Bossi comanda e il Premier anche stavolta esegue. La maggioranza è divisa. Alemanno: “Così salta ogni intesa” Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, dice sì all’ipotesi di spostare alcuni ministeri a Milano precisando però che “arriveranno probabilmente dei dipartimenti”. “Parola data non torna indietro, sulla questione dei ministeri al Nord Berlusconi è d’accordo. E i ministeri verranno”, aveva detto sulla questione il ministro Umberto Bossi. Sulla questione infuria la polemica e la maggioranza si divide. Alemanno: “Così salta ogni intesa”.

“Ci sono già a Milano dipartimenti delle opere pubbliche e del provveditorato scolastico – ha detto Berlusconi -, penso che non ci sia nessuna difficoltà a che alcuni ministeri possano venire a Napoli e in altre città anche del sud e che potranno essere in grado di lavorare conoscendo da vicino le situazioni”. L’esito del ballottaggio di domenica, qualsiasi esso sia, continua Berlusconi, non avrà “assolutamente nessun peso per quanto riguarda la continuità di governo fino alla fine della legislatura e nessuno per quanto riguarda le riforme che questo governo, finalmente, con questa nuova maggioranza potrà assolutamente approvare”.

Il leader del Carroccio non si lascia intimorire dal coro di voci contrarie che arrivano anche dal Pdl. “Non mi interessa – assicura Bossi – che molti del Pdl non sono d’accordo. E’ d’accordo Berlusconi, quindi i ministeri verranno a Milano. D’altra parte il ministro sono io. Io e Calderoli siamo due ministri che firmeranno per portare a Milano, a casa nostra, giustamente un po’ di ministeri”. Portare a Milano i ministeri, continua Bossi, “vuol dire che creano posti di lavoro. Per questo li vuole Roma. Berlusconi ha detto di sì e quindi parola data non torna indietro”.

Spostare i ministeri da Roma rimetterebbe “in discussione ogni equilibrio e ogni intesa”: così il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, replica al leader della Lega Umberto Bossi. “L’unica parola data che conta – afferma – è quella nei confronti degli elettori. Nel programma elettorale del centrodestra non è mai stato inserito lo spostamento dei ministeri. Compiere questo atto, senza neppure un voto parlamentare, sarebbe una violazione del mandato elettorale. I nostri elettori si aspettano la riduzione dei ministeri, non il loro spostamento con aumenti di costi e appesantimento delle burocrazie. Roma – conclude Alemanno – questa cosa non l’accetta”.

“Spostare uno o due ministeri al Nord qualche vantaggio lo porterebbe. Ma mi sembra molto complesso da realizzare”. Lo afferma il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, commentando l’ipotesi di un decentramento di alcuni dicasteri. “Non è la richiesta più pressante – ha sottolineato il governatore – dei nostri imprenditori e dei nostri ceti produttivi”. Poi, replicando a Umberto Bossi che lo ha invitato a tacere sulla questione, il governatore ha ricordato “la posizione di chiusura” dei capigruppo del Pdl alla Camera e al Senato sull’argomento e ha affermato che “senza i voti del Pdl la proposta della Lega non va lontano”.

Dura la reazione di Stefano Galli, capogruppo della Lega nel Consiglio regionale della Lombardia: “Se davvero Formigoni vuole favorire la Moratti – osserva – farebbe meglio a tacere. Con le sue dichiarazioni sui ministeri al Nord e sulla disponibilità a collaborare con Pisapia – prosegue Galli – Formigoni sta sbagliando tempi e modi dei suoi interventi, ingenerando una possibile incomprensione dell’elettorato”. Dalle parole ai fatti. In un gazebo, allestito nell’immediata periferia del capoluogo lombardo,  la Lega ha avviato una raccolta di firme a favore del decentramento. Calderoli, intervenuto sul posto ha confermato l’intenzione di andare avanti. “Io sono abituato che nel Pdl decide Berlusconi e lui ci ha detto sì, a me basta”.

Intanto, anche Maurizio Gasparri e Fabrizio Cicchitto, in una nota congiunta, hanno fatto sapere di non condividere l’idea dei ministeri al nord. “Il rapporto fra l’attività di governo e il territorio – scrivono i due capigruppo Pdl – può essere affrontato in modo positivo con conferenze periodiche fatte a Milano e a Roma fra ministri, presidenti di Regione e sindaci dei Comuni capoluogo. In questo modo si possono evitare i complessi problemi istituzionali che il decentramento di alcuni ministeri può porre”.

“Occorre non confondere la propaganda con i veri problemi degli italiani”. E’ il commento a caldo del ministro della gioventù Giorgia Meloni. Che spiega: “Spostare una parte dei ministeri fuori dalla capitale di per sé non rafforzerebbe il legame tra il governo e il territorio ma porterebbe solo complicazioni pratiche e nuove spese. Se davvero si vuole stringere il legame tra centro e periferia credo sia molto più produttiva la proposta di Gasparri e di Cicchitto.

Sul tema è tornato anche il capogruppo dell’Italia dei Valori al Senato, Felice Belisario. “La farsa grottesca sui Ministeri – sottolinea l’esponente Idv – rende perfettamente l’idea dello stato confusionale in cui si trova il centrodestra. La maggioranza riesce a contraddirsi anche nel fare propaganda, è allo sbando totale”.  Ma tanto, continua il capogruppo “ormai gli italiani hanno capito, le vittorie ai ballottaggi di de Magistris e Pisapia daranno la spallata finale”. Sulla stessa linea il dirigente del Pd, Roberto Di Giovan Paolo. “Nella maggioranza – osserva – è guerra di tutti contro di tutti. Nei fatti la Lega non perde occasione per attaccare Alemanno e il Pdl non dà risposte credibili”.

La presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, e il sindaco di Roma, Alemanno, hanno chiesto un incontro urgente al presidente del Consiglio, per avere chiarimenti in merito alle ipotesi, ripetutamente avanzate dalla Lega, di trasferire alcuni ministeri dalla Capitale.

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