Comportamento “saffico” tra la marocchina e l’igienista: le due si scambiarono un bacio e forse altro 

Ruby e Nicole Minetti

Ruby «racconta di essere stata coinvolta in un bacio saffico con la Minetti, aperta parentesi, e sappiamo da tutta una serie di fonti assolutamente indipendenti che il fruitore finale aveva interesse per questo tipo di condotte, quindi non è una invenzione della ragazza».

È quanto ha dichiarato il procuratore aggiunto Pietro Forno parlando della credibilità delle dichiarazioni della marocchina Karima El Mahroug nella discussione dell’udienza preliminare a carico del consigliere regionale Nicole Minetti, del giornalista Emilio Fede e dell’agente dei vip Lele Mora per induzione e favoreggiamento della prostituzione anche minorile perché all’epoca dei fatti contestati El Mahroug aveva 17 anni.

La discussione è stata trascritta e il verbale è stato depositato. Un attimo prima, sempre davanti al gup Maria Grazia Domanico, il pm Antonio Sangermano aveva spiegato che per la procura il «fruitore finale» è il premier Silvio Berlusconi, parlando di «serate organizzate presso le residenze del presidente del Consiglio, onorevole Silvio Berlusconi, quale fruitore finale in questa ipotesi accusatoria».

Secondo alcune indiscrezioni gli inquirenti starebbero anche verificando se tra Ruby e la Minetti c’è stato davvero soltanto un bacio saffico se addirittura le due abbiano fatto sesso ad Arcore in una delle serate movimentate nella residenza del Premier.

Nel caso Ruby «abbiamo proprio tutti gli elementi di una struttura organizzativa, abbiamo l’arruolatore, abbiamo il fidelizzatore, e abbiamo, possiamo dire, l’amministratore del bordello, colui che paga le dipendenti, colui che si occupa della location». Sono le parole usate dal procuratore aggiunto di Milano, Pietro Forno, lunedì scorso nel suo intervento con cui ha chiesto il rinvio a giudizio per Lele Mora, Nicole Minetti e Emilio Fede.

Parole riportate nelle trascrizioni dell’udienza davanti al gup Maria Grazie Domanico, che oggi sono state depositate alle parti. Le trascrizioni, dunque, con la fedele riproduzione delle espressioni usate dal procuratore Forno, risolvono il «giallo» che si era creato attorno alla parole «bordello», che aveva suscitato anche molte polemiche e a cui era seguita una precisazione da parte dello stesso Forno.

Il procuratore Forno lunedì scorso in serata aveva precisato: «Non ho mai detto che Arcore era un bordello. Il termine bordello è stato utilizzato come riferimento storico alla divisione dei compiti previsto dalla legge Merlin».

Nelle trascrizioni dell’udienza si può leggere: «E qui abbiamo proprio tutti gli elementi di una struttura organizzativa, abbiamo l’arruolatore, abbiamo il fidelizzatore, e abbiamo, possiamo dire, l’amministratore del bordello, colui che paga le dipendenti, colui che si occupa della location, oggi si direbbe, della loro collocazione adeguata, che poi è anche una forma di retribuzione».

Quindi, ha proseguito Forno, «un sistema strutturale e strutturato che spiega le imputazioni che sono state elevate agli indagati. E, come dicevo, queste imputazioni – si legge ancora – riguardano sia l’ipotesi di cui alla legge Merlin, sia al 600bis, nella misura in cui riteniamo ampiamente provato che la minore El Mahroug Karima è stata coinvolta in atti sessuali».

Poco prima il procuratore Forno aveva spiegato che Nicole Minetti aveva, nell’attività di induzione e favoreggiamento della prostituzione per i presunti festini a luci rosse ad Arcore, «un ruolo di tipo organizzativo», mentre Lele Mora era il «selezionatore» e Emilio Fede il «fidelizzatore».

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