Duetto alla Camera, poi l’attacco dell’ex pm a Bersani I fan si scatenano sul web: “Tonino non ci tradire”

Antonio Di Pietro e Silvio Berlusconi

Il caso tiene banco. Di Pietro blandisce Berlusconi e stuzzica Bersani. Alla Camera, quando tutti si aspettavano le consuete parole di fuoco contro il governo, il leader dell’Idv cambia rotta. Il premier apprezza e gli dedica un tête-à-tête sui banchi dell’opposizione. Nessuno sa cosa si sono detti. Ma basta la foto scattata da un deputato col telefonino a scatenare sulla rete una pioggia di commenti indignati, di allusioni, persino di insinuazioni. Il più irriducibile degli antiberlusconiani ha abbassato la guardia?

Di Pietro è stato subissato di domande, critiche e sospetti. Al punto che si è visto costretto a rispondere fin dal giovedì mattina sul suo sito: «Molte persone mi hanno chiesto che cosa mi sono detto con il presidente del Consiglio», esordisce l’uomo di Montenero di Bisaccia. «Innanzitutto preciso che è stato il presidente del Consiglio ad avvicinarsi a me. Io gli ho detto direttamente quello che cerco di dirgli indirettamente da mesi: che se ne deve andare (…). Tutto qui. E che altro dovevo fare, menargli?»

Quindi qualche parola anche per chi sparge velenose ricostruzioni: «I sospetti si sono moltiplicati dopo quel colloquio. Io mi batto contro Berlusconi e contro il berlusconismo da 16 anni. Molti di quelli che si sono scandalizzati mi hanno criticato per anni dicendo che facevo un’opposizione troppo intransigente. Se vogliamo non solo vincere ma anche governare e fare qualcosa di buono per questo Paese dobbiamo capire prima cosa vogliamo fare, con chi e perché»

Ma come è scoccato il flirt tra Di Pietro e il Cav.? Raccontano le cronache parlamentari che a un certo punto del discorso del suo abituale fustigatore, Berlusconi abbia alzato lo sguardo. Il leader dell’Idv, nel giorno dell’ennesima fiducia chiesta e ottenuta dal governo, non parla delle magagne del premier, il suo cavallo di battaglia, ma dell’inconsistente alternativa offerta dalla minoranza: «Signor presidente, innanzitutto la ringrazio per ascoltare questa volta la voce dell’opposizione».

Meno di un anno fa lo aveva accostato a Hitler, definendolo «stupratore della democrazia». Ora invece quasi sussurra: «Ho seguito con attenzione il suo intervento, lei ha tracciato alcune fotografie che sono un dato di fatto». E poi la stoccata a Bersani: «Mi hanno chiesto: qual è la vostra alternativa. Non ho saputo rispondere. Non ho ancora avuto un colloquio col capo dell’opposizione. Caro Bersani, l’alternativa spetta a te». Concetto poi ribadito in un’intervista al Manifesto di giovedì, laddove sembra rincarare la dose: «Se non c’è l’alternativa non possiamo permetterci di criticare Berlusconi».

Le inaspettate carinerie riservate da Di Pietro al governo sarebbero piaciute così tanto al premier che a quanto raccontano i notisti politici, il Cav. gli avrebbe inviato un «pizzino» (circostanza però smentita). E subito dopo è andato a sedersi al suo fianco, nei banchi dell’opposizione. «È venuto a dirmi: voglio parlare con un leader dell’opposizione per dirgli che sto facendo il bene del paese». Ha raccontato a una divertita Bianca Berlinguer nell’edizione di mercoledì sera del Tg3. «Il leader dell’oppozione (cioè lui stesso, ndr) gli ha risposto: farebbe bene al Paese se ne andasse».

Ma la chiacchierata sembra essere durata un po’ più di due battute. E se si sommano le dichiarazioni di questi giorni a quelle rese all’indomani delle straordinarie vittorie delle amministrative e del referendum («Non è il momento di parlare di dimissioni del governo, parliamo di cosa vogliamo offrire noi») si capisce che qualcosa nella semantica guerrigliera di Di Pietro è definitivamente mutato.

Il web ha tempi di reazione immediati, e il processo distensivo tra di Di Pietro e Berlusconi diventa la prova istantanea di una «corruzione» o, peggio, del «tradimento della causa». Il profilo Facebook del leader dell’Italia dei Valori è inondato di commenti critici e sospettosi, e solo qui e lì affiorano le parole dei supporter fiduciosi. Di Pietro allora ha postato la sua nota di replica, che tempo un’ora aveva già accumulato oltre 200 commenti. Qualcuno è perentorio: «Dovevi alzarti e andartene».

Qualcun altro gli suggerisce: «Dovevi dargli un bacio al cianuro!». Per Franca doveva «strappargli la parrucca». Piero lo accosta a Scilipoti. Per Betim Di Pietro «si è piegato all’imperatore». Altri ricordano che anche Renzi è caduto nella trappola e si è bruciato». Ma comunque parecchi mostrano di aver capitano e si fidano di lui. «Solo, ti prego – scrive Stefano – non tradirci».

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