La ricchezza delle famiglie regge ma i mercati hanno reso scettici i risparmiatori: qual’è il vero scenario? In Italia, in questi anni, sono aumentati i depositi bancari, le assicurazioni, le emissioni di titoli di Stato e le obbligazioni bancarie a dispetto della raccolta dei Fondi comuni, (Risparmio Gestito). Stabili invece gli investimenti in azioni. Ma se andiamo ad approfondire l’argomento, le cose stanno diversamente…

Negli ultimi dieci/dodici anni abbiamo assistitito a capovolgimenti finanziari e a successivi periodi di stabilità come non se n’erano mai visti prima. I fatti negativi, purtroppo frequenti nel recente passato, come attentati terroristici, calamità naturali e catastrofi finanziarie (vedi il fallimento della Lehman Brother e il declassamento del debito pubblico di qualche stato sovrano), hanno più volte sconvolto l’economia e depresso i mercati. Al contrario, le notizie positive generate dallo scampato pericolo di quanto appena descritto, unite alla crescita economica dei cosiddetti Paesi in via di sviluppo, hanno innescato, sempre nell’ultimo decennio, dei cicli virtuosi che hanno dato origine ad altri periodi più o meno lunghi di crescita finanziaria con bassissima volatilità.

Quello che ne è scaturito alla fine è il risultato che emerge dai dati statistici di seguito evidenziati (in miliardi di €):

Ricchezza degli Italiani 1999 2009 Incremento
Abitazioni di proprietà 2.506,30 4.832,20 92,80%
Altri immobili e oggetti di valore 680,20 1.050,90 54,50%
Azioni 647,40 636,60 -1,67%
Depositi & monete 499,20 751,80 50,60%
Fondi Comuni 478,70 186,20 -61,10%
Assicurazioni 289,00 632,30 118,79%
Titoli pubblici Italiani 163,70 189,10 15,52%
Obbligazioni Bancarie 162,40 384,40 136,70%
Risparmio Postale 155,30 310,70 100,06%
Partecipazioni 147,40 48,00 -67,44%
altre attività 82,70 295,40 257,19%
Titoli esteri 72,70 130,40 79,37%
altre passività -131,20 -218,60 66,62%
Prestiti, mutui e credito al consumo -231,30 -641,30 177,26%
Ricchezza netta 5.522,50 8.588,10 55,51%

 

Sapendo che gli Italiani amano il “mattone” non desta sorprese il dato sulle abitazioni. C’è da chiedersi invece da cosa deriva l’aumento delle obbligazioni bancarie e cos’è che ha minato sensibilmente le performances e la fiducia della maggior parte dei risparmiatori che giustifica un calo così pesante dell’industria del Risparmio Gestito, visto che gli investimenti in azioni (nello stesso periodo non brillante), sono stabili.

Entriamo nel merito: per quanto riguarda il Risparmio Gestito c’è da dire che la maggior parte delle SGR, (cioè le Società di Gestione), di estrazione non bancaria (che hanno patrimoni più piccoli), hanno incrementato sensibilmente i loro capitali in Gestione, in controtendenza con i dati complessivi, mentre quelle di estrazione bancaria (che hanno patrimoni nettamente più consistenti), li hanno persi.

Come si spiega questo? Perchè i gestori di alcune Società non bancarie hanno ottenuto risultati migliori che legittimano la loro raccolta positiva? Che siano stati più bravi e preparati ? O forse ci sono delle altre ragioni ?

Probabilmente le cause sono da ricercarsi in qualcos’altro. Una di queste potrebbe chiamarsi: conflitto d’interessi.

Conflitto d’interessi vuol dire che il mestiere di Gestire il Risparmio è in netto conflitto con l’altro mestiere che fanno le banche: quello di prestare il denaro. Infatti è lecito pensare che se una Banca concede credito ad una grossa azienda si debba di conseguenza accollare il rischio d’insolvenza di quest’ultima, in cambio degli interessi sul prestito. Invece, grazie al fatto che fa anche l’altro mestiere (cioè quello di gestire il risparmio), la banca ha la possibilità di “scaricare” il rischio di insolvenza sui risparmiatori, vendendo loro le obbligazioni, cioè le “cambiali” della ditta finanziata, lucrando oltretutto, anche sul collocamento stesso dei Bond.

Il caso Parmalat insegna: sono stati concessi circa 400 milioni di euro all’azienda quando aveva già un piede nella fossa, con le note conseguenze. C’è una lunga serie di titoli emessi o detenuti nelle tesorerie degli istituti di credito che sono stati nel passato oggetto di transazioni quantomeno dubbie: Bond Argentini, Enron, Lehman Brothers, Bear Stearns, Cirio ecc …

Ma c’è dell’altro: la carenza di regole internazionali adeguate permette agli istituti di collocare quei titoli cosiddetti “strutturati” da loro stessi confezionati che, quando va bene, sono carichi di “commissioni” (per la banca) e lasciano un “margine di guadagno esiguo” (al cliente), ma più spesso si rivelano dei veri e propri contratti “capestro” di cui gli ignari risparmiatori restano vittime.

La moderna ingegneria finanziaria non pone limiti alla creatività di certi strumenti altamente sofisticati con una veste apparentemente semplice, contenente nel sottostante, una “scommessa” accattivante ma difficilmente realizzabile e che continuano ad essere collocati anche presso Enti ed Istituzioni.

Il recente caso BNL nel mirino delle Fiamme Gialle ne è la dimostrazione. Per fare un esempio di ciò che è un titolo strutturato, possiamo provare (aprendo una parentesi semiseria), a costruirne uno “fai da te”.

Supponiamo di voler investire  10.000 euro per due anni: la prima cosa da fare è sottoscrivere con 9.500 dei 10.000 euro, un normale zerocoupon che a due anni ci farà riavere 10.000 euro (in questo modo abbiamo salvaguardato il nostro capitale a scadenza).

Con i restanti 500 euro possiamo sbizzarrirci acquistando quanto di meglio fra schedine Totocalcio, Totip, Lotto, Superenalotto, Gratta e vinci ecc… Il risultato complessivo finale del nostro investimento, dopo due anni, non si scosterebbe molto da quello che otterremo sottoscrivendo un’obbligazione strutturata con un prospetto informativo di centinaia di pagine, ma almeno, avremo il vantaggio di non pagare alcuna commissione alla banca.

In conclusione, tornando al risparmio, vorrei spezzare una lancia a favore di quelle SGR (sono un segmento di nicchia rispetto ai colossi bancari), che fanno l’unico mestiere di Gestire il Risparmio e che semplicemente “affiancano” i loro clienti nella scelta dei prodotti perseguendone gli stessi obiettivi, limitandosi ad applicare efficaci ed innovativi strumenti per poter restituire loro un rendimento che sia accettabile in relazione al rischio che questi vogliono correre, soprattutto indipendentemente dall’andamento dei mercati finanziari.

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