Il legale della marocchina preannuncia una conferenza stampa: ammetterà di aver fatto sesso col premier?

Karima El Marhoug

La notizia è clamorosa e potrebbe scatenare un autentico terremoto nel panorama politico e più in generale per la tenuta – di per sè già traballante – del governo. Karima El Marhoug, in arte Ruby ha deciso di convocare una conferenza stampa. Nella circostanza potrebbe annunciare l’intenzione di chiedere i danni a Silvio Berlusconi.

L’ipotesi si sta facendo strada prepotentemente in queste ore e non l’ha smentita neppure il legale della ragazza. Ruby starebbe pensando insomma ad un cambio di strategia che infligerebbe un colpo durissimo al presidente del Consiglio.

La ragazza che sin qui ha sempre negato di aver avuto rapporti sessuali con Berlusconi potrebbe, insomma, ammettere – stando ad alcune fonti di stampa – di aver fatto sesso con Berlusconi, come sostiene ed è anzi certa la Procura di Milano. C’è già grande attesa per quando si terrà la conferenza stampa, che dovrebbe tenersi già la prossima settimana.

L’inchiesta iniziò con accertamenti sui rapporti tra Nicole Minetti, Lele Mora ed Emilio Fede in relazione al reato di induzione alla prostituzione minorile».

Il pm Ilda Boccassini ieri ha parlato per cento minuti nell’aula del processo Ruby. Cento minuti ribattendo colpo su colpo alle 16 eccezioni preliminari formulate in quasi dieci ore di udienza dai difensori del presidente del Consiglio, Niccolò Ghedini e Piero Longo.

L’inchiesta, assicura il magistrato, era di competenza della procura di Milano e il processo deve essere celebrato qui perché il reato di concussione si è compiuto a Milano la notte tra il 27 e il 28 maggio 2010, quando Karima El Marhoug, in arte Ruby, fu prelevata dal consigliere regionale Minetti su pressioni dello stesso Berlusconi: «Fu come un attacco militare sulla questura» per ottenere il rilascio della minorenne, dice il procuratore aggiunto.

«Era palese che c’erano persone che si prostituivano nel corso delle serate nella residenza del premier», ricostruisce ora Ilda Boccassini raccontando la genesi dell’inchiesta. Il nome di Ruby compare per la prima volta in un procedimento aperto il 15 aprile 2010. Un’altra annotazione con le sue generalità viene iscritta il 24 giugno: due fascicoli che vengono riunificati il 27 luglio. All’inizio di agosto Ruby racconta delle serate di Arcore.

Partono le indagini e le intercettazioni di Mora, Fede e Minetti, che vengono indagati. Gli avvocati della difesa accusano la procura di aver iscritto tardivamente (solo il 21 dicembre 2010) Berlusconi nel registro degli indagati per poter così chiedere il rito immediato ma Ilda Boccassini respinge questa tesi. «Gli esiti dei tabulati delle intercettazioni arrivano in procura a novembre», racconta. Ed è da quella data che i pm cercano riscontri alle dichiarazioni delle ragazze intercettate e a quelle di Ruby: Berlusconi, così, viene indagato solo quando le accuse di concussione e di prostituzione minorile diventano evidenti.

Nel frattempo, però, la macchina della difesa del premier marciava già a pieno regime. Gli avv. Ghedini e Longo hanno cominciato già il 21 ottobre a raccogliere le testimonianze delle ragazze di via Olgettina.

Ilda Boccassini introduce un dubbio: «Le domande che vengono poste sono proprio sugli argomenti sui quali l’accusa ha fondato il capo d’imputazione. La difesa aveva elementi maggiori rispetto ai pm. È come se avessero avuto la palla magica». Solo il 26 ottobre Il Fatto Quotidiano rivela l’esistenza dell’inchiesta, che diviene così di dominio pubblico. La corte deciderà il 18 luglio se respingere o no le eccezioni della difesa.

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