Alla parata gay del “Circo Massimo” appassionato discorso della cantante: “lottiamo per diritti e libertà”

Lady Gaga

In un milione, secondo gli organizzatori, hanno sfilato per le vie del centro di Roma per la “gay parade” dell’Europride 2011, tra carri allegorici, palloncini, bandiere arcobaleno e tanta allegria.

Il corteo è partito intorno alle 16 da piazza della Repubblica e si è concluso al Circo Massimo dove si è svolto il concerto di Lady Gaga. L’orgoglio gay ha invaso la capitale con tutti i suoi colori e la richiesta di “uguali diritti”. In tantissimi sono arrivati da tutta Europa per rivendicare i diritti della comunità non solo gay ma anche lesbo, bisex e transgender: per le unioni civili e contro la discriminazione, per la laicità e contro le violenze.

Una marcia colorata, a tratti eccessiva, trasgressiva e sulle note della madrina, l’istrionica Lady Gaga, con l’obiettivo di superare il “gap antistorico” che discrimina i gay. Proprio la popstar alla fine della sfilata e prima di un medley al piano delle sue canzoni ha rivendicato “piena uguaglianza” e sollecitato ”una rivoluzione dell’amore”.

E il segretario di Stato americano Hillary Clinton in un messaggio ha sottolineato come “i diritti dei gay sono diritti umani, i diritti umani sono diritti dei gay”. Roma ha accolto la comunità rainbow che ha invaso le strade del centro con i costumi delle drag queen, i manifesti di Amnesty International, i genitori di figli gay, i figli di genitori dello stesso sesso, il composito mondo dei trans, gli attivisti omosessuali insieme a quegli etero venuti a sostenere una “giusta causa”.

Il tutto nello stile inconfondibile dei pride, reso più speciale quest’anno dalla partecipazione di un ospite d’eccezione: la pop star Lady Gaga, volata in Italia per sostenere l’iniziativa. Tanto che qualcuno dei manifestanti osa una corona di spine come il protagonista del controverso video “Judas”. A lei sono dedicate musiche, costumi e manifesti della mega parata: parrucche bionde, t-shirt con su scritto “Habemus Gaga”, fan in fibrillazione sin dal primo pomeriggio per l’apparizione della diva.

Ma in piazza i temi veri sono altri. Nichi Vendola, leader di Sinistra Ecologia e Libertà, dalla testa del corteo interviene sulle unioni civili e auspica che “al centro, a sinistra e a destra, tutti condividano la necessità di rendere alle coppie di fatto un riconoscimento giuridico”. Al suo fianco, la deputata del Pd Paola Concia affonda: in tema di diritti Lgbt “veniamo considerati dall’estero un Paese bisognoso”.

Tra i volti della politica locale presente alla parata anche la governatrice del Lazio, Renata Polverini, che raggiunge i manifestanti a piazza della Repubblica e, seppur contestata da un piccolo gruppo di persone, ribadisce il suo “impegno contro l’omofobia”.

Tra i quaranta carri allegorici e le maestose drag queen, spuntano i cartelli di chi ha fatto un lungo viaggio per sostenere la battaglia italiana. Un gruppo di attivisti inglese marcia rivendicando ‘equality and human rights for all’ e alcune ragazze giunte dal Portogallo spiegano: “Per i diritti bisogna essere uniti”. Poi le provocazioni, anche forti. Su alcuni cartelli campeggia l’immagine ritoccata di Benedetto XVI con la frase “Veste Prada, ma è amica di Satana”, altri manifesti condannano episodi di pedofilia clericale.

Mentre la grande, colorata parata percorre Roma, da Piazza della Repubblica a Circo Massimo, a San Giovanni vanno in scena i ‘nemici’ giurati dell’Europride. “No al gay pride, sì alla famiglia”, si legge su alcuni cartelli di Militia Christi. Sei persone sono state denunciate per manifestazione non autorizzata: cinque per avere srotolato uno striscione sul Colosseo su scritto “Roma capoccia della tradizione”, uno faceva parte di un gruppo di 15 che con i caschi voleva raggiunger il Circo Massimo.

Episodi isolati che, comunque, non turbano il fluire della parata, tant’è che il sindaco Gianni Alemanno sottolinea: “Abbiamo smentito ogni illazione di Roma come città intollerante”. E infatti i romani hanno sfoderato tolleranza e curiosità. Molti hanno fotografato o si sono fatti fotografare con le drag queen. Alcune famiglie si sono uniti al pride con figli al seguito, persino nei passeggini. Questa forse l’immagine più vera di un Paese civile che dice che è giunta l’ora di “pari diritti per tutti”.

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