Le elezioni a Milano e Napoli “teatro” di scontro politico e lotta civile: voglia di svolta o caccia alla poltrona?

Letizia Moratti e Giuliano Pisapia

In queste ore, in cui la battaglia politica sembra tutta volta alla conquista di posizioni strategiche  per i maggiori partiti italiani (Milano, Napoli, etc.), si ha la sensazione di essere in un paese in preda ad uno scontro civile senza precedenti.

Tutti contro tutti. La Lega contro il PDL, la sinistra di movimento contro la sinistra di partito, ecc.  La Confindustria da sola contro il governo, i sindacati, ecc. I lavoratori a volte contro gli stessi sindacati che dovrebbero rappresentarli.

La geografia sociale e politica del paese appare più che mai controversa, e soprattutto abbiamo una contrapposizione di tensioni così forti e diverse che c’è da chiedersi dove ci porteranno. Sensibilità e idee diverse spesso si fronteggiano in uno stesso partito.

Il senso dell’innovazione ed il vecchio si trovano in qualunque schieramento e con una tale confusione di ruoli, che sembra difficile vedere la via d’uscita. È uno scontro violento, elettorale, fatto di spot pubblicitari, di richiami propagandistici che fa emergere un’Italia a tal punto alla deriva che sembra difficile trovare una soluzione comune.

Liberalizzazione, modernizzazione dello stato, socialismo, populismo, apertura al nuovo e al mundialismo,  xenofobia, istanze separatiste e campanilistiche, atteggiamenti conservatrici delle classi forti, crisi economica, europeismo, mancanza di certezze per i più giovani, e tanto altro si fronteggiano in questi giorni e senza che ci sia possibilità di mediazione tra una posizione e l’altra.

Ed a soffiare vento sul fuoco italiano, diciamocelo con onestà!,  ci sono due minacce che stringono come una tenaglia l’Italia in un morso fortissimo. Da un lato la guerra in Libia che non accenna a trovare la sua naturale conclusione, ma che sembra doversi protrarre a lungo oltre qualunque ragionevole previsione; dall’altro la crisi della Spagna e della Grecia.

Nessuno purtroppo può combattere contro la storia, quando si mette in moto con i suoi incomprensibili meccanismi. Oggi in realtà se il berlusconismo traballa non è per la forza dei suoi avversari, ma perché non è in grado di dare delle risposte ad un quadro socio-economico che è diventato ingestibile.

La ricetta dello spot pubblicitario o della riduzione dello stato ad un’azienda è diventata non solo inattuale, ma vuota rispetto alla molteplicità dei problemi dell’Italia. È il fallimento del partito azienda e delle capacità demiurgiche di un singolo uomo che si scontrano con una realtà più variegata e complessa, che come una tenaglia lo avvolge e lo stringe in un morso fatale.

C’è un vento nuovo nell’aria che non è né di sinistra né di destra. C’è una necessità di cambiamento che va oltre la logica degli schieramenti e che  chiede al ceto dirigente italiano di elaborare soluzioni nuove e soprattutto uomini nuovi, che diano risposte alle mutate esigenze dei tempi.

In questo vento della storia che è ripreso a soffiare, c’è una nuova e più sentita esigenza di democrazia. Quelle masse che da anni si erano disaffezionate alla politica, che spesso non vanno a votare e che non credono più in nulla, sono una forza propulsiva in cui si agita tutto il vento del cambiamento italiano.

La vera sfida ed il vero senso di responsabilità sarà per la classe politica riuscire a rispondere a questi bisogni. La vera sfida sarà riuscire ad uscire dalla logica del mercato delle poltrone.

La vera sfida sarà riuscire a mettere fuori dalla politica coloro che  si vendono per un incarico di sottosegretario o per sedersi su una poltrona. La vera sfida sarà mettere al centro della discussione politica i bisogni delle masse e soprattutto i problemi dell’Italia.

La vera sfida sarà mettere a tacere i discorsi xenofobi, i municipalismi, i campanilismi, la retorica antiunitaria, e ad affrontare i problemi italiani non solo in senso globale ma tenendo conto  del ruolo dell’Italia sia in Europa che nel Mediterraneo.

La domanda è  a questo punto: se le elezioni amministrative non produrranno vero cambiamento (chiunque sia il vincitore), e  se sarà per gli italiani l’ennesima delusione, che cosa accadrà?

Francesco Capaldo

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