A 2 anni dalle elezioni, Amministrazione all’ultimo bivio: si può ancora governare tra veleni e lotte intestine? 

clima cambogiano anche al palazzo

Se fosse un film lo potremmo intitolare “Il nemico è in casa”. E’ la parabola che si delinea in queste ore a tinte sempre più forti e altrettanto chiare al Comune di Taormina, e più nello specifico tra le fila dell’Amministrazione comunale.

A due anni dalle elezioni ci si potrebbe attendere che possa esserci un confronto-scontro serrato  tra maggioranza e minoranza, sarebbe nella logica delle cose e nel gioco delle parti, e invece l’opposizione si ritrova in poltrona ad assistere alle lotte senza quartiere dell’Amministrazione stessa, che ormai si contrasta da sola.

Ed è una resa dei conti dove oltre le normali e legittime divergenze di natura politica si intravede altresì il vento gelido di conti da regolare e calcoli da fare in prospettiva.

Allora mettiamo da parte i giri di parole: da una parte c’è il sindaco Mauro Passalacqua e con lui chi lo sostiene come i vari Antonella Garipoli, Carmelo Valentino, Marcello Muscolino, e altri, e sul fronte opposto c’è il gruppo che fa capo alla “triplice alleanza” Eugenio Raneri, Fabio D’Urso e Nunzio Corvaia. 

I due assessori e il presidente del Consiglio comunale, di fatto, guardano già avanti: il che significa una coalizione diversa e un contesto politico dove il candidato sindaco non sarebbe più Passalacqua. 

Lascia poco spazio alle interpretazioni il segnale che gli esponenti di “Alleanza Taormina” stanno d’altronde mandando al sindaco con la vicenda Asm.

Sull’azienda c’è un ordine del giorno che si scrive “messa in liquidazione” e si legge “sfiducia all’operato del sindaco e della giunta” (oltre che dei vertici Asm ovviamente).  Se non è una dichiarazione di guerra poco ci manca e i prossimi giorni saranno indicativi a riguardo per capire sin dove arriverà lo strappo.

Raneri non ha mai scordato la sfiducia di due anni fa e come il “cinese” si è messo sulla riva del fiume aspettando i giorni della vendetta. Non è più un mistero che i rapporti con Passalacqua, cioè tra le due massime cariche amministrative della città, siano al capolinea, ormai per lo più formali, con reciproca insofferenza dell’uno verso l’altro.

D’Urso nel 2008 è stato il sostenitore della “prima ora” di Passalacqua e nell’occasione non si è fatto scappare la grande chance per la vendetta di famiglia (e ci riferiamo ovviamente al cognato Buzzanca e al senatore Mimmo Nania) nei confronti di Carmelo Briguglio. Tre anni dopo la comunione d’intenti con il sindaco è terminata. Li potremo vedere per ora insieme, magari anche felici e sorridenti, al Teatro Antico o nella stanza del primo cittadino, o magari nelle occasioni istituzionali ma è evidente che l’idillio è al capolinea. Tanto più col vento di maestrale che comincia a tirare forte di questi tempi a Messina e sta già per detronizzare Ricevuto.

Insomma D’Urso cerca il candidato giusto per entrare sul serio nella storia e portare il suo record di permanenza in Giunta dai 9 anni attuali agli 11 di fine legislatura sino addirittura ai possibili 16 in caso di successo alle prossime elezioni. Numeri da cittadinanza onoraria.

Il “cavallo” su cui puntare ad oggi ancora Fabio non c’è l’ha, perché il 2013 è lontano e adesso nemmeno la “bonanima” del “Polpo Paul” ci azzeccherebbe. Ma in ogni caso il D’Urso-pensiero resta quello di far concludere la legislatura o perlomeno di far trascorre anche la prossima estate. Sbagli chi pensa che D’Urso voglia sfiduciare Passalacqua.  Il sorriso hollywoodiano dell’assessore è più tattico delle apparenze.

In piena sintonia con D’Urso c’è Corvaia, che pare abbia le stesse perplessità sulla ricandidatura di Passalacqua. L’unica certezza che oggi ha l’assessore al Commercio è che tra due anni la sua strada e quella dell’amico fraterno Pinuccio Composto si incroceranno di nuovo.  

Passalacqua pare abbia lanciato segnali di avvertimento politico, non escludendo possibili avvicendamenti in Giunta. Qual’è il confine tra le intenzioni e le decisioni? 

Per tutta risposta c’è chi racconta, oltretutto, che in caso di defenestrazioni in Giunta qualche assessore sarebbe pronto a riservare al sindaco una risposta alquanto opposta al silenzio di lunga data di Vittorio Conti.

Sono dicerie dei soliti “untori”? Millanterie in salsa taorminese? Chissà, possibile, probabile…

Come detto, i blocchi sono due, si tollerano ma non si amano. Da un lato c’è la “triplice alleanza” Corvaia-D’Urso-Raneri, le cui iniziali non a caso forse sono quelle di “Cordura”, film con Gary Cooper che narra la storia di un gruppo di soldati americani in marcia faticosa e rischiosa per raggiungere un avamposto in terra messicana.

Sul fronte opposto i pretoriani del sindaco, con Valentino che sta all’amico Passalacqua come la vita da mediano di Oriali nell’Inter, c’è la Garipoli il cui grado di sopportazione per la triplice alleanza è inversamente proporzionale alla tolleranza dei medesimi tre per lei. E poi Muscolino: a lui a fine legislatura vorremmo regalare una lunga vacanza defaticante in Giappone anche per comprendere come sia possibile che lì in sei giorni venga rifatta un’autostrada terremotata e qui in un anno…. Vedi video via Crocifisso.

In questo gran trambusto il Pd medita in assemblea. I democratici discutono se lasciare la maggioranza. Paradossale se si pensa che la sinistra è stata in questi tre anni ed è tuttora saldamente al fianco di Passalacqua: ma il dissenso in questo caso è un invito al sindaco a prendere posizione, l’ultimo appello a rispondere ai dissidenti e far chiarezza su chi è rimasto con lui e chi invece gli ha voltato le spalle.  Il tandem Benigni-Cavallaro e gli altri inquilini di casa Pd vogliono capire se la nave sta già imbarcando acqua. La scialuppa di salvataggio è pronta.

A questo punto Passalacqua è al bivio: andare avanti in questo clima cambogiano e minimizzare o prendere le distanze dai suoi alleati-nemici che stanno minando il campo attorno a lui? Contromosse o non contromosse, è il dilemma.

Lo stesso Passalacqua sa chi vorrebbe ricandidarlo tra due anni e chi ha preso (o si appresta a prendere) altre strade  e lui stesso ha detto di sapere chi fa già riunioni con altri gruppi politici o altre aggregazioni alla ricerca di un candidato sindaco. E attenzione perchè è anche vero che il primo cittadino ha più volte ribadito che lui “non ha la necessità di fare carriera politica”.   

Una scelta il sindaco dovrà farla, sotto l’aspetto politico e personale, del tutto a prescindere dalle valutazioni sui numeri in Consiglio.

Difficile pensare che si possano fare due anni cosi, con queste tensioni, antagonismi di fondo e sorrisi di circostanza che hanno poi il retrogusto di dissapori conclamati. Nè si può immaginare di limitarsi ad una tregua armata. Verrebbe da dire: o si arriva ad un patto blindato di fine legislatura o ci sarà il rompete righe.

L’aria conciliante del Teatro Antico o quella del Corpus Domini sono null’altro che l’ebrezza di un vento fugace nel mare della tempesta.

Di certo c’è che l’aria è pesante e i veleni si vedono, si sentono e si toccano con mano. La morale della favola è che in questo groviglio di nomi e situazioni c’è lo specchio di una politica che – senza distinzioni di maggioranze e minoranze – deve mettersi in testa che la strategia del tutti insieme per vincere non basta più.

O si va d’accordo sul serio o o si sta a dieci km di distanza, il compromesso è una bomba a timer.

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