Condanna definitiva per i sei nomadi che nel 2005 assaltarono la villa dell’imprenditore uccidendolo  

la villa di ancrazio Muscolino

Forse questa volta è veramente l’ultima pagina giudiziaria per la banda di slavi che nel settembre del 2005 partendo dal campo nomadi di contrada Gasena, ad Agrigento, finì armi in pugno tra Taormina e Giardini Naxos, in contrada Chianchitta, per una rapina nella villa dell’imprenditore Pancrazio Muscolino, che finì ucciso per difendere la sua famiglia e i suoi averi.

La V sezione penale della Cassazione ha infatti rigettato i ricorsi che riguardavano i sei imputati condannati all’ergastolo nel marzo del 2010 dalla corte d’assise d’appello di Reggio Calabria, dopo che già una prima volta la Cassazione era intervenuta decidendo un nuovo processo dopo la prima sentenza d’appello di Messina, per carenza di motivazione.

Era questo il troncone dei giudizi abbreviati legati all’omicidio dell’imprenditore, che aveva visto condannati al carcere a vita in primo e secondo grado i sei nomadi. Ma nel giugno del 2009 la Cassazione aveva annullato con rinvio, per carenza di motivazione, la sentenza emessa dalla Corte d’appello di Messina, con cui nel novembre del 2008 erano stati confermati i sei ergastoli inflitti in primo grado dal gup Giovanni De Marco, “nonostante” il giudizio abbreviato.

Adesso condanne definitive con il sigillo della Cassazione per Dimitrijvic Slavisa, 41 anni, serbo; Dimitrijevic Zelikos, 27 anni, jugoslavo; Jovanovic Boza, 41 anni, serbo; Stojanovic Vitomir, 43 anni, jugoslavo; Dimitrijevic Slavoljub, 34 anni, jugoslavo; e Bogdanovic Bogdan, 39 anni, serbo.

Nei giorni scorsi la corte d’assise d’appello di Reggio Calabria, per l’altro troncone, quello dei riti ordinari, aveva invece rigettato l’appello residuale presentato da tre imputati serbi già condannati all’ergastolo come componenti del commando (era il troncone dei riti ordinari deciso in appello a Messina il 1. giugno del 2009 con la conferma della sentenza di primo grado per tre nomadi serbi).

L’appello riguardava l’accusa di tentato omicidio nei confronti del figlio dell’imprenditore. In Cassazione la parte civile, i familiari dell’imprenditore, è stata rappresentata dall’avvocato Carlo Autru Ryolo, mentre nella difesa sono stati impegnati gli avvocati Mario Marchi, Giovani Aricò e Giuseppe Gugliotta.

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