Meeting internazionale a Roma per fare il punto sul software “libero”

Open Source Day 2011

Si rinnova anche quest’anno l’appuntamento italiano dell'”Open Source Day” organizzato dalla società statunitense Red Hat, prima fornitrice di soluzioni Open Source ad essere quotata nella borsa dei titoli tecnologici di Wall Street, il NASDAQ.

Il 14 giugno a Roma interverranno moltissime aziende, tra le più importanti: AMD, HP e OMNIS SYSTEMS, oltre ad innumerevoli operatori del settore informatico, per tracciare lo status dell’Open Source in Italia. Il convegno, con area espositiva, si prefigge di rispondere ad alcuni quesiti del mercato e di fornire una panoramica sulle novità tecnologiche, sugli sviluppi e sui vantaggi economici e strategici apportati dall’utilizzo di soluzioni Open Source.

Anche il 2011 vede le organizzazioni pubbliche e private affrontare una necessità che ormai è una costante delle loro strategie di sviluppo, ovvero “poter fare di più con meno”. La complessità dell’obiettivo impone di prendere in esame una serie di problemi che necessitano di interventi determinati e coraggiosi per la loro soluzione ma, al tempo stesso, stimola una maggior propensione a valutare ed adottare tecnologie e processi alternativi che possono consentire alle aziende stesse, siano queste di prodotto o di servizi, pubbliche o private, di dotarsi di quella efficienza operativa ed agilità competitiva che sono indispensabili non solo per superare momenti di difficoltà contingenti ma, soprattutto, per continuare ad operare con successo in situazione sempre più difficoltose.

Che cos’è l’Open Source? In informatica, open source (termine inglese che significa sorgente aperto) indica un software i cui autori ne permettono, anzi ne favoriscono il libero studio e l’apporto di modifiche da parte di altri programmatori indipendenti. Questo è realizzato mediante l’applicazione di apposite licenze d’uso. La collaborazione di più parti permette al prodotto finale di raggiungere una complessità maggiore di quanto potrebbe ottenere un singolo gruppo di lavoro. L’open source ha tratto grande beneficio da Internet, perché esso permette a programmatori geograficamente distanti di coordinarsi e lavorare allo stesso progetto. I software open source attualmente più diffusi sono Firefox, OpenOffice.org, VLC, Gimp, 7-Zip, oltre ad un gran numero di progetti rivolti non all’utente finale ma ad altri programmatori. Sono inoltre degne di nota le famiglie di sistemi operativi BSD, GNU, Android e il kernel Linux i cui autori e fautori hanno contribuito in modo fondamentale alla nascita del movimento.

L’Open Source nella PA. L’attività della “Commissione per il software a codice sorgente aperto nella Pubblica Amministrazione”, detta anche “Commissione Meo”, ha prodotto, nel maggio 2003, la pubblicazione dell'”Indagine conoscitiva sul software Open Source” che, accanto ad un quadro generale, contiene interessanti proposte per la diffusione del software Open Source nella PA italiana.  Queste conclusioni successivamente, hanno orientato il legislatore italiano.

La prima ricaduta legislativa è la cosiddetta “Direttiva Stanca”: il 19 dicembre 2003 l’allora Ministro per l’Innovazione e le Tecnologie, On. Stanca, adottava la direttiva “Sviluppo ed utilizzazione dei programmi informatici da parte delle pubbliche amministrazioni” il cui contenuto sostanziale veniva successivamente trasfuso nel D. Lgs. 82/05 (Codice dell’amministrazione digitale, detto CAD) e la Legge 27 dicembre 2006, n.296 – Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2007).

Oggi l’attuazione di quanto disposto dal decreto legislativo 177 del 1 dicembre 2009 ha portato alla trasformazione del CNIPA (Centro Nazionale per l’Informatica nella Pubblica Amministrazione) nel più “evocativo” DigitPA (Ente nazionale per la digitalizzazione della Pubblica Amministrazione).

La realtà italiana presenta un forte ritardo rispetto ai nostri partner europei, tranne poche eccezioni che arrivano alla ribalta delle cronache come casi “alieni” …

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