Un batterio che ha già fatto 22 morti: perchè è letale? Lavarsi le mani è importante ma non è sufficiente

allarme E.coli: come difendersi?

E.coli, batterio killer: se ne parla ormai ogni giorno in tv e sui giornali, la vicenda è diventata un autentico incubo per tanti cittadini. Proviamo a fare chiarezza e comprendere cosa sta succedendo e cosa sia davvero l’Escherichia Coli.

Le prime analisi di laboratorio svolte in Germania sembrano “assolvere” i germogli di soia: non sarebbero infatti responsabili della diffusione del focolaio epidemico di E. Coli che ha già provocato 22 decessi e oltre duemila casi di contagio. Per fare chiarezza su questa vicenda, abbiamo intervistato Dario Bressanini, Ricercatore presso il Dipartimento di Scienze Chimiche e Ambientali dell’ Università dell’Insubria e autore del volume “Pane e bugie” (Chiarelettere).

Cos’è il batterio Escherichia Coli e come agisce nell’organismo?

“L’ E.coli è una famiglia di batteri che vive normalmente nell’intestino dell’uomo e di alcuni animali. Moltissimi ceppi non danno nessun tipo di problema e convivono nel nostro intestino. Esistono dei particolari ceppi che invece producono delle tossine, sostanze che sono tossiche. Era successo due anni fa per esempio con il latte crudo in cui un particolare ceppo di E.coli aveva mandato all’ospedale una decina di bambini in Italia. Le E. coli in questione è un altro ceppo che produce questa tossina che se viene ingerita può provocare delle emorragie e la cosiddetta sindrome emolitico-uremica che può portare anche alla morte perché è una tossina molto forte. E’ la tossina che viene prodotta dal batterio il vero problema. Una volta che la tossina è stata prodotta, può creare, se viene ingerita, grossi problemi. Questi batteri esistono da sempre, non sono una novità. Solo che normalmente non vengono a contatto con il nostro cibo. ”

Perché è divenuto letale?

“L’E.coli non è divenuto letale, nel senso che questi ceppi esistono, sono noti. Però noi cerchiamo di non contaminare il nostro cibo con batteri patogeni provenienti dalle feci normalmente. Non è un batterio mutante come si è letto sui giornali, assolutamente. Avviene, però, alcuni scambi genetici tra batteri attraverso tutta una serie di meccanismi, questo parrebbe essere una variante, il termine variante non è usato nel senso di modifica genetica.”

Quale evoluzione possiamo aspettarci? La situazione potrebbe sfuggire di mano?

“Credo di no perché a quanto pare è stata localizzata l’origine. Originariamente erano stati indicati dei cetrioli biologici spagnoli. L’ipotesi sembrava plausibile perché il batterio poteva essere arrivato da una contaminazione dal letame. In realtà analisi successive hanno scagionato questi cetrioli e ora leggo sulle agenzie di stampa chel’accusata è un’azienda biologica tedesca che produce una serie di germogli. Si parla di “germogli di soia” ma in realtà non è questa la traduzione corretta. Ci sono tutta una serie di germogli: dai fagioli, piuttosto che i piselli e altre cose. Anche i germogli di soia, però non è ancora stato identificato il meccanismo certo. Per ora è stata identificata l’azienda che pare abbia dato origine a questa infezione, per cui la cosa è comunque sotto controllo, nel senso che a meno che uno sia stato in Germania o mangi dei germogli che arrivino da questa particolare azienda, non dovrebbe correre rischi.”

Dunque, quanto risponde al vero questo allarme globale e quanto è stato utilizzato per una piccola guerra economica? Il riferimento è ai danni subiti dall’agricoltura spagnola e al blocco delle importazioni deciso dalla Russia.

“Il blocco dell’importazione decisa dalla Russia mi sembra francamente esagerato, anche perché non si capisce uno perché non dovrebbe mangiare delle mele, piuttosto che delle albicocche cresciute in cima all’albero che sicuramente non hanno niente a che vedere con l’eventuale contaminazione da batteri. Non credo, però, neanche al complotto fatto a posta, spesso c’è molta approssimazione nel trattare questi temi sui giornali. Adesso parlano tutti di germogli di soia quando se uno va a vedere il comunicato originale, di germogli di soia non se ne parla. Questa azienda produce più di una decina di germogli diversi, per ora non specifica quale potrebbe essere il problema, però se mangio i germogli che mi faccio io in casa oppure che sono prodotti in un’altra zona non ci sono problemi, la contaminazione è locale, non è come il virus dell’influenza o il raffreddore che gira.”

La semplice indicazione di lavare accuratamente le mani e la verdura è di per sé sufficiente a minimizzare i rischi di contagio?

“E’ un’operazione che andrebbe sempre fatta. Uno non è che non lava la verdura normalmente e adesso che c’è questo problema dovrebbe lavarla. Uno dovrebbe comunque lavare le cose che mangia, specialmente se le mangia crude. Non è una cosa che può mettere al riparo da un’infezione perché se la carica batteria è molto elevata, anche lavare non può risolvere il problema, però in moltissimi casi intermedi in cui i batteri ci circondano, non basta un batterio per darci dei problemi. Per cui il lavaggio, se la carica batteria è anche elevata, serve per pulire lo sporco e per togliere moltissimi problemi, non ci mette al riparo da un’elevata carica batterica se c’è qualcosa di infetto, ma è una comune precauzione che di sicuro può servirci!”

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