In California ideato strumento per decifrare l’attività dei neuroni e tradurre gli impulsi elettrici in immagini

la mente umana

Leggere la mente delle persone potrebbe non essere più solo una suggestione romanzesca o cinematografica. Un gruppo di scienziati del California Institute of Technology ha messo a punto uno strumento in grado, attraverso degli elettrodi, di leggere l’attività  dei neuroni in un cervello umano e tradurre gli impulsi.

Gli impulsi elettrici in immagini: potrebbero essere tradotti, infatti, tramite un apposito decoder e in tal senso sono stati già compiuti i primi test per accertare la fondatezza della scoperta.

Lo studio, pubblicato sulla rivista “Nature”, risale al 2005 quando il neuroscienziato Christof Koch dimostrò che alcuni gruppi di neuroni si attivano al riconoscimento di volti, paesaggi e oggetti.

Ai volontari è stata mostrata la foto di Marylin Monroe “sporcata” da altre immagini chiedendo di isolarla mentalmente; nel 70% dei casi l’esperimento ha avuto successo. La scoperta potrebbe aprire nuove frontiere per pazienti affetti da gravi handicap fisici.

Ma anche in Italia la ricerca sta compiendo passi importanti in questa direzione, all’avanguardia della ricerca e lo studio della mente umana.

La vita dei disabili, in special modo di tutte quelle persone affette da gravi problemi dovuti a malattie neuromuscolari, potrebbe presto essere semplificata dalla tecnologia. Un’equipe di ricercatori del Politecnico di Milano ha ideato un “caschetto che legge il pensiero”. Grazie all’apparecchio, semplice da usare, si potrà scrivere e parlare via computer, navigare in internet, accendere la tv, alzare o abbassare le tapparelle. Insomma, permetterà alle persone portatrici di handicap di essere molto più indipendenti di quanto non possano essere oggi.

Il casco, sperimentato su un discreto numero di pazienti presso l’Irccs “Eugenio Medea” di Bosisio Parini (Lecco), traduce le onde cerebrali in movimenti. L’architettura dell’hardware rileva e registra le onde cerebrali attraverso un gruppo di elettrodi indossati esternamente trasferendo l’informazione raccolta a un software. Quest’ultimo codifica i segnali elettroencefalografici in movimenti del cursore di comando sullo schermo del Pc. Con un addestramento ad hoc, ogni malato potrà adattare il sistema alle proprie caratteristiche ed esigenze, fino a ottenere un’interfaccia cervello-computer efficientissima.

“Rendere possibile la comunicazione e aumentare l’autonomia in pazienti con gravi disabilità, oltre che migliorare la qualità di vita permettendo un maggior uso di strumenti per apprendere e interagire con l’ambiente esterno”. Gli sviluppi della comunicazione diretta tra cervello e computer “sono decisamente promettenti – ha poi commentato Giuseppe Andreoni, del Dipartimento di Bioingegneria del Politecnico di Milano. Il nostro caschetto non solo potrà scrivere sul computer o navigare in rete, ma potrà azionare nuovi meccanismi con la sola forza del pensiero”.

“Grazie al baschetto – ha spiegato Anna Turconi, primario del Raggruppamento di riabilitazione funzionale dell’Istituto di Bosisio Parini “potremo intraprendere percorsi riabilitativi volti al recupero delle funzioni cognitive e di apprendimento di questi pazienti. Un ulteriore aspetto positivo è quello di permettere alle persone disabili un inserimento più attivo nell’ambiente che lo circonda, favorendo processi di inclusione sociale”.

I test rientrano nel progetto Health Innovation Network Technology, un laboratorio virtuale che coinvolge Cnr, Irccs Medea, Politecnico di Milano e ospedale Valduce di Lecco, per studiare le potenzialità della tecnologia nella riabilitazione.

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