Un’infinità di immobili sconosciuti al catasto: scaduto il termine per mettersi in regola. Come rimediare?

un immobile abusivo

Un esercito di “case fantasma”. Sono 2,28 milioni le particelle che risultano sconosciute al catasto a livello nazionale, 313.250 i fabbricati mai dichiarati in Sicilia. Questi sono solo alcuni dei numeri esposti durante la presentazione del Rapporto annuale 2010, al Palazzo della Cultura di Catania, cui hanno preso parte i vertici nazionali e regionali dell’Agenzia del Territorio.

«L’attività di identificazione dei fabbricati che non risultano dichiarati al Catasto, è stata avviata in adempimento al decreto legge 262/2006 (collegato alla finanziaria 2007) convertito nella Legge 286/2006», spiega l’ing. Franco Maggio, direttore generale Catasto e cartografia.

«L’indagine si è svolta attraverso un articolato processo, partito dalla sovrapposizione delle ortofoto digitali ad alta risoluzione, condotta in collaborazione con l’Agenzia per le erogazioni in agricoltura (Agea), alla cartografia catastale dell’agenzia del Territorio; ulteriori verifiche hanno consentito l’individuazione delle particelle del catasto terreni, sulle quali sono risultati presenti immobili non dichiarati al catasto.

Il lavoro è stato avviato nel 2007, in questi anni i titolari degli immobili sono stati avvisati ed hanno avuto tempo sino allo scorso 30 aprile – slittato poi al 2 maggio – per mettersi in regola».

Un iter lungo e complesso, come sottolinea l’ing. Marco Selleri, direttore regionale Agenzia del territorio. «Un’attività intensa per ricondurre la situazione alla legalità. Il convegno illustra per la prima volta le principali attività svolte in Sicilia dall’agenzia del Territorio: i risultati raggiunti, quelli perseguiti e quelli per cui non si è ancora raggiunto l’obiettivo finale con numeri di assoluto conforto».

In Sicilia sono stato cristallizzati, nelle foto aeree realizzate dall’Agea nel 2006, qualcosa come 313.250 “fabbricati fantasma”: 287.462 le pratiche già prese in esame (il 92%) e 90.842 quelle con esame concluso (28%). I risultati hanno condotto a legalizzare 44.000 unità immobiliari urbane portando nelle casse dell’erario 18,5 milioni di rendita catastale, su un’indagine territoriale realizzata su 343 comuni nel 2007 e 127 nel 2008. 

Le tipologie di immobili accatastati sono prevalentemente rappresentate da abitazioni (38%), magazzini (32%), autorimesse (12%) e da altre tipologie (18%). Le operazioni, peraltro, hanno permesso di aggiornare le banche dati catastali e di fornire la base imponibile relativa alle diverse tipologie di tributi che incidono sugli immobili.
Soddisfatto per il risultato raggiunto anche l’ing. Sebastiano Rampulla, direttore dell’Agenzia del Territorio di Catania.

«Soddisfatto? Certo, sia della risposta avuta con un adempimento spontaneo di 20mila unità – confessa – che posiziona la nostra città tra quelle che hanno avuto migliori risultati, che per il lavoro certosino svolto dal personale dell’ufficio, grazie alla collaborazione dei sindacati e al contributo delle categorie professionali (geometri, periti agrari e dottori agronomi).

Nel 2007 – ricorda con fervore Rampulla – sono state 55mila le particelle pubblicate sul nostro territorio, scese poi a 25mila sino allo scorso 31 maggio, unità che potrebbero ulteriormente diminuire perché ancora da verificare e classare con attribuzione di categorie e classe. Nonostante i termini siano scaduti – conclude – non è preclusa la possibilità di denunciarsi».

Infatti la lotta all’evasione non si è assolutamente fermata. Dopo il termine per la regolarizzazione dei fabbricati, ha avuto inizio un secondo stadio tuttora in fase di attuazione: i tecnici dell’agenzia dotati di un navigatore satellitare e tesserino di riconoscimento, infatti, stanno cercando di individuare le unità sul posto. Una volta trovato l’immobile compito dei tecnici sarà quello di valutarne la consistenza per la successiva attribuzione della rendita catastale, che sarà elaborata in ufficio dove sarà attribuito un valore fiscale su cui i comuni interessati potranno agire.

I proprietari degli immobili fantasma, va ribadito, saranno accertati grazie al catasto territoriale e una volta trovati, dovranno pagare tutti i cinque anni pregressi, non solo, ma anche il lavoro dei tecnici dell’agenzia e non ultima una mora, non ancora resa pubblica. Per le informazioni si potrà accedere attraverso il canale telematico collegato al portale dei Comuni.

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