa estera nazionalista? Qualche tempo fa, i giornali americani ed europei titolavano; “Storico traguardo della cardiochirurgia tedesca! tutti i pazienti sottoposti ad impianto di cuore artificiale hanno superato l’aspettativa di vita di un anno e mezzo. si pensa che possano addirittura superare i tre anni”.

Tengo a precisare che la biotecnologia tanto decantata dai giornali è tricolore. I cuori in oggetto sono prodotti e assemblati in Italia. Inoltre i nostri innesti, già sperimentati in precedenza, i tre anni li avevano abbondantemente superati.

“Bene!” direte “ma le prime pagine delle maggiormente note testate giornalistiche estere ne hanno dato notizia !” Eh no! Non l’hanno fatto. Ricordo d’averle lette tutte. Della notizia non v’era traccia. Stampa nazionalista?

E non è tutto. Un giorno, quando mi sarà passata la nausea e mi convincerò che il primo cogl….one che arriva da oltralpe possa insegnarmi a vivere, ve le racconterò.

Nel nostro Paese la stampa, illetterata e anticongiuntivista, non può essere considerata imbavagliata per un semplice motivo; è vero che a far le pentole siamo maestri (come gli altri) ma lo siamo anche a scoperchiarle e lo si fa a costo di fare tremare l’Italia da Aosta a Punta Raisi.

La stampa straniera non potrà mai dire altrettanto perchè vergognosamente nazionalista per natura.

A proposito: sapete quali sono i Paesi verso i quali, più che altri, esportiamo riso? No?

Cina e Giappone…. Incredibile eppure vero…

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