Incassavano tangenti per agevolare il rilascio delle concessioni edilizie: in manette funzionari e impiegati Incassavano denaro per velocizzare l’iter del rilascio delle concessioni edilizie i funzionari e gli impiegati del settore urbanistica ed edilizia del Comune arrestati stamane dagli agenti della Squadra mobile. In alcuni casi venivano anche falsificati documenti per fare in modo che le pratiche apparissero in regola. I funzionari del Comune, inoltre, avrebbero anche favorito le pratiche di alcuni studi professionali della città. Dalle indagini è emerso che gli impiegati si occupavano anche di alcune pratiche, che venivano ritenute scomode dai professionisti favoriti, in modo da accantonarle e non farle evadere.

Dodici le persone coinvolte nell’operazione “Urbanistica”. Il gip Kate Tassone ha emesso l’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Giuseppe Melchini, 55 anni, architetto presso l’Ufficio programmazione dell’assessorato ai Lavori pubblici; Pasquale D’Ascoli, 55 anni, geometra, istruttore tecnico del Settore edilizia privata dell’ufficio urbanistica; Giuseppe Chirico, 56 anni, geometra, impiegato presso l’Ufficio edilizia scolastica, mentre agli arresti domiciliari sono finiti: Francesco Calì, 57 anni, responsabile dell’Ufficio condono edilizio; Giovanni Tornatola, 40 anni, impiegato presso l’Ufficio risorse europee e nazionali; Antonio Demetrio Artuso, 38 anni, architetto; Carmelo Maria Lo Re, 39 anni, architetto; Francesco D’Elia, 35 anni, titolare dell’agenzia finanziaria “Financial Group srl”.

Il gip Tassone ha anche applicato a la misura cautelare interdittiva del divieto temporaneo di esercitare attività professionali nei confronti di Marco Condò, 32 anni, collaboratore presso lo studio dell’architetto Lo Re. I reati, contestati a vario titolo, sono l’associazione per delinquere, la corruzione, l’abuso d’ufficio ed altro. «Non si tratta di una indagine antimafia, ma è pur sempre di straordinaria importanza, tenuto conto che ci si trova dinanzi a riscontri di gravissimi reati contro la pubblica amministrazione ed in danno di inermi cittadini».

Lo ha detto il procuratore capo, Giuseppe Pignatone, nel corso della conferenza stampa illustrare i contenuti dell’operazione che coinvolge tre funzionari comunali e cinque professionisti privati. «Le indagini risalgono al 2009, sotto il profilo squisitamente penale, perchè già nel 2008 l’Amministrazione comunale aveva utilmente istituito una Commissione d’inchiesta sull’andamento degli uffici.

Le intercettazioni ambientali hanno fatto emergere uno spaccato di gravissime illiceità, di certificati falsi, di titoli di proprietà dubbi, di certificazioni rilasciate solo dietro il pagamento di tangenti» – ha aggiunto il procuratore della Repubblica Pignatone. Nel 2009 l’Amministrazione comunale (sindaco era l’attuale presidente della Regione, Giuseppe Scopelliti) aveva avviato, a conclusione di quella indagine, il trasferimento di 48 impiegati comunali all’interno dell’amministrazione e tra questi c’erano alcuni degli arrestati odierni.

Ci furono proteste politiche e sindacali e anche ricorsi al giudice del lavoro che, in un caso, reintegrò l’impiegato in questione, che è uno delle persone arrestate stamani. Pignatone ha proseguito: «addirittura, secondo quanto accertato, esisteva un vero e proprio ‘prezziario’, a seconda del tipo di atti, a cui inermi cittadini dovevano attenersi per ottenere risposte celeri dagli uffici dell’Urbanistica dove operavano gli indagati.

Sia chiaro che tra tanti infedeli, vi sono molti funzionari che hanno fatto sempre correttamente il loro lavoro, nell’interesse della cittadinanza». Pignatone, inoltre, ha evidenziato come ”taluni strumenti di regolazione urbanistica siano stati occasione di arricchimento illecito. Ai cittadini di Reggio Calabria voglio ancora una volta fare l’appello di denunciare chi richiede loro illecitamente denaro per ottenere il rilascio di atti e documenti di cui hanno diritto, non affidandosi a lettere anonime che inevitabilmente non possono produrre prove”.

Pignatone, ha definito “protervo” l’atteggiamento del Melchini, il quale, seppure trasferito dall’Urbanistica, continuava ad esercitare il pieno controllo su quell’ufficio, servendosi di professionisti esterni, il così detto ‘studio giusto’, verso i quali orientava i cittadini che aspettavano magari da mesi il riconoscimento di un loro diritto.

Secondo quanto emerso dall’inchiesta condotta dalla V sezione “Reati contro il patrimonio” della Squadra mobile e coordinata dal procuratore aggiunto Ottavio Sferlazza, gli indagati ”alteravano protocolli, retrodatavano atti amministrativi, producevano false attestazioni di collaudo, un vero e proprio sistema di potere, in danno di quei cittadini che aspettavano da anni il disbrigo delle loro pratiche, messe da parte perchè istruite da studi professionali non graditi agli indagati”.

Alla conferenza stampa, erano anche presenti il questore Carmelo Casabona, il dirigente della Squadra mobile, Renato Cortese, ed il dirigente della V sezione, Giuseppe Giordano.

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