Tra cinismo e “giochi” di potere, la strana storia del sindaco “mandato a casa” all’insediamento in Consiglio

Manlio Torquato

Fa uno strano effetto apprendere della sfiducia, ad opera dei consiglieri del PdL, del sindaco di Nocera Inferiore, Manlio Torquato.

Nei titoli dei giornali c’era quasi una sorta di  nota “funebre” (mi si perdoni questo termine…). Una vita (ovviamente si intende quella amministrativa!) stroncata sul nascere. Ed allo stesso tempo a questa “tristezza” che si sentiva nei titoli dei giornali quasi si contrapponeva l’euforia con cui  Bellacosa, in un’intervista rilasciata a Telenuova gioiva di questo evento quasi compiacendosene.

Sfiduciare un sindaco è sempre una scelta dolorosa, su cui si dovrebbe meditare a lungo soppesando i pro e i contro e dovrebbe essere fatto solo in casi straordinari di inefficienza della sua azione politica.

Ma nelle parole di Bellacosa non si sentiva affatto questa consapevolezza. Il suo discorso ammantato di una finta retorica era tutto teso a motivare una scelta che difatti non aveva alcuna giustificazione, se non quella della vendetta politica fine a se stessa. Era un modo per riprendersi la rivincita e per punire l’avversario Torquato, che solo con l’appoggio di un movimento civico e con la forza delle idee e dell’entusiasmo per la politica e senza l’appoggio di un “patronus” era riuscito a sconfiggerlo.

Nelle sue parole si sentiva la vendetta di tutta quella parte politica che era abituata a vincere e che per vincere aveva mosso risorse economiche, uomini, mezzi e che era stata sconfitta e che sceglieva deliberatamente di eliminare politicamente l’avversario che non era riuscito a piegare durante la competizione elettorale.

Ben poco c’entra purtroppo la città e le sue ragioni e le sue problematiche con la scelta di Bellacosa di sfiduciare Torquato. Quali colpe può avere un neosindaco per mandarlo a casa?  Forse quello di non condividere la balzana quanto reazionaria idea del “Principato di Salerno”?  Quella forse di essere “libero” e solo espressione della volontà popolare dei cittadini e di non ricoprire la carica di sindaco per investitura di un patronus politico?

Se Bellacosa ed i suoi consiglieri infatti avessero avuto veramente a cuore il bene della città, avrebbero cercato di dialogare con il neosindaco sui problemi della città (l’emergenza spazzatura, il debito comunale, il rilancio economico e urbanistico, la questione sociale, etc.) e non avrebbero invece speso le loro energie per approvare un ordine del giorno che ratificasse il fantomatico “Principato di Salerno “.

Cosa c’entra ci domandiamo con il bene della città la costituzione del Principato di Salerno? Altri sono i problemi della città e di altro si sarebbe dovuto parlare nel consiglio comunale di ieri.

Che cosa andranno a dire ai cittadini di Nocera mi domando i consiglieri del PDL che hanno sfiduciato Torquato? Come giustificheranno dinanzi ai propri elettori questa scelta? Diranno che lo hanno fatto per il bene della città o per garantire ancora a loro favori o il cosiddetto “piacere”?

Come giustificheranno i danni arrecati con la loro scellerata scelta alla città di Nocera? Bellacosa ha dichiarato: “Meglio un commissario prefettizio!”. Si sa bene per esperienza che commissariare una città significa congelarne il processo di crescita e la possibilità di sviluppo e di programmazione della vita sociale ed economica.

Se veramente Bellacosa fosse stato il leader dell’opposizione e se veramente avesse avuto a cuore le sorti della città di Nocera non avrebbe mai fatto una simile affermazione. Avrebbe fatto di tutto per trovare la mediazione con il neosindaco ed avrebbe utilizzato il proprio potere politico non per distruggere ma per inaugurare una fase nuova. Avrebbe preso atto della sconfitta ed avrebbe lavorato per migliorare quella che definisce la “sua città” e non per consegnarla ad un anonimo funzionario dello stato per un anno. Solo un figlio degenere infatti alza la mano contro la madre.

La sua è stata una scelta distruttiva, che sa tanto del sapore della vendetta e di cui dovrà rendere conto all’intera città.

Anche se oggi crede di avere vinto in realtà  è lui lo sconfitto. La sua è una “vittoria di Pirro” che  costerà la morte politica a lui e ai suoi. Ai cittadini di Nocera, che l’hanno già bocciato una volta, non sfuggirà di certo il senso di irresponsabilità di quei 15 consiglieri che infischiandosene del bene della città l’hanno consegnata ad un futuro incerto e soprattutto l’hanno trascinata in una stagione di instabilità politica.

Francesco Capaldo

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