Fumo dal compound di Gheddafi. Dopo alcuni colpi, i lealisti di Gheddafi hanno sparato colpi antiaerei

Gheddafi

Una potente esplosione ha scosso il centro di Tripoli in piena mattina, forse a seguito di un raid aereo della Nato. In seguito si sono avvertite altre detonazioni della stessa forza.

Dalla zona dove si trova la residenza del leader libico Gheddafi si è alzata una spessa colonna di fumo. La prima esplosione si è sentita alle 10 e 45 seguita poco dopo da altre tre.

Un altro raid sulla capitale libica si era già registrato nella notte. Secondo la Tv libica gli aerei Nato avevano colpito il quartiere di al karama poco prima della mezzanotte. Gli 11 attacchi aerei successivi condotti dagli elicotteri della Nato su Tripoli avrebbero colpito anche il compound di Muammar Gheddafi, a giudicare dalla colonna di fumo che si alza dalla zona. Dopo alcuni colpi, i lealisti di Gheddafi hanno sparato colpi antiaerei

La capitale libica negli ultimi giorni è stata fatta bersaglio di un’escalation di raid, con attacchi che si alterno ogni ora. I raid lunedì avevano colpito il quartier generale dell’intelligence militare.

E mentre la Nato sembra avere sempre più chiaramente il Raìs nel mirino, a Bengasi è giunto l’inviato speciale del Cremlino, Mikhail Margelov. Questa è la prima visita di un responsabile russo nella roccaforte dei ribelli oltre tre mesi dopo l’inizio della sommossa contro il regime. È un segnale politico e diplomatico importante proprio quando a Bengasi sono arrivati anche diplomatici cinesi.

Margelov, emissario del presidente Dmitry Medvedev, è la prima autorità russa ad arrivare nella roccaforte, dove incontrerà, tra gli altri, Mustafa Abdul Jalil, presidente del Consiglio Nazionale Transitorio, il governo-ombra istituito per amministrare le zone liberate della Cirenaica. «Siamo venuti a Bengasi per facilitare il dialogo tra le due parti», ha detto, al suo arrivo in aeroporto.

«La Russia è in una posizione unica perché ha sempre un ambasciatore a Tripoli e ora incontreremo la leadership dei ribelli». L’inviato del Cremlino incontrerà tutti i leader dell’opposizione: oltre a Jalil, anche il capo degli affari militari, Omar el-Hariri, e il numero due della rivolta, il premier del Cnt, Mahmoud Jibril.

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