Immigrazione, monito del presidente americano: “rispetto delle regole valore da cui non si può prescindere”

Barack Obama

Anche se lo scenario mondiale sembra orientarsi verso un’egemonia sul piano internazionale della Cina, gli Stati Uniti sono ancora espressione della grande democrazia occidentale.

E  nonostante le differenze che ci rendono diversi dal mondo americano, non possiamo non ignorare che rappresentano un modello di vita democratica che ha ancora molto da dire sia all’Occidente sia all’Oriente.

Per il Presidente americano Obama, almeno da quanto si arguisce da un discorso tenuto ad El Paso in cui si è giustificato per i ritardi per la legge sull’immigrazione, il rispetto delle regole democratiche è un valore da cui non si può prescindere.

“Non è così che funziona una democrazia!”, ha letteralmente dichiarato Obama.

Un’affermazione che suona come un richiamo netto, preciso, perentorio e lucido a non dimenticare che la vita democratica di un paese si svolge attraverso il dialogo con le parti sociali e soprattutto attraverso la discussione politica.

Una chiara consapevolezza dei limiti del proprio potere , che non può assolutamente andare oltre quelle che sono le regole del sistema e soprattutto la normale vita democratica.

In una stagione politica in cui i voti si prendono non con i programmi, ma con gli spot pubblicitari e dove si coltiva il culto delle grandi personalità, Obama ci ricorda che la vera forza di uno Stato sta nel rispetto delle regole e nella corretta convivenza democratica e che i grandi cambiamenti spesso non sono il frutto dell’operato di un solo uomo, ma di una volontà collettiva di cambiare e che la democrazia è il rispetto delle prerogative di tutti.

Le leggi non si fanno senza che ci sia l’appoggio delle diverse parti politiche e soprattutto senza che ci sia una sana e corretta discussione politica.

Il cambiamento non può avvenire senza il rispetto delle regole e soprattutto senza interloquire anche con chi non è d’accordo.

Con la sua affermazione Obama non solo riconosce il suo fallimento in materia di immigrazione, ma anche che la strada da fare è lunga e che spesso la cosa difficile non è portare a compimento un processo politico ma avviarlo.

La sua affermazione infatti lascia aperto uno scenario poco roseo su quella che è il problema dell’immigrazione. Le sue affermazioni hanno infatti suscitato non poche critiche nel mondo americano, che ha ben chiara la consapevolezza delle azioni che il presidente po’ mettere in campo in materia di immigrazione.

Ad esempio può rafforzare, sempre nel rispetto delle competenze concesse al potere esecutivo,  la sicurezza pubblica. Può mettere in campo secondo l’opinione pubblica americana un programma che intervenga sui criminali pericolosi.

Ancora secondo molti opinionisti il presidente dovrebbe ascoltare il parere in materia di immigrazione dei professionisti della polizia o dei funzionari locali, secondo i quali non va confusa la cooperazione internazionale con l’azione di polizia.

Il presidente inoltre potrebbe spingere molto di più contro le leggi anti immigrazione emanate dai vari stati americani e dovrebbe favorire, attraverso interventi mirati, la tutela dei diritti dei lavoratori  immigrati al fine di limitare  gli abusi sul luogo di lavoro.

Il riconoscimento di Obama dei propri limiti  e il suo rispetto per le regolo del sistema democratico ed allo stesso tempo le critiche che come benzina sul fuoco gli piovono addosso dall’opinione pubblica ci dicono come  funziona una democrazia.

Obama non li considera infatti un limite al suo operato o un ostacolo al proprio agire, ma giuste prerogative che vanno rispettate. Una lezione insomma di democrazia su cui dovremmo meditare.

Francesco Capaldo

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