Cinema in lutto per la scomparsa del grande attore americano. Il mitico detective se ne va all’età di 83 anni

Peter Falk

È morto ieri all’età di 83 anni Peter Falk, celebre intrerprete del «tenente Colombo», il detective protagonista di una serie televisiva di grande successo. Il decesso è avvenuto a Beverly Hills, in California. Da diversi anni l’attore soffriva del morbo di Alzheimer.

Il suo impermeabile spiegazzato e il suo mezzo sigaro perennemente spento lo hanno accompagnato per l’intera sua vita artistica, al punto che per il pubblico del mondo non vi era distinzione tra l’attore Peter Falk e il personaggio che lo ha reso famoso.

Eppure a detta di molti registi Peter Falk è stato «molto di più del tenente Colombo», come ha sottolineato William Friedkin (il regista de L’esorcista), che diresse Falk nel 1978 nel film The Brink’s Job (uscì in Italia con il titolo Pollice da scasso): «Aveva un arco espressivo che lo portava con facilità dalla commedia al dramma. Poteva spezzarti il cuore o farti ridere fino alle lacrime».

Falk era così: un attore straordinario che nella sua lunga carriera non è mai riuscito a conquistare la dimensione di star, pur essendo capace di recitare meglio di molti divi consacrati.

Non a caso tra i film più importanti della carriera di Peter Falk, che vanta 5 Emmy Awards (4 per Colombo) figurano film lontanissimi tra loro come Angeli con la pistola, del 1961, in cui interpreta il ruolo di un simpatico mafioso, e Il cielo sopra Berlino, del 1987, per il quale Wim Wenders lo scelse per interpretare se stesso.

Nato a New York il 16 settembre del 1927 da padre polacco di origini ceco-ungheresi e da madre russa, di religione ebraica, Peter Falk perse l’occhio destro all’età di soli tre anni. A causa di un tumore, i medici furono costretti ad asportargli il bulbo oculare. Ha quindi vissuto l’intera sua esistenza con un occhio di vetro.

«Non è stato un grosso problema per me», ha scritto nella sua biografia. «Anzi, a volte è stato anche occasione per fare due risate». Come quella volta che, da ragazzo, giocando a baseball gli fu fischiata ingiustamente una irregolarità. «La cosa mi fece talmente imbestialire che andai dall’arbitro, mi cavai l’occhio e glielo porsi: “Tieni, magari con questo ci vedi meglio”. Risero tutti…».

Laureato in pubblica amministrazione alla Siracuse University, Falk approdò alla recitazione negli anni Cinquanta sui palcoscenici teatrali di Broadway. Ma con il cinema per lui all’inizio fu dura: al suo primo provino per la Columbia Pictures fu respinto, proprio a causa dell’occhio finto.

Non si perse d’animo. Dopo aver avuto ruoli minori in film di secondo livello, Falk arrivò nel 1960 al suo primo film importante: Murder, Inc.(titolo italiano, Sindacato Assassini). Per l’interpretazione del personaggio di Abe Reles ottenne una nomination all’Oscar come miglior attore non protagonista.

Da allora in poi partecipò a film come Italiani brava gente (1964), La grande corsa (165), fino al ruolo intensissimo di se stesso ne Il cielo sopra Berlino del regista tedesco Wenders. Importante, nei primi anni Settanta, anche il suo sodalizio con l’amico John Cassavetes, che lo diresse nei film Mariti e Una moglie.

Tuttavia fu la televisione a dargli il successo e a consacrarlo definitivamente: le serie del Tenente Colombo cominciarono per la Nbc nel 1971 e hanno riscosso un successo mondiale. Una curiosità: il primo episodio fu girato da un giovane regista di 25 anni, allora sconosciuto, un tale Steven Spielberg.

«Faceva le riprese riprendendomi da lontano», ha ricordato in seguito Peter Falk, «e mi faceva sentire così bene come attore, che dissi ai produttori: “Questo ragazzo è sprecato per fare Colombo, non è un regista ordinario”».

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