Il governatore si dichiara “fiducioso” di evitare il rinvio a giudizio: “ma non voglio un processo lungo”

Raffaele Lombardo

Raffaele Lombardo conferma di essere stato committente di lavori per 80mila euro del mafioso Vincenzo Basilotta. Parla della volontà di chiedere il rito abbreviato e delle conversazioni con Silvio Berlusconi che gli avrebbe detto: “anche tu come me sei un perseguitato della magistratura”.

Torna sulle sue dichiarazioni Lombardo quando parla di Vincenzo Basilotta, il suo vicino di casa condannato in primo grado per associazione mafiosa. Nella conferenza stampa nel novembre 2010 aveva assicurato di intrattenere rapporti esclusivamente politici, adesso, dopo l’inchiesta di “S” che ha pubblicato l’estratto della cassa edile in cui risulta un rapporto di lavoro tra i due, il presidente emette una sentenza di assoluzione.

“Basilotta -dice Lombardo – a cui hanno restituito la certificazione antimafia, mi fece portare dei camion di terra nella mia campagna? Ho pagato 80mila euro e credo di aver dato di più di quel che avrei dovuto”. In realtà, come conferma a Livesicilia l’avvocato Carmelo Peluso, legale di Basilotta, “il patrimonio ritenuto riconducibile a Vincenzo Basilotta è ancora sotto sequestro”, gli avvocati si stanno opponendo attraverso un ricorso corredato da accurata perizia, ci sono anche le quote della ditta che ha eseguito i lavori nella campagna di Raffaele Lombardo a Ramacca, committente Saveria Grosso, moglie di Lombardo.

Parliamo di circa 30milioni di euro di beni che la Procura di Catania ha ritenuto essere “sproporzionati” rispetto alle attività di Basilotta: su queste basi è arrivato il sequestro. Ma a Ramacca, tra agrumi e bandiere dell’Mpa, la politica è una questione di famiglia. Il genero di Basilotta è il leader autonomista di Castel di Judica.

“Dove sta questo concorso esterno? -si chiede Lombardo – ma la vuole sapere l’ultima? La Finanza è stata quattro mesi alla Provincia, ha scartabellato tutte le delibere da me fatte come presidente della Provincia e ora mi si chiede di restituire qualcosa come due milioni e mezzo, cosa che non era mai successa né per un ex presidente della Provincia e né per un ex sindaco, e questo mi costringerà a spiegare alla Corte dei conti tutte le delibere contestate e che invece erano legittime”.

Parole di presidente. “Io sono sereno, ma diciamo che ho una vita agitata…Ho preso Genchi perché è un mago. Anni fa in Calabria mi fece sentire la conversazione che avevo avuto con Saladino della Compagnia delle Opere che era stato inquisito da De Magistris. Lo fece in pochi minuti manovrando un aggeggio e mi impressionò. Le accuse contro di me? Non stanno in piedi perché con quel tale Di Dio che avrei incontrato a casa sua non avrei mai potuto parlare perché il mio telefonino che ho da vent’anni riceve chiamate ogni cinque minuti e dalle celle a cui si è agganciato quella sera si dimostra che io ero in tutt’altro posto. E poi, francamente, perché avrei dovuto incontrare questa persona che a un suo amico medico con migliaia di mutuati non era riuscito a portare che 47 voti?”.

Sino ad un momento prima della perizia Genchi, Raffaele Lombardo non escludeva l’incontro con Di Dio. Un incontro che sarebbe avvenuto in due possibili date per gli investigatori, un incontro che potrebbe essere avvenuto in tre luoghi diversi, incrociando le dichiarazioni di Lombardo e gli atti giudiziari.

La Procura di Catania. Che percentuale crede che abbia una richiesta della Procura di Catania per un suo rinvio a giudizio? “Pare che la richiesta ci sia -risponde Lombardo- firmata dai quattro sostituti, ma non dai vertici dell’Ufficio. A questo punto o va con la sola firma dei sostituti, o va con la firma dei capi Patanè e Zuccaro, o va con la firma di tutti, ma con osservazioni, o estrapolano la mia posizione, oppure archiviano. Una volta che la richiesta va al Gip, o archivia, o rinvia a giudizio. Il rinvio a giudizio può essere preceduto da una mia richiesta di rito abbreviato, e in questo caso il Gip diventa Gup e mi giudica da solo monocraticamente, alla luce delle prove acquisite ad oggi. Può durare due-tre mesi e alla fine emette una sentenza, e quella sentenza rispetteremo, bere o affogare. Oppure io chiedo il giudizio immediato, che è diverso da rito abbreviato, è una sorta di giudizio parallelo rispetto agli altri 55 indagati. Affida le cose a un collegio di tre giudici che fanno il dibattimento che può durare sei mesi o un anno. Sono sicuro che contro di me non c’è nulla, ma non voglio essere impantanato in un processo lungo”.

Quando si parla di un possibile rinvio a giudizio per concorso in associazione mafiosa, il Pdl non si tira indietro, anzi, secondo Lombardo, sarebbe intervenuto addirittura Silvio Berlusconi: “Due giorni fa mi sono incontrato con Berlusconi”. Già, com’è andata? “Prima abbiamo avuto una telefonata. Gli chiedo come stai? E lui: “Come quello a cui stanno preparando il funerale”.

“Berlusconi mi ha rivelato di aver detto ai suoi collaboratori di fare l’impossibile per recuperare Casini e me”, dichiara Lombardo. “Io non so se dice una cosa e ne pensa un’altra. Debbo dire che i suoi amici da qualche tempo a questa parte sono stranamente disponibili e lo sono di più dopo questa botta che hanno avuto ai ballottaggi”.

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