L’ex bomber: “qualcuno dovrà restituirmi 15 giorni di massacro. Sono innocente, ora basta col mondo del calcio”

Beppe Signori

“Non ho mai ricevuto assegni o soldi in contanti, mai dato assegni o soldi in contanti”. Lo dice Beppe Signori controbattendo alle accuse a suo carico nello scandalo del Calcioscommesse.

L’ex attaccante ha fatto riferimento all’incontro del 15 marzo a Bologna con i due commercialisti bolognesi Bruni e Giannone, oltre a Erodiani e Bellavista.

Devo ringraziare tutti coloro che in questi giorni gli sono stati vicini. Fa la lista, da Mazzone a Zeman, passando per Andersson, Gazzoni, Viviano e Fontolan. “Se loro che mi hanno conosciuto parlano così di me, è un onore”. Il ct Prandelli lo aveva in parte criticato. Signori non gli risponde: “Lo conosco. Posso solo augurargli in bocca al lupo per gli Europei”.

“Non capisco – aggiunge – i motivi di questo massacro mediatico contro di me. Mi hanno trattato come un mostro. In questo momento penso di allontanarmi un po’ da questo mondo del calcio. Avevo già in piedi due contratti, uno con Mediaset e l’altro con Sky365, ironia della sorta una delle agenzie di scommesse che hanno denunciato i flussi anomali, di cui sarei dovuto diventare testimoniale. Chiederò che vengano messi da parte”.

“È stata dura andare avanti. A farmi male sono state le falsità sul mio conto. Passavo le giornate dentro casa a cercare di capire e soprattutto a leggere l’ordinanza, ha detto l’ex bomber.

«L’ho studiata a memoria quell’ordinanza per capire cosa c’entrassi, il perché. Chi mi conosce bene sa chi sono e come mi sono sempre comportato. Mi sono visto rovinare trent’anni di carriera. Ero abituato a rimanere sui giornali per tanto tempo solo per imprese calcistiche e non per cose così. Ora mi sento un po’ più tranquillo e più sereno”.

Parla, intanto anche il padre di Giuseppe Signori, Giovanbattista: “Sono stati i giorni più difficili della mia vita. Mio figlio è stato trattato come Totò Riina ma ha sempre fatto scommesse legali”.

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