Diverse specie verso un’estinzione di massa. I pesci non riescono più a riprodursi: economia mondiale a rischio 

i pesci faticano a riprodursi

Nei giorni scorsi l’International program of the state of the ocean ha reso pubblico un rapporto che denuncia l’impoverimento ittico degli oceani e dunque dei mari in generale. Un allarme lanciato già qualche anno fa.

E’ un segnale d’allarme, un indicatore importante dei disequilibri che stiamo introducendo sia per il sovrasfruttamento delle risorse ittiche sia per l’inquinamento, sia per i cambiamenti climatici.

In questo caso le precisazioni sono state diramate riguardo all’acidificazione degli oceani che avviene a causa dell’aumento di anidride carbonica nell’atmosfera, la stessa causa che provoca l’incremento dell’effetto serra.

Siccome una parte di questa anidride carbonica si discioglie nelle acque oceaniche e ne aumenta l’acidità, questo mette a rischio una gran parte di organismi oceanici, per esempio il microplanton, tutti quegli organismi che hanno degli scheletri minerali. Siccome si studiano anche le estinzioni del passato, si è visto che una delle grandi cause delle estinzioni di massa del passato geologico è stata proprio attribuibile all’aumento dell’acidità delle acque oceaniche, quindi noi stiamo riproducendo le condizioni ora per l’estinzione.

Anche i tassi di estinzione che vengono oggi misurati rispetto a quelli remoti, a quelli storici che sono stati studiati attraverso i fossili, ci danno un’indicazione molto drammatica perché il tasso di estinzione di specie oggi è da 10 a 100 volte se non anche di più superiore a quello registrato nei periodi storici. Quindi direi si aggiungono tante altre spie rosse che si stanno accendendo in tanti siti della nostra terra, nei confronti del nostro uso dell’ambiente e delle risorse planetarie.

Spopolamento ittico vuole dire semplicemente che oggi si pesca con i muscoli del gasolio e non più con quelli dell’uomo. Una volta quando si pescava, il limite era dato dalle capacità proprio fisiche delle imbarcazioni in genere a vela e della forza fisica delle persone. Oggi, invece, un grande peschereccio tecnologico con un paio di persone permette di percorrere enormi superfici oceaniche con reti gigantesche, ma il lavoro lo fanno le macchine, non lo fanno più gli uomini.

Basta premere pochi pulsanti e tutta l’attività viene fatta in maniera automatizzata. Questo significa che la depredazione dei banchi ittici è andata crescendo negli ultimi decenni in modo esponenziale e vi sono alcune zone oceaniche che sono state così battute dalla pesca industriale che i banchi di pesce pregiato non hanno più avuto la possibilità di riprodursi e quindi ne vediamo drasticamente calare la loro presenza.

Questo ha un riflesso sia sul sistema, anche se è il riflesso più difficile da quantificare perché la complessità degli oceani la si sta studiando in questi anni e si conosce ancora poco, e dall’altro lato ha un riflesso immediato da un punto di vista economico e alimentare, semplicemente c’è meno pesce da mangiare.

Il problema è che non bisogna uscire da certi limiti, se si superano i limiti inizia una catena di conseguenze che poi si ritorcono contro di noi, quindi oggi bisogna prendere coscienza che la terra ha dei limiti, inclusa l’espansione della specie umana. Oggi siamo 7 miliardi, forse c’è da prendere in mano anche questo problema se abbia un senso continuare in questa folle espansione del numero degli abitanti sul pianeta e da questo punto di vista una volta che si è preso coscienza dei limiti si può vivere bene e in armonia all’interno di questi vincoli.

Però bisogna prendere delle decisioni importanti a livello planetario, devono essere accordi internazionali e deve essere soprattutto una visione di futuro condivisa.

Se non lo faremo, tutti questi problemi piano, piano interagiranno negativamente con la nostra qualità della vita e faremo le spese in vari ambiti, non solo con il pesce, le foreste sono un altro problema molto simile, l’energia, lo sfruttamento delle risorse energetiche, sappiamo tutti che il petrolio e il carbone non sono infiniti, il gas pure, dall’altro lato c’è il problema del cambiamento climatico come conseguenza dell’inquinamento derivante dalla combustione dei materiali fossili.

I minerali non sono infiniti, per quanto si riciclino se ne perde sempre una parte e alcuni non sono riciclabili, insomma di fatto ci accorgiamo che la spia rossa della riserva comincia a lampeggiare insistentemente!
Ora di tutti questi problemi purtroppo si continua a parlare senza che vengano prese delle azioni consapevoli e efficaci.

Circa un mese fa 18 premi Nobel si sono riuniti a Stoccolma e hanno scritto un appello all’umanità richiamando la necessità di avere un’attività economica rispettosa dei limiti ambientali, ricorrere all’efficienza energetica, l’uso delle energie rinnovabili, si chiama questo documento “Il Memorandum di Stoccolma”. Ma nessuno ne ha parlato sui giornali.

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