Da settimane i siti dell’azienda sono sotto attacco di “pirati”: ecco chi è l’autore dell’offensiva informatica

la sede della Sony

Da aprile la Sony è sotto attacco. Diversi colpi sono stati messi a segno dagli hacker di mezzo mondo contro il colosso tecnologico, mettendo il ginocchio la versione online della Playstation, mettendo a repentaglio i dati personali di milioni di utenti e oscurando i siti dell’azienda.

I motivi di questa guerra non sono ancora ben chiari e, anzi, i diversi attori danno ragioni ben diverse gli uni dagli altri ai loro gesti. Il noto gruppo Anonymous, che ha rivendicato la prima ondata hacker, ha parlato di vendetta contro la denuncia di Sony nei confronti di George Hotz; LulzSec, gruppo caratterizzato da un maggior spirito goliardico, dice che l’unico scopo è il divertimento di distruggere.

Ma c’è anche chi dà un valore etico alla sua azione. Ed è un diciottenne libanese, studente di scienze informatiche, dotato di un semplice portatile e una connessione Internet lenta. E’ lui che nelle ultime settimane ha hackerato per ben tre volte i siti di Sony, nascondendosi dietro a server proxy fasulli e VPN. Un piccolo genio, senza mezzi, ma con grandi capacità informatiche. Che non lo fa né per vendetta né per il gusto di distruggere.

Conosciuto con il nickname Idahc, l’hacker libanese preferisce lavorare da solo perché “se lavori in gruppo devi condividere le informazioni e c’è sempre qualcuno che potrebbe volerle usare per attività illegali”. Già, perché lui non ha scopi truffaldini. Lui ha semplicemente dimostrato come i siti della Sony non abbiano livelli di sicurezza accettabili. Un attacco morale, quindi, di chi vuole mettere l’azienda davanti alla realtà dei fatti: i dati di milioni di utenti non sono al sicuro.

Idahc ci tiene a sottolineare di non essere “il lato oscuro”, ma anzi, di lavorare per il bene comune. “Non ho voluto sottoporre a Sony i suoi limiti perché non mi avrebbero ascoltato. Meglio rendere pubblici i problemi, così i grandi ti devono prendere sul serio. Ma il mio scopo non è quello di creare danni, ma far capire alle aziende che hanno dei problemi di sicurezza — le parole di Idahc, che poi prende le distanze da altri suoi colleghi -. Chi ha attaccato i siti dell’FBI ultimamente sbaglia. Giocare con certi sistemi significa, secondo me, finire nel lato oscuro del male”.

E, soprattutto, a differenza di LulzSec, Idahc non ha reso pubblici i dati sensibili (password) degli utenti nei cui sistemi è riuscito a entrare. “Ho pubblicato solo una minima parte delle informazioni che ho rubato. Ripeto, il mio obiettivo non è distruggere, ma aiutare Sony”.

Chi sa se la Sony apprezzerà che ad aiutarla a risolvere i suoi problemi di sicurezza sia un anonimo ragazzo libanese con un semplice laptop e una connessione lentissima.

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