A 10 anni dalla nascita, moneta unica in crisi. La Grecia ripensa alla Dracma: la svolta è tornare al passato?

le vecchie lire italiane

“Lo scenario di una uscita della Grecia dall’euro ormai è sul tavolo”, ha scritto la Commissaria europea per la pesca, Maria Damanaki, in un intervento che compare sulla homepage del suo sito personale. Le cause? Il debito pubblico eccessivo e la crisi economica che hanno messo Atene all’angolo.

“Sono obbligata a parlare apertamente”, aggiunge la politica greca, esponente del Pasok attualmente al governo. “Abbiamo la responsabilità morale di guardare al dilemma con chiarezza: o troviamo un accordo con i creditori in modo che il nostro programma di duri sacrifici abbia risultati, oppure torniamo alla dracma”.

Introducendo l’argomento, Damanaki afferma che “la più grande conquista della Grecia nel dopoguerra, l’euro e (la presenza) del nostro paese nel mercato europeo è in pericolo”.

“L’uscita della Grecia dall’euro non è in discussione”, ha detto a Parigi il ministro delle Finanze greco George Papacostantinou. Il ministro ha anche messo in evidenza che una ristrutturazione del debito greco non risolverà i problemi del Paese e che il dibattito europeo su una tale questione è ”pericoloso” e ha sottolineato che ”L’Europa deve una risposta chiara se vuole preservare l’eurozona”.

Già all’inizio di maggio si erano rincorse voci sulla possibilità che il governo greco potesse lasciare l’euro. Una notizia riportata dal settimanale tedesco Der Spiegel che era stata seccamente smentita da Atene.

E l’Italia? Se lasciassimo l’Euro per tornare alla Lira? Non è un mistero che gli italiani “maledicano” per la quasi totalità Prodi e la sua decisione di pensionare la Lira per entrare nell’Euro, moneta istituita senza alcuna consultazione popolare e – peggio ancora – senza la previsione di controlli sulla fase di transazione.

A gennaio del 2012 l’euro, inteso come moneta sonante in circolazione nelle nostre tasche, compie dieci anni. “Un compleanno sinistro, si sentono scricchiolii e tonfi sordi”, afferma il giornalista Roberto Petrini.

L’euro resta un grande progetto democratico a difesa del modello economico europeo. Ma qualcosa, come è evidente a tutti, non deve avere funzionato. Io individuerei tre crepe sulle quali puntare la nostra attenzione: il mancato coordinamento delle politiche economiche (non è possibile che la Germania consumi così poco e la Grecia abbia questi deficit con l’estero spaventosi); lo scarso senso di responsabilità delle classi politiche e dirigenti europee travolte da giudici e da indignatos; la speculazione e i suoi squali con il sangue tra i denti.

Detto questo, è possibile che il giocattolo si rompa, ovvero la fine dell’euro? Era prevedibile la grande retromarcia sul nucleare dopo Fukushima? E che i nostri aerei bombardassero Tripoli? E che Obama diventasse presidente degli Stati Uniti? Tutto è possibile, dipende da molte circostanze.

Laicamente si devono mettere in conto tutte le ipotesi. Del resto con molta cautela anche i nostri ministri non escludono l’idea. Rimasi molto colpito dalle parole pronunciate, e mai smentite, dal ministro dell’Economia italiano Giulio Tremonti, il 20 luglio del 2010 durante una lezione all’Università di Friburgo per il Walter Eicken Institut.

Ricordando la notte dei primi di maggio dello scorso anno quando si creò il fondo di salvataggio per la Grecia, raccontò: «Tra ministri scherzavamo e ipotizzavamo la fine dell’euro. E convenimmo che non c’era necessità di stampare nuove monete nazionali: si poteva continuare a usare quelle dell’euro ma ognuna con valore nazionale, diverse a seconda del Paese che le ha emesse: quelle tedesche che hanno la X davanti al numero di serie, quelle italiane con la S, quelle francesi con la U, quelle belghe con la Z, quelle spagnole con la V e così via».

Se andate a vedere su Wikipedia la voce euro-biglietti vi accorgete che è proprio così: ognuno potrebbe riprendere le proprie fiches. Attenzione, non è solo un docufiction: un economista di grande valore come Mario Sarcinelli ha dichiarato pochi giorni fa che l’uscita di un paese dell’euro «non è astrattamente impossibile» anche se molto complessa.

E’  davvero ipotizzabile il ripristino della Lira? Quali sarebbero le conseguenze? Se per la Grecia, paese assai più piccolo del nostro, la cosa è complessa per l’Italia lo è assai di più. Solo in uno scenario in cui la furia della speculazione riesca a spazzare via Grecia, Portogallo, Irlanda e Spagna si porrebbe il nostro problema».

Diciamo subito una cosa: l’Italia è in declino. Buona parte delle responsabilità vengono dal governo Berlusconi che ha di fatto governato nell’ultimo decennio: il Pil cresce costantemente meno della media europea e la produttività fa ridere. Condoni e pressione fiscale hanno fatto il resto. Siamo i Calimeri d’Europa. Maglia nera.

E pensare che Berlusconi, nel 2001, voleva il miracolo con due aliquote fiscali e abolizione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, ovvero la libertà di licenziare. Se continua così ci saranno grossi rischi per la finanza pubblica, che va risanata e dove ancora si può tagliare in modo intelligente.

Se le agenzie di rating e i grandi fondi internazionali sentiranno l’odore del sangue si avvicineranno e cercheranno di azzannarci, per questo in Italia non servono capitani come Nemo e Achab con i loro incubi. Ma gente in grado di mettere una patrimoniale in una notte: potrebbe essere l’ultimo colpo in canna dell’Italia per evitare il default.

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