Se la Lega decide lo strappo, Berlusconi annuncerà (almeno al Nord) la nascita di “Forza Italia” regionali 

Silvio Berlusconi

Silvio Berlusconi si fida ancora di Umberto Bossi ma non più dei suoi colonnelli e prepara un piano B nell’eventualità che avvenga uno strappo a Pontida domenica prossima o comunque nelle prossime settimane.

Il progetto – spiega il giornalista di “ItaliaOggi”, Antonio Calitri – prevede una catena di partiti regionali costruiti in serie, sul modello carisamtico della prima Forza Italia, legati al Pdl ma con vocazione completamente territoriale e una forte leadership locale, capace di svuotare rapidamente il serbatoio dei consensi della LegaNord.

L’irrequieto ministro dell’Interno Roberto Maroni che da qualche giorno cerca di avvicinarsi a Palazzo Chigi, e ieri ha voluto allarmare il premier rimandando ogni decisione al pratone di Pontida, rischia di fare una brutta sorpresa al suo partito.

Già, perché del Cavaliere azzoppato, almeno finché non spira (politicamente), non bisogna mai darlo per finito. E chi pensa che sia già decotto rischia di farsi male. A partire da quella buona metà della LegaNord che fa riferimento al ministro dell’interno.

Maroni infatti, dopo aver fatto bene al suo dicastero non vuole essere travolto da una terza sberla che nel terremoto del centrodestra vanificherebbe anche il suo lavoro acchiappa-ricercati e vuole passare subito all’incasso, aiutato anche dai leghisti veneti.

Così, dopo essere stato negli ultimi giorni sulla scena, ieri proprio mentre trapelavano retroscena tranquillizzato dopo il viaggio aereo Milano-Roma di Bossi e Berlusconi, Maroni ha rialzato la tensione annunciando nella conferenza stampa che si è svolta a Palazzo Chigi che «rimando a Pontida_ E Berlusconi ascolterà con attenzione».

Una dichiarazione fatta davanti al premier che aveva appena rassicurato che con la Lega «è tutto a posto», che ha avuto il sapore della provocazione, della sfida a viso aperto.

Sfida che il premier è pronto a raccogliere. Sembra infatti che mentre nell’ultimo week-end si è fatto fotografare con nuove ragazze a villa Certosa, di fatto stava lavorando nel suo buen ritiro a un piano B per evitare colpi di coda proprio dalla Lega.

Berlusconi infatti non si fida di nessuno dei suoi alleati e sa che dopo aver perso Pier Ferdinando Casini e Gianfranco Fini potrebbe perdere anche l’appoggio del Senatur e si è portato avanti.

Il piano prevede che in caso di strappo leghista chiederebbe subito le elezioni senza dare il tempo né all’opposizione, né a quelli che diventerebbero gli ex alleati di prepararsi. Presentandosi con un nuovo partito nazionale (con simbolo e nome diversi dall’attuale Pdl) e diversi partiti regionali con vocazione territoriale a marcatura proprio della LegaNord. Almeno nell’Italia Settentrionale.

Lo schema sarebbe quello di una serie di Forza Italia in chiave regionale, ForzaItalia-Veneto a ForzaItalia-Piemonte, alleate ma distinte dal nuovo Pdl, con programmi tutti regionale che prevedono circa cinque punti per regione garantiti dal leader che dovrebbe essere un personaggio locale noto come un ministro, un sindaco, un imprenditore, ecc.

Una schiera di partiti che al nord svuoterebbero la Lega, al sud sterilizzerebbero le rivendicazioni meridionaliste di partiti romani, a Roma punterebbero sulla forza della Capitale. Partendo da alcuni embrioni che esistono come il progetto di ForzaVeneto proposto un po’ di tempo fa da Giancarlo Galan, la Puglia prima di tutto di Raffaele Fitto e la Forza del Sud di Gianfranco Miccichè. Maroni e Bossi sono avvisati.

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