Il senatore leghista Pittoni presenta emendamento per “scoraggiare” l’arrivo di insegnanti meridionali al Nord

insegnante in aula

Una nuova bufera sta per abbattersi sul mondo scuola nel caso in cui fosse approvato un emendamento presentato dal sen. Pittoni. Questi vorrebbe introdurre il cosiddetto bonus per i docenti che restano nella propria provincia di appartenenza. Insomma per quei docenti che dal Sud non si spostano verso il Nord.

Il messaggio tra le righe è: che nessuno osi venire al Nord perché noi siamo pronti a rimandarlo a casa! Sembrerà assurdo ai lettori di questo articolo, ma in realtà è così.  Nel mondo della scuola, dove tutto è possibile e dove da qualche anno è in atto una campagna persecutoria contro gli insegnanti (che hanno come unica colpa quella di aver scelto di consacrare la loro vita all’educazione dei giovani), esistono i docenti di serie A e quelli di serie B.

Anzi no, ci sono i docenti del Nord e quelli del Sud. E questi ultimi sono visti (come del resto già avviene!)  non come dei professionisti che legittimamente possono spendere i loro titoli su tutto il territorio nazionale, ma solo come dei “migranti” che vogliono recarsi in Padania e che vogliono togliere il lavoro ai docenti leghisti o a quelli del Nord.

Insomma nel mondo scuola ormai non si ragiona più, stando a quelle che sono le proposte dei senatori e dei deputati, di qualità della didattica e di misure per migliorare il livello di apprendimento dei nostri studenti, ma di come mettere in campo delle norme che devono impedire ai docenti di fare il loro mestiere. È come se insomma si chiedesse ad un chirurgo di operare e pretendiamo che lo faccia senza bisturi.

Ma in cosa consiste nella pratica il bonus che vorrebbe introdurre il Senatore Pittoni? Per comprendere bene la questione dovremmo fare una breve storia di ciò che è accaduto negli ultimi anni.

Come molti  sanno nell’ultimo biennio il governo ha operato tagli alla scuola specie nel Mezzogiorno d’Italia. Ora nel 2008 il ministro Gelmini aveva riconosciuto ai precari della scuola la possibilità di inserirsi  in coda in altre 3 provincie.

Ciò ha scatenato una lunga guerra legale tra i docenti precari che giustamente hanno rivendicato il diritto ad essere inseriti in tutte le provincie non in coda (cioè dopo tutti gli altri) ma a pettine, in quanto non può essere negatala mobilità su tutto il territorio nazionale. Inoltre secondo  i precari è incostituzionale il principio che impone ad un lavoratore l’inserimento in una graduatoria non con il proprio punteggio ma in coda.

Dopo che nel 2011 la Corte Costituzionale ha riconosciuto il diritto dei precari della scuola ad essere inseriti a pettine, al fine di evitare  i ricorsi con la richiesta di risarcimento per i danni arrecati a tutti quei precari che erano rimasti per via dei tagli  senza lavoro, il Ministero ha abolito le code e ha riaperto le  graduatorie permanenti per l’aggiornamento o il trasferimento di provincia da  parte dei docenti.

Ora essendo stati fatti migliaia e migliaia di tagli nel biennio 2010-2011 nelle provincie del Sud, in tanti lo scorso primo giugno si presume che si siano trasferiti nelle provincie del Nord.

Ma tutto questo non sta bene e soprattutto non è condiviso dalla Lega ed in particolare dal senatore Pittoni, che vede nei docenti del Sud una minaccia per quelli del Nord. Per far fronte a questo stato di cose e per tutelare gli insegnanti del Nord, l’ottimo Pittoni si inventa il cosiddetto bonus che serve a favorire dandogli più punti  coloro che hanno scelto di restare nella provincia di appartenenza e a scoraggiare quelli del Sud  ad andare verso il nord.

Detta così sembra una cosa buona e soprattutto sembrerebbe ispirata alle migliori intenzioni. La verità però è un’atra. In realtà si mira solo a impedire che i docenti che hanno perso il posto di lavoro e che vengono dal Sud, cambiando legittimamente provincia, passino avanti quelli del Nord che spesso hanno pochissimi anni di precariato.

La verità è che  Pittoni vorrebbe introdurre un bonus che salvaguardasse i precari del nord a discapito di quelli del sud, che in occasione della riapertura delle graduatorie con Decreto Ministeriale, hanno chiesto il trasferimento di provincia dopo che il governo ha tagliato migliaia di posti di lavoro al sud.

È insomma una sorta di cavillo all’italiana che deve servire a fregare coloro a cui spetterebbe per diritto la cattedra o il ruolo. È il solito inciucio, che è finalizzato solo a difendere il proprio orticello.

Ma la cosa più strana è che questo inciucio all’italiana venga da un senatore della Lega, che da anni dice di essere contro l’inciucio.

L’emendamento presentato da Pittoni nel caso in cui fosse approvato infatti servirà solo, secondo i precari, a creare maggiore confusione  e soprattutto una pioggia di ricorsi, in quanto è incostituzionale. Ma non solo. Chiaramente viene violato il principio delle pari opportunità. E poi, diciamola tutta!, in quale paese civile in una graduatoria pubblica viene dato un bonus  di punti in base alla permanenza nella stessa graduatoria.

E poi dare un bonus di questo tipo serve a migliorare la docenza o forse serve solo a garantire qualcuno che ha pochi punti in graduatoria e che teme di essere scavalcato da un collega che ha maggiore anzianità ed è più qualificato?

I precari della scuola si augurano che alla Camera prevalga il senso di responsabilità e che l’emendamento di Pittoni non passi e che soprattutto si metta fine alle stravaganze di questo singolare senatore. Ciò non solo si inscriverebbe nella logica della giustizia e della legge, ma soprattutto servirebbe ad evitare una nuova ondata di ricorsi che andrebbero a pesare nuovamente sulle casse dello Stato.

Francesco Capaldo

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