L’eurodeputato Sonia Alfano torna all’attacco delle “frequentazioni” del Procuratore generale di Messina

il procuratore Franco Cassata

Riportiamo un articolo postato nei giorni scorsi sul proprio blog dall’eurodeputata dell’Italia dei Valori, Sonia Alfano: riguarda il Procuratore generale di Messina, dott. Franco Cassata.

“Cassata –  afferma la Alfano e a sua volta ha dichiarato in un suo intervento Parlamento, l’on. Antonio Di Pietro – è stato presidente e principale animatore del circolo culturale “Corda Fratres”, frequentato da importanti esponenti della massoneria ed anche da tale Giuseppe Gullotti”, boss mafioso ritenuto con sentenza passato in giudicato il mandante dell’omicidio del giornalista Beppe Alfano avvenuto l’8 gennaio 1993″.   

“E’ il 9 giugno del 2009 – scrive Sonia Alfano – e mentre io festeggio la mia elezione al Parlamento europeo, il pm che ha depistato le indagini sull’omicidio di mio padre parla al telefono con il peggior rappresentante della giustizia messinese: l’attuale procuratore generale, suo degno compare, Antonio Franco Cassata, che in altri documenti troveremo appellato come “lo zio”, al pari di un capobastone della malavita siciliana.

Chi è Cassata ormai lo sappiamo, ma fare un ripasso non può far male. Si tratta del più entusiasta promotore del tristemente noto “circolo” barcellonese denominato “Corda Fratres”, che ha visto soci il boss mafioso Giuseppe Gullotti (condannato a 30 anni quale organizzatore dell’omicidio Alfano), ed il “compare d’anello” (testimone di nozze) dello stesso Gullotti, Rosario Cattafi (pregiudicato e già sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno oltre che, recentemente, al sequestro dei beni da parte del Gico della Guardia di Finanza. Il suo nome saltò fuori, seppure allo stato senza sviluppi, perfino nelle indagini delle Procure di Caltanissetta per le stragi del 1992 e di Palermo sui sistemi criminali). Il dr. Cassata è anche la persona che fu sorpresa nel settembre 1994 a colloquio con la moglie del boss Gullotti in quel momento latitante. E, infine, è la persona le cui gesta sono immortalate in un’informativa di reato che porta, non a caso, il nome “Tsunami”.

Ma torniamo alle telefonate. E’ Cassata che chiama Canali, per chiedergli informazioni su un argomento che deve trattare nell’ambito di una causa a Reggio Calabria. Si tratta di una vecchia informativa delle tenenza della Guardia di Finanza di Barcellona Pozzo di Gotto su una presunta loggia massonica deviata, che avrebbe visto tra i suoi iscritti lo stesso Cassata, l’attuale senatore della Repubblica Domenico “Mimmo” Nania, il dottor Giovanni Lembo (sostituto procuratore della direzione nazionale antimafia condannato nel 2008 a 5 anni per favoreggiamento dell’associazione mafiosa, per la vicenda del falso pentito Sparacio), il prof. Benito Andronico, il fratello dell’ormai noto avvocato Rosario Cattafi, il boss Giuseppe Gullotti e tanti altri. Un dettaglio interessante e non trascurabile: alcuni dei nomi coincidono con quelli che il modesto cronista Beppe Alfano aveva fatto a Olindo Canali a proposito di una loggia massonica deviata barcellonese, nomi ritrovati dieci anni dopo il suo omicidio nella memoria del suo computer.

Il contenuto dell’informativa oggetto della telefonata, rivelato indebitamente a suo tempo dalla D.d.a. di Messina a Giovanni Lembo e Franco Cassata (che erano chiamati in causa da quel documento), fu poi destituito di fondamento dietro intervento dei vertici della Guardia di Finanza con motivazioni sorprendenti quali: è notorio l’impegno dell’on. Domenico Nania contro ogni forma di massoneria, è notorio l’impegno del dr. Cassata contro la criminalità organizzata… Davvero notorio, verrebbe da dire.

Cassata interpella quindi Canali (che era stato il P.m. che aveva delegato la Guardia di Finanza di Barcellona P.G. a raccogliere elementi su una presunta loggia massonica deviata, della quale aveva avuto contezza proprio da Beppe Alfano) per avere ragguagli sulla presunta fonte confidenziale utilizzata dagli investigatori. E conclude spiegando le ragioni delle sue domande. Deve preparare un atto per una causa a Reggio Calabria contro “quel tale” al quale “non darò pace“.

Quel tale è il loro incubo peggiore, la persona che per primo ha sputtanato le collusioni mafiose dell’attuale Procuratore generale di Messina e dalla cui denuncia è nata l’indagine per falsa testimonianza con l’aggravante di mafia a carico di Olindo Canali: l’avvocato Fabio Repici, che ha anche la colpa, agli occhi di questi infedeli magistrati, di aver scovato le prove dei depistaggi commessi da Olindo Canali nelle indagini sull’omicidio di mio padre. Quei depistaggi che da anni denuncio e che ormai hanno trovato evidenza documentale. Quei depistaggi compiuti per tutelare il ruolo centrale di Barcellona Pozzo di Gotto nel biennio stragista di Cosa Nostra e nella trattativa fra mafia e apparati dello Stato. Vicende sulle quali – conlude Sonia Alfano – la carriera di magistrato del dr. Canali troverà termine”.

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