“Entro il 2012 tutti fuori, primo ritiro di 10mila entro l’anno. Sì a iniziative anche coi talebani”

Barack Obama

Circa 33mila soldati americani lasceranno l’Afghanistan entro l’estate 2012. Lo ha annunciato il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, in diretta tv dalla Casa Bianca. “Il ritiro inizierà a luglio e riguarderà 10mila militari entro l’anno”, ha precisato. Obama ha prospettato un ritiro più rapido di quello che gli era stato suggerito dagli esperti del Pentagono, visti i progressi determinanti realizzati nella lotta contro Al Qaeda.

In misura decisamente maggiore rispetto alle previsioni iniziali, il capo della Casa Bianca ha annunciato così un primo ritiro di ampio respiro delle truppe Usa dal Paese, circa 10 anni dopo l’inizio della guerra in Afghanistan avviata dal suo predecessore George W. Bush per rispondere agli attacchi dell’11 Settembre contro le Torri Gemelle e il Pentagono.

Visti i successi ottenuti contro Al Qaeda, la cui leadership è stata dimezzata, Obama ha deciso di ritirare 10mila militari entro l’anno, e complessivamente 33mila militari, cioé il numero dei rinforzi decisi a dicembre 2009, entro l’estate del 2012. Obama lo ha annunciato parlando per una decina di minuti alle 20:00 locali (le 2:00 in Italia) dalla East Room della Casa Bianca, senza escludere contatti con i talebani in vista di una riconciliazione nazionale, e spiegando che le pressioni sul Pakistan, dove i leader di Al Qaeda si sarebbero ora rifugiati, proseguiranno senza quartiere.

“Mentre continuiamo a rafforzare il governo afghano e le forze di sicurezza, l’America prenderà parte ad iniziative di riconciliazione del popolo afghano, compresi i talebani”, ha detto Obama prima di aggiungere che queste iniziative dovranno essere condotte dal governo afghano e chi vorrà parteciparvi dovrà rompere con l’organizzazione terroristica.

Come hanno riconosciuto fonti della Casa Bianca di alto livello, il calendario è accelerato rispetto a quanto era stato suggerito dal responsabile militare in loco, il generale David Petraeus, nelle opzioni più prudenti. Secondo il New York Times l’annuncio odierno rappresenta una vittoria per il vice presidente degli Stati Uniti Joe Biden, favorevole ad un ritiro dall’Afghanistan che sia relativamente rapido.

I primi a reagire, con parole positive, sono stati il segretario alla Difesa Usa Bob Gates e il premier britannico David Cameron, uno dei leader con i quali Obama aveva parlato prima della sua allocuzione televisiva. Una delle preoccupazioni dell’Amministrazione americana riguarda ora l’impegno degli alleati della Nato, e in particolare i timori che l’impegno in seno all’Isaf, la forza multinazionale, possa essere ridimensionato nei prossimi mesi. Per tale ragione è stato convocato un Vertice dell’Alleanza atlantica dedicato proprio alla situazione in Afghanistan a Chicago nel maggio 2012, ai margini di un vertice del G8, poco più di un anno dopo il summit che a Lisbona aveva deciso il ritiro delle truppe internazionali per il 2014.

Nel frattempo, dovrebbero rimanere dopo il 2012 circa 68mila militari Usa in Afghanistan, una cifra che dovrebbe calare fino a 25mila dopo il 2014, quando la responsabilità del controllo del Paese sarà totalmente passata agli afghani, almeno secondo le previsioni. Una delle grosse preoccupazioni del Congresso riguarda la spesa della guerra in Afghanistan, stimata in circa 120 miliardi di dollari l’anno. L’Amministrazione Obama si è impegnata ad operare tagli di bilancio fino a 5mila miliardi di dollari in 10 anni. La spesa per l’Afghanistan, oltre due miliardi al giorno, rappresenta oltre il 20% del totale.

“La riduzione delle forze americane in Afghanistan non è la soluzione del problema”. Lo ha detto il portavoce dei talebani afghani, Zabihullah Mujahid. Secondo Mujahid “nella sostanza gli americani non hanno alcuna intenzione di lasciare l’Afghanistan”. “Che vi sia una forza grande o piccola, noi continueremo la nostra jihad (guerra santa) fino a che l’ultimo soldato straniero non avrà abbandonato la nostra terra”, ha aggiunto.
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