Romanzo fantasy tra miti, tradizioni e “speculazioni” cosmogoniche di civiltà in ogni angolo del pianeta

Daniela Lojarro

Il suono è un’onda generata dall’oscillazione delle molecole d’aria che, comprimendo gli strati adiacenti, li pongono, a loro volta, in oscillazione. Le sue caratteristiche sono l’ALTEZZA, l’INTENSITA’ e il TIMBRO.
“La parola è un atto sacro nata dall’alchimia del respiro”.

L’inspirazione e l’espirazione generano il suono della vita UNICO e DUALE allo stesso tempo (dentro-fuori; luce-buio). E’ facile intuire come il suono contenga gli opposti del ritmo primordiale.

Io credo che dalla terra emerga una poesia musicale che, per natura delle sue fonti, è tonale. Credo che queste fonti creino una fonologia musicale che evolve dall’universale, nata come scala armonica e che, ugualmente, esista una sintassi musicale universale che può essere codificata e strutturata in termini di simmetria e ripetizione. Credo che con un’operazione metaforica si possono intuire e sviluppare dei linguaggi musicali particolari e che le nostre risposte affettive più profonde a questi linguaggi particolari sono innate” (Leonard Bernstein).

In sostanza, il suono è tutto ciò che ci circonda, è intorno a noi e dentro di noi; noi siamo fatti di SUONO. E se lo dice il Maestro… non possiamo che prenderne atto!

Dice la Bibbia: “E in principio era verbo”. Recitano i testi sacri indù: “ in principio Brahnon era parola”. Gli Egizi affermavano che Thot creasse con il semplice pronunciare le parole. I Maya credevano che il primo uomo ricevette la vita dal potere della Voce. Gli indiani d’America erano convinti che la donna Ragno, cantando l’inno della creazione, diede vita alle forme inanimate.

Da tutto ciò si evince come la parola cantata o semplicemente recitata sia uno strumento di creazione e anche mezzo che ci avvicina al divino; nella preghiera, nella meditazione e nel canto.

Cos’è il suono sacro di Arjiam? Non è “solo” uno straordinario fantasy; è una celebrazione del suono; è un inno al suono; un’ode; una preghiera. In esso è contenuta la via della conoscenza che, attraverso i simboli, l’Ordine, i colori, gli elementi, la proporzione armonica, il ritmo, l’unità e la molteplicità, rimanda ad uno stato di COSCIENZA ed ESSENZA SUPERIORE.

Nell’opera si identificano tre vie per la conoscenza: CUORE, MENTE, ANIMA. Ognuna di esse conduce al mistero dell’armonia sebbene, nel loro eccesso, possiedano l’infida essenza dell’opposto. La passione sfrenata che confonde il cuore; la superbia che offusca l’intelletto e l’esaltazione che piega lo spirito.

Tale visione ternaria, comune a molte antiche civiltà, la ritroviamo in particolare nella triplicità nordica; essenza, esistenza e coscienza. I simboli che più di ogni altro caratterizzano il racconto sono il leone e il serpente (simboli del Suono Sacro) giacchè hanno insiti in essi i quattro elementi; aria, acqua, terra e fuoco. Essi sono assimilabili all’essenza e alla forza creatrice; il fuoco nel leone e l’acqua nel serpente.

Altra caratteristica determinante è il senso del colore. L’azzurro è legato all’acqua, all’anima, all’introspezione. Il giallo è legato all’aria e al conseguimento della più alta levatura spirituale. Il cristallo azzurro appare come veicolo del suono e forza penetrante circa il tempo e lo spazio, mentre il drago, che racchiude in sé l’essenza delle cose terrene e ultraterrene; come osservatore del genere umano acuisce il suo “sguardo indagatore e implacabile”.

Il fuoco, “terribile e seducente”, incarna il potere stesso di tutti gli elementi.
L’aquila è proposto come simbolo di rigenerazione, nobiltà d’animo, eleganza e spiritualità. “L’Ordine spirituale”, detentore del controllo e custode del Suono Sacro, proprio per il suo potere e capacità di evocazione, era temuto dalla gente comune. Questo ci riconduce alla paura atavica dell’ignoranza, della non conoscenza, dell’oscuro, del “non conosciuto”.

Il suono sacro di Arjiam

La “proporzione armonica”, gestita dalla matematica, ha in sé il mistero dell’8. Il numero 8 indica il perfetto equilibrio degli opposti, il potere che regola e preserva l’equilibrio dell’universo.

Il ritmo è il mezzo attraverso il quale la parola e il suono consentono la conoscenza del proprio essere più profondo fondendolo con il mondo circostante. Lo stesso, pertanto, costituisce un’unione alchemica con l’essenza della creazione.

Ma cos’è, in conclusione, la conoscenza? La conoscenza è il superamento dei confini del silenzio e dell’oscurità . Tutto ciò rimanda al mistero stesso della consapevolezza e della sua eterna legge. L’immagine del “gelido silenzio” poi, ci suggerisce l’ignoranza, l’oscuro, il maligno, la paura dell’ignoto e la morte.

Morte del corpo ma anche dello spirito, della mente, dell’anima. Altro momento interessante è quando l’autrice ci propone il concetto di unità e molteplicità.
Recita: “ il mondo stesso è la prova dell’esistenza del Suono Sacro”.
La forza creatrice, l’inizio. Racchiude in sé la molteplicità in continua tensione nel ricongiungimento all’unità. L’equilibrio perfetto teso all’illuminazione.

La descrizione che Daniela ci propone circa i personaggi e negli snodi della narrazione è accurata e coinvolgente al punto che il lettore vede con i suoi occhi. Con gli stessi occhi. Tenendoci per mano, l’autrice ci conduce “nell’oltremondo”. Quel mondo invisibile all’occhio umano. Un mondo che la cecità e la mediocrità non ci consentono di esplorare. Inoltre, lo stile e l’eleganza con cui ella cura il proprio scritto non può che conquistare chi si avventura nella mia stessa esperienza.

Diletta Nespeca

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