In manette dirigenti dei Monopoli per corruzione aggravata. Tra i 10 arrestati anche un americano Le sale da gioco e i centri scommesse sono i nuovi business di Cosa nostra che corrompeva funzionari dei Monopoli di Stato per ottenere in tempi rapidi concessioni e licenze. La Dia di Palermo, con l’accusa di corruzione aggravata dall’associazione mafiosa, ha arrestato 10 persone. Le ordinanze di custodia cautelare eseguite nei confronti di dieci soggetti tra Palermo, Poggioreale, Sassari, Acireale, riguardano anche un americano di origini italiane.

In carcere, tra gli altri, l’ex direttore dell’agenzia dei Monopoli siciliani, attualmente responsabile delle sedi di Campania e Sardegna, Nicola Andreozzi, il vicedirettore della sede siciliana, Salvatore Magno e un dipendente, Giovanni Polizzi, assessore all’Urbanistica in un Comune del palermitano. C’è anche una donna, Maria Franca Simula, impiegata alla direzione Nazionale dei Monopoli tra gli arrestati. La Simula nel 2003 è stata insignita del titolo di Cavaliere della Repubblica. L’inchiesta ha potuto contare su numerose intercettazioni ambientali e telefoniche.

Secondo gli investigatori per accelerare le pratiche per le concessini di sale giochi i prestanome dei boss “offrivano” ad alcuni funzionari vacanze, escort e cene. La corruzione funzionava anche per conoscere in anticipo i controlli che i Monopoli avevano intenzione di fare: i funzionari corrotti in cambio di una cena o di elettrodomestici, facevano sapere ai titolari dei centri che stavano per scattare gli accertamenti.

Oltre a favori e regali i funzionari avrebbero ottenuto, anche da prestanomi di Cosa Nostra, somme di denaro: uno dei dipendenti arrestato, Giovanni Polizzi, in meno di un anno avrebbe intascato tangenti per oltre 40 mila euro. I soldi sarebbero stati accreditati su conti segreti tramite bonifici.

L’inchiesta è stata coordinata dal procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia e dal pm Sergio De Montis. Tra i corruttori l’imprenditore Michele Spina, titolare della Primal, una società catanese aggiudicataria di 24 sale giochi e 71 punti Snai: secondo gli investigatori dietro Spina ci sarebbe Sebastiano Scuto, proprietario di una serie di supermercati condannato per associazione mafiosa.

Ai domiciliari, invece, è finito Francesco Sasarubea, ex amministratore della sala bingo Las Vegas, a Palermo, confiscata dagli inquirenti in un’indagine sul riciclaggio di denaro da parte della mafia.

Un “grave stato di corruzione all’interno dell’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato di Palermo” e, al contempo, l’esistenza di un “organizzato comitato affaristico costituito da funzionari ed impiegati della citata azienda, nonché da gestori di tabaccherie, sale da gioco e centri scommesse”. E’ il quadro delineato dall’operazione della Direzione investigativa antimafia di Palermo  nei confronti di funzionari ed impiegati dell’amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato, nonché di gestori di sale da gioco e tabaccherie, per il reato di corruzione aggravata.

Nella stessa operazione, dunque, sono stati notificati i sequestri di beni immobili e conti correnti bancari, nonché il sequestro di una importante società del settore, che gestiva sale bingo e centri scommesse.

I provvedimenti sono stati emessi dal Gip del Tribunale di Palermo e scaturiscono da un lavoro investigativo coordinato dal procuratore aggiunto Antonio Ingroia e dal sostituto Sergio Demontis.

“Altrettanto grave – spiega la Dia – è da ritenersi, il comportamento di alcuni funzionari della direzione dei Monopoli di Roma, delegati alla verifica dell’operato delle diramazioni periferiche, che, omettendo i prescritti controlli, consentivano di fatto che alcuni imprenditori continuassero a gestire illecitamente sale da gioco e centri scommesse per i quali, in realtà, non possedevano i requisiti richiesti dalla legge”. L

L’operazione di queste ore è il prosieguo di altre indagini che hanno portato, in passato, al sequestro ed alla confisca della sala Bingo Las Vegas di Palermo, tra le più grandi di Europa.

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