L’intesa regge ma il “senatur” avverte il Cavaliere: “a Pontida rischi”. Premier in pressing su Tremonti

Umberto Bossi e Silvio Berlusconi

“Io con Giulio le ho provate tutte…”. Silvio Berlusconi ieri mattina allargava le braccia davanti allo stato maggiore del Pdl ricevuto a palazzo Grazioli. Intorno al tavolo il segretario Alfano, i tre coordinatori, i capigruppo, Letta e Bonaiuti.

Un incontro per discutere del rilancio del partito e del governo, dopo la «sberla» elettorale. Per evitare la balcanizzazione del Pdl e che all’uscita del gruppo di Miccichè se ne sommino altre, il Cavaliere ha bisogno di uno scatto di reni. Di argomenti buoni, oltre al taglio delle tasse, però non se ne trovano. «Basta ricatti, basta pensare ognuno per sé», è sbottato Berlusconi con un tono tra lo scoraggiato e l’arrabbiato.

Un monito rivolto a tutti. Compreso a colui che anche ieri ha definito «indispensabile, ma come tutti»: Giulio Tremonti. Il summit notturno con il superministro non è andato bene. L’altra sera Bossi e Calderoli stavano portando Tremonti a cena in un locale della periferia di Roma, quando sono stati intercettati dal Cavaliere: «Venite da me, non ho appuntamenti». E così i tre si sono trasferiti a palazzo Grazioli e per poco meno di tre ore hanno approfondito i temi non conclusi nell’affollatissimo vertice di Arcore del giorno prima. Il confronto inizia soft, ma poi – raccontano – il tono della voce del Cavaliere si altera, ma Tremonti non si scompone. Il tema della riforma fiscale si intreccia a quello del piano triennale di rientro e al trasferimento dei ministeri da Roma al Nord sul quale Bossi non molla, pretende un decreto del governo e avverte il Cavaliere che «se continuiamo così a Pontida ci fanno neri».

Berlusconi chiede di avviare subito la riforma fiscale, «anche se a costo zero e con sole semplificazioni». Tremonti resta invece dell’idea che i mercati e Bruxelles non permettono ora nemmeno l’ipotesi di un taglio fiscale e che prima dell’estate si può fare per decreto la correzione dei conti (6-7 miliardi di euro) e poi a settembre varare il piano triennale di rientro dal debito e, se le condizioni lo permetteranno, avviare con legge delega una riforma del fisco.

Più in là il ministro dell’Economia non intende spingersi e ieri sera è salito al Quirinale per illustrare a Giorgio Napolitano i criteri di redazione dello stesso piano di rientro. La sponda del Colle è sempre stata molto utile a Tremonti, ma in attesa del testo nessuna valutazione poteva essere data dalla presidenza della Repubblica.

L’intesa tra Berlusconi e Bossi sembra per ora reggere. Se non altro perché i due si son più volti detti che lasceranno insieme la prima linea. Non c’è dubbio però che nel Pdl e nel Carroccio si avverte la consapevolezza di dover fare i conti con due leadership appannate. Berlusconi continua a temere che qualcuno «ha già organizzato il mio funerale» e Bossi deve fare i conti con una base in fibrillazione che tra due domeniche a Pontida potrebbe contestare duramente la linea politica dell’alleanza con il Cavaliere. I pullman verso Pontida sarebbero già al gran completo e l’obiettivo dei leghisti duri e puri sarebbe uno solo: Berlusconi. Secondo alcuni la protesta di Pontida sarebbe per il Senatùr un motivo buono per consigliare al Cavaliere di farsi da parte, di avviare «insieme» la successione, aprendo la trattativa con il Pd sulla legge elettorale. Tema che ieri i ministri Calderoli e Matteoli hanno affrontato con Luciano Violante nel volo di Stato che li ha portati a Roma.

Berlusconi però non intende mollare: «Abbiamo promesso il taglio fiscale e dobbiamo mantenere l’impegno», ha ricordato l’altra sera a Tremonti e a coloro che ieri sono andati a trovarlo. Il titolare dell’Economia però non ci sta a mettere la proprio firma sotto una riforma del fisco dagli esiti molto incerti, vista anche la situazione in Grecia. Berlusconi continua però a sospettare del suo ministro e ieri, ad un suo ospite ha fatto ascoltare in vivavoce «l’ennesima telefonata di Giulio. Non ne posso più!».

I pessimi rapporti tra i due non aiutano certo a trovare un’intesa e anche il tradizionale ruolo di mediazione della Lega potrebbe finire a Pontida domenica 19.

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