Il figlio di “don Vito” ci ripensa: “la dinamite trovata in casa mia arrivò a Bologna”. La Procura dispone verifiche 

Massimo Ciancimino

L’esplosivo trovato in parte nel giardino di casa di Massimo Ciancimino e in parte eliminato da un suo amico proveniva da Bologna. A Palermo è invece arrivato dopo un lungo viaggio e addirittura con l’aiuto inconsapevole della scorta. E’ l’ultima versione data dal figlio dell’ex sindaco mafioso di Palermo in un nuovo interrogatorio davanti ai pm Nino Di Matteo e Paolo Guido.

La Procura ha subito promosso una serie di accertamenti. Dall’attendibilità del racconto, accolto con molta cautela, dipende ora la competenza della magistratura di Palermo. Se davvero l’esplosivo veniva dal capoluogo emiliano le indagini dovranno essere trasferite a Bologna. Ciancimino ha sostenuto, come racconta il Giornale di Sicilia, di non avere segnalato subito i fatti a Bologna per non apparire ”allarmista” ma soprattutto per non complicare ancora il menage familiare rischiando la separazione dalla moglie.

Ha preferito, ha detto, portare l’esplosivo a Palermo, dove poteva disfarsene più facilmente, caricando i pacchi sull’auto di scorta che lo ha poi accompagnato a Napoli. Qui gli involucri sono stati imbarcati su un traghetto di linea e ricaricati all’arrivo su un’altra auto di scorta. Tutte queste operazioni avevano un alto grado di pericolosità attenuato solo dal fatto che i 13 detonatori non erano collegati all’esplosivo.

In un primo momento Massimo Ciancimino, da circa due mesi in carcere per calunnia nei confronti di Gianni De Gennaro e per detenzione di esplosivo, aveva detto che i candelotti gli erano stati consegnati da uno sconosciuto nella sua casa di via Torrearsa a Palermo. Al citofono il ”corriere” gli avrebbe detto: ”Questa volta puoi aprire i pacchi, la prossima volta no”.

Il sistema di videosorveglianza non ha però registrato nulla. Le immagini confermano invece che da Bologna il figlio di don Vito arrivò con plichi voluminosi. Due giorni dopo altre immagini mostrano il momento della consegna dei pacchi all’uomo che poi ha abbandonato il materiale tra i rifiuti. Neanche lui sarebbe stato consapevole della natura del contenuto.

La notizia che l’esplosivo trovato in parte nel giardino di casa di Massimo Ciancimino e in parte eliminato da un suo amico possa provenire da Bologna confluirà con ogni probabilità nel fascicolo sulle minacce al figlio dell’ex sindaco di Palermo aperto in passato dalla procura bolognese. I magistrati di Bologna (titolare dell’inchiesta e’ il procuratore aggiunto Valter Giovannini) non appena riceveranno da quelli di Palermo le dichiarazioni rese da Ciancimino, si coordineranno con i colleghi per verificare al meglio l’accaduto.

Nel frattempo la squadra mobile di Bologna è già stata delegata a compiere gli accertamenti necessari, su spostamenti ma anche su circuiti di videosorveglianza, per verificare la veridicità della nuova versione dei fatti resa da Ciancimino. Il fascicolo per minacce aggravate da metodo mafioso è aperto a Bologna dal 2009 per una serie di episodi che furono raccontati da Ciancimino: la visita ricevuta di una persona che l’avrebbe invitato a smettere di fare dichiarazioni, cartucce ritrovate in una busta nella cassetta delle lettere e una lettera di minacce ritrovata sul tergicristallo della sua auto blindata.

Poi arriva anche la precisazione di Francesca Russo e Roberto D’Agostino, legali di Massimo Ciancimino: ”In riferimento a quanto pubblicato da alcuni organi di stampa in merito alle dichiarazioni di Massimo Ciancimino, precisiamo che il nostro cliente non ha mai usato mezzi della scorta a lui assegnati per trasportare da Bologna a Palermo l’esplosivo che gli era stato dato e che, contrariamente a quanto pubblicato, non ha mai messo a repentaglio la sicurezza degli uomini assegnati alla sua tutela”.

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