L’Italia, se vuole vincere la sfida della modernità, non può più dipendere dai generi alimentari dei Paesi esteri

analisi del batterio killer

Il caso dei cetrioli killer, che tanto sta allarmando l’opinione pubblica in questi giorni, fotografa purtroppo la situazione economica italiana.

A scadenza quasi periodica apprendiamo infatti che il nostro paese deve ricorrere ai ripari per le malattie che vengono importate dai prodotti che ci arrivano dall’estero.

Essendo l’Italia un paese a tradizione principalmente agricola e contadina, ci si aspetterebbe che ad essere importati fosse principalmente  materiale tecnologico; ed invece tutti noi sappiamo che la nostra dipendenza dall’estero (altro che made in Italy!) è tale da farci comprare dai partner stranieri cetrioli, arance, latte, carne, ecc. Insomma anche per l’agricoltura, che pure è di qualità, non siamo competitivi.

Ci domandiamo quindi in tutta onestà: può continuare l’Italia in questo modo?

È lecito che in un paese come il nostro e con una disoccupazione  altissima e principalmente a vocazione agricola importare i prodotti dalla Spagna, dalla Germania, dal Marocco e da altri paesi?

È lecito che nel Sud i contadini, che non vengono sostenuti in alcun modo, non raccolgano il raccolto perché non riescono a sostenere le spese? È lecito continuare a non fare nulla per ridurre l’inflazione, per aumentare la produzione e l’esportazione

Che cosa fa lo stato per aiutare la nostra agricoltura ed  il nostro allevamento?

L’Italia se vuole vincere la sfida della modernità  può dipendere anche per quanto riguarda i generi alimentari dagli altri paesi?

E si può combattere la disoccupazione se non si sostengono con opportune politiche l’agricoltura e l’allevamento?

È ammissibile che il costo della vita nel nostro paese sia così alto e poi non investiamo per produrre di più e per esportare all’estero anche i nostri prodotti?

Perché dobbiamo accettare in maniera passiva di essere invasi dai cetrioli tedeschi,  dalle ciliegie del Marocco, dai prodotti spagnoli senza opporre alcun tipo di reazione?

E’ chiaro che l’Italia ha perso in questi anni potere di contrattazione rispetto ai partner europei e l’agricoltura è stata ridotta, attraverso i vari slogan pubblicitari, solo ad un momento  in cui vengono rievocate le passate tradizioni, gli usi locali e poco invece si è fatto per cercare di ammodernare il sistema e favorire la nascita in tutto il paese (non solo nel Nord !) di imprese competitive.

Si è confuso lo sviluppo con l’invasione nel nostro paese di multinazionali e con la grande distribuzione o con l’industria pesante. Invece di rafforzare il nostro sistema produttivo, ci siamo letteralmente fatti colonizzare da quello straniero.

E nel fare questo abbiamo smesso di produrre  o produciamo molto poco. Abbiamo pensato e continuiamo a pensare che si possa andare avanti con gli aiuti  europei. Ed ora poco alla volta ci sta arrivando il conto di questo tipo  di politica.

E passivamente stiamo subendo una  colonizzazione economica. Noi ci illudiamo di essere ricchi, ma è purtroppo sempre più diffusa la povertà.

Forse sarebbe il caso di meditare su queste cose e di fare nostra la lezione degli illuministi e di riprendere in mano il nostro futuro e di riscrivere le regole del gioco.

Francesco Capaldo

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