In un fax ad Alemanno il maestro declina: “amo la Capitale e continuerò a impegnarmi con e per l’Opera”

Riccardo Muti

Riccardo Muti ringrazia il sindaco di Roma Capitale, Gianni Alemanno, ma dice no. Grazie, no. Prima che cominciasse la discussione in Campidoglio sul conferimento al maestro della cittadinanza onoraria, Alemanno ha ricevuto un telegramma-fax con preghiera di consegna immediata, in cui il grande direttore d’orchestra declina l’offerta di diventare civis romanus.

Lo fa perché giudica «francamente spiacevole la bagarre scatenata su un argomento che, si presume, debba invece essere occasione di gioia». Lo fa pur ribadendo il proprio impegno «per e con l’Opera di Roma». Lo fa ritenendo «inutili gli strappi e le discussioni su una questione del genere».

Lo fa per evitare «che una festa anneghi nella bassa politica». Proprio oggi, la prestigiosa rivista austriaca «News» pubblica una lunga intervista con Muti, re assoluto della città di Mozart. Gli si chiede, fra l’altro, di intensificare ulteriormente i progetti con i Festival salisburghesi, e come mai ricusi tanti inviti a dirigere Verdi nei teatri del mondo nel 2013, anno verdiano.

«Non posso dividermi più di tanto. Tutti mi chiamano in occasione dell’anno verdiano ma io amo lavorare bene, in profondità, e ho dichiarato di volerlo fare a Roma e a Chicago. Parlo molto di Roma e del mio lavoro all’Opera nell’intervista data a News».

«Gli echi che mi sono arrivati da Roma sulla questione li ho trovati patetici e desolanti. Non ho voluto che tutto annegasse in una dimensione del genere. Mi ha fatto sorridere un’associazione di idee: la vicenda della cittadinanza fa il paio con l’incredibile storia della laurea honoris causa conferitami diversi anni fa – ero ancora il direttore musicale della Scala – dall’Università di Roma La Sapienza. Andai a Roma con la Filarmonica scaligera e feci il concerto di rito nell’aula magna dell’Ateneo, ma l’evento fu funestato da una diatriba sorta per questioni interne tra gli studenti e il rettore. L’aula magna traboccava di giovani. Fu – lo ricordo bene – un bellissimo concerto. Poi ripartii subito per Milano dove dirigevo il Fidelio. Fu l’agitazione imprevista, probabilmente, ad impedire alla Sapienza di portare a termine la cerimonia della consegna, che venne rimandata. Dopo anni, c’è stato un tentativo di allestirla durante le recite del marzo scorso all’Opera, in occasione del Nabucco: ho preferito, dopo tanto tempo, lasciar cadere la cosa. Ecco, la storia della cittadinanza va a braccetto con quella della laurea. Sembra una novella di Kafka. In ogni caso, dimenticando Kafka, amo Roma e continuerò ad amarla, a lavorarci, ad impegnarmi in suo nome».

«Ringrazio Alemanno per l’iniziativa che ha preso personalmente. Io arrivai a Roma, a suo tempo, pregato da Walter Veltroni, che mi chiese di dare una mano all’Opera. Devo riconoscere che Alemanno mi è stato molto vicino in questa determinazione che ho voluto portare avanti anche quando sindaco è diventato lui. Così come mi è stato vicino al momento dell’incontro con Tremonti, un incontro che ha fruttato la presa di coscienza del ministro sui problemi della cultura e dello spettacolo italiani, con relativo reintegro dei fondi destinati al Fus».

«Ho ricevuto tante cittadinanze onorarie, in Italia e all’estero. Credo una quindicina. L’ultima, di poco fa, dalla città di Trieste. Organizzazione e cerimonie di consegna sono tutte avvenute nel segno del rispetto, della felicità e dell’amicizia. Proprio la cittadinanza romana si è arenata in pastoie di un livello che ho definito basso solo per il mio ostinato spirito di collaborazione. E intanto i giornalisti austriaci sottolineano, quasi con rammarico, dal loro punto di vista, il mio rinnovato legame con Roma, il mio desiderio di andare avanti con il lavoro cominciato con l’Opera».

Sarà il caso di pensare come Hoelderlin che, nei primi versi del suo «Empedocle», dice: «Io amo illimitatamente solo chi non ha limiti»?

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