Esorbitante “buona uscita” per il conduttore che va a La7: oltre le polemiche gli eccessi economici della Rai

Michele Santoro

Confesso che pochissimo mi interessano le motivazioni che hanno spinto Santoro a lasciare la Rai.  Le considero questioni da salotto televisivo e credo che nulla aggiungono e tolgono ai problemi dell’Italia.

Preferirei sentire parlare di altro. Preferirei che i giornali o le televisioni oggi avessero dedicato più spazio alla guerra in Libia, alla disoccupazione, alle motivazioni per cui l’Italia acquista i cetrioli dalla Germania, al problema della disoccupazione, ecc.

Insomma avrei preferito che la televisione facesse informazione e non show travestito da analisi dei problemi.

Non ho nulla contro il signor Santoro, ma penso che sia malata un’informazione, che quasi attorcigliandosi su se stessa crei idoli e eroi mediatici e che di un banale licenziamento di un dipendente ha fatto lo scoop della giornata.

Ecco questo  mi sembra  un modo perverso di rappresentare la realtà, che quasi la deforma e fa passare in primo piano ciò che invece è senza dubbio importante, ma non rilevante.

Parlare di Santoro, farne un eroe o  una vittima da due milioni  di euro  ci distrae da ciò che veramente è significativo.

Cosa volete che importi agli italiani della guerra in Libia o che i giovani non trovino lavoro o che il costo della vita continui a salire! Il mondo degli italiani ruota intorno alle vicende del premier, alle stravaganze di Sgarbi, ed in ultimo agli atti di eroismo del signor Santoro.

Ironia a parte, mi spaventa un’Italia che vive solo intorno alla televisione. Come se questa  fosse il luogo deputato alla risoluzione dei problemi o a svelare la verità.

Avrei preferito che fossero indagate,  se proprio oggi si doveva parlare di Santoro, le motivazioni per cui un presentatore televisivo percepisce una liquidazione da 2,3 milioni di euro.

Non ho nulla contro l’uomo Santoro, ma vorrei capire perché il servizio pubblico che è sempre in rosso e che sosteniamo con le nostre tasse paga milioni di euro ad un presentatore. Ad un presentatore di talento, ma pur sempre un presentatore.

Vorrei capire perché gli insegnanti, i pensionati, le forze dell’ordine devono  fare sacrifici e poi lo stato spende milioni e milioni di euro per i suoi manager?

Non c’è qualcosa di malato in questo sistema che paga a peso d’oro il signor Santoro, o il signor Ferrara o Sgarbi che hanno il solo merito di offrire alla nostra mente l’oppio di un finto sapere o di una pseudo analisi della realtà e poi non ha le risorse per finanziare la ricerca?

Non è anche questa una disuguaglianza che dovrebbe suonare a suo modo poco accettabile a chi per vocazione e scelta predica l’uguaglianza? Quante cose si potrebbero fare con due milioni di euro? A quante persone si potrebbe consentire di lavorare?  A quanti pensionati si potrebbe consentire di condurre una vita meno grama? Quanti ricercatori si potrebbero finanziare con questi soldi? Quante risorse potrebbero essere destinate alle scuole che mancano anche della carta igienica?

Con questo non intendiamo dire che il signor Santoro, Sgarbi, Ferrara, il Manager della Rai non abbiano meriti per occupare quel posto o che non dovrebbero guadagnare per tenerci incollati dinanzi allo schermo e per farci dimenticare i nostri problemi.  Né siamo contro il libero mercato o contro la valorizzazione delle eccellenze.

Solo ci sembra che sia poco equo un sistema che chiede i sacrifici sempre alle fasce più deboli e che non fa mai pagare chi invece certamente non morirebbe di fame se invece di una liquidazione da 2 milioni di euro ne percepisse una da un milione.

Se l’Italia veramente vuole cambiare deve cominciare ad essere più equa, e deve smetterla di mettere le mani  sempre nelle tasche dei più deboli. Invece di sperperare i soldi in manager, conduttori televisivi, uomini e donne che dovrebbero aprirci la mente su una pseudo verità, li spendesse per finanziare la ricerca, la scuola, l’agricoltura, l’industria, per aiutare le famiglie che non ce la fanno ad arrivare a fine mese!

Francesco Capaldo

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