L’obbligo di tracciare la provenienza del prodotto esteso dalla fettina di bovino a suino, agnello e pollame

tutte le carni dovranno avere etichetta

Ci sono voluti tre anni di battaglia da parte di associazioni e produttori e innumerevoli allarmi alimentari nel settore delle carni (l’ultimo, a gennaio scorso, sul maiale tedesco alla diossina): ma da oggi i consumatori europei potranno essere più informati su quello che mangiano grazie all’obbligo – deciso dai 27 Stati membri dell’Ue – di indicare il paese d’origine sull’etichetta di tutti i tipi di carne.

Non solo quindi sull’imballaggio della fettina di manzo, come avviene da anni dopo la crisi della mucca pazza del 1996, ma anche sulla costoletta di maiale, quella di agnello, o ancora sul petto di pollo e di tacchino.

L’accordo appena raggiunto ha anche un obiettivo più ampio, ossia rinnovare l’etichettatura alimentare europea nel segno della chiarezza. Fornire quindi ai consumatori informazioni essenziali sugli alimenti che acquistano grazie ad un’etichetta facilmente leggibile e comprensibile.

Sulla nuova etichetta il consumatore troverà anche i valori energetici e nutrizionali dei prodotti e l’indicazione di allergeni, per chi soffre di intolleranze alimentari. Sul compromesso politico è atteso entro la fine dell’estate l’imprimatur formale del Parlamento e del Consiglio Ue. Ecco tutte le principali novità per i consumatori e l’industria.

Etichettatura delle carni. L’obbligo dell’origine, che già riguardava la carne bovina, viene esteso alle carni di maiale, agnello e pollame, mentre è già in vigore per ortofrutta, miele e olio d’oliva.

L’accordo apre la porta a ulteriore progressi: infatti, entro due anni dalla sua entrata in vigore, Bruxelles dovrà esaminare se estendere l’obbligo dell’origine alla carne usata come ingrediente negli alimenti. E un anno dopo, nella stessa ottica, Bruxelles dovrà pronunciarsi su latte, carni diverse presenti nelle preparazioni, alimenti non trasformati, quelli a monoingrediente e quelli dove gli ingredienti superano il 50% del prodotto finale.

Una soluzione, quest’ultima, da tempo invocata in Italia dalla Coldiretti, che sostiene l’estensione dell’indicazione del luogo di origine anche alle carni e al latte utilizzati in alimenti trasformati, come prosciutti, salami e formaggi. “In Italia – denuncia il presidente di Coldiretti, Sergio Marini- la metà delle mozzarelle e tre prosciutti su quattro sono ottenuti da latte e carne di animali allevati all’estero senza alcuna informazione per il consumatore”.

Valori nutrizionali. Per sensibilizzare i cittadini al problema dell’obesità, le informazione su calorie, grassi, sali e zuccheri dovranno trovarsi in modo leggibile sull’etichetta, espressi su 100 grammi o 100 milligrammi, o a titolo complementare, per porzione. Si potrà trovare, in percentuale, anche l’apporto giornaliero raccomandato.

Trasparenza delle informazioni. No a forme d’espressione e di presentazione che rischiano indurre in errore il consumatore. In caso di sostituzione parziale o totale nella fase di produzione di un ingrediente che normalmente ci si attende debba esserci, scatta l’obbligo di pubblicazione in etichetta.

Allergeni. Devono essere indicati e messi in evidenza in tutti i tipi di alimenti.

Bevande alcoliche. Quelle con più dell’1,2% di volume di alcool, compresi gli “alcopops” (le miscele al gusto di frutta a base di bevande alcoliche) sono al momento esenti dall’obbligo di riportare la lista degli ingredienti e dei valori nutrizionali. Un riesame è previsto nei prossimi tre anni.

L’Europa torna dunque sui suoi passi e dà ragione all’Italia, dopo aver bocciato senza mezzi termini la norma sull’etichettatura d’origine dei prodotti varata dal nostro Parlamento nel febbraio scorso.

”E’ una decisione importante che va nella direzione indicata da Roma – afferma la Cia, Confederazione italiana agricoltori – . Ora sarà importante la sua attuazione pratica in tempi rapidi. L’impegno deve essere quello di tracciare l’origine anche per tutti i prodotti animali trasformati. Spesso, infatti, il consumatore è tratto in inganno da etichette che riportano dizioni che richiamano all’italianità, quando invece il prodotto nasce da materie prime straniere”.

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