Continua la scia di sangue per il controllo del mercato della droga. “Carovana della pace” contro l’orrore

non si ferma la guerra dei narcos

Almeno diciassette persone sono state uccise nelle scorse ore in Messico in una serie di regolamenti di conti tra bande di narcotrafficanti.

Secondo le autorità locali, nel centro di Monterrey, uomini armati hanno fatto irruzione in un bar uccidendo tre persone. Assassinato anche l’addetto alla sicurezza del locale.

Nella vicina Guadalupe, un altro commando ha ucciso quattro giovani. Nel Michoacan, rinvenuti nove cadaveri.

Per questo, centinaia di messicani hanno partecipato alla “Carovana della pace” per protestare contro la violenza dei cartelli della droga, promossa dal poeta Javier Sicilia, che a marzo ha perso il figlio, assassinato dai sicari dei narcos.

Il viaggio, durato una settimana e 2500 km, si è concluso nella città frontaliera di Ciudad Juarez, luogo simbolo del gorgo di violenze che da anni opprime il Messico, nonché scenario del massacro di migliaia di donne di cui ancora oggi non sono stati individuati i colpevoli.

“Non vogliamo più odio – ha detto Sicilia – non vogliamo più ignominia, non vogliamo mai più ingiustizie, non vogliamo mai più che un figlio, una figlia, un padre, una madre, un fratello o una sorella siano assassinati, scompaiano o siano umiliati”.

Quasi 35mila persone sono state uccise nelle violenze collegate ai cartelli della droga da quando Calderon – nel 2006 – ha deciso di dispiegare l’esercito per debellare questa piaga. Solo a Ciudad Juarez nel 2010 sono state uccise più di tremila persone.

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