Il ballottaggio di Milano “infiamma” lo scontro politico. E a pochi giorni dal verdetto, la Lega alza il tiro È una storia vecchia, che puntualmente si ripete. Un copione già visto, anche nel lontano primo Novecento. In questi giorni è diventata manifesta a tutti la strategia del PDL e della Lega. Hanno deciso che per far fronte al nemico Pisapia bisognava evocare il “fantasma rosso”! Questo è il grido di battaglia della destra. Qualcosa di simile accadde, come in tanti ricorderanno, anche quando Mussolini salì al potere. Per paura dello spettro rosso, i ceti medi non si accorsero di un male ben peggiore: il Fascismo.

Ma da allora ne è passata di acqua sotto i ponti e ciò ha portato alla caduta del comunismo ed anche della pretesa di intendere la storia in una contrapposizione continua tra le forze del bene e del male. Se la nostra democrazia oggi fosse veramente matura, si parlerebbe dei programmi per Milano e Napoli e non si scenderebbe così in basso da ridurre lo scontro al puro insulto personale. Chi oggi si reca a Milano infatti, specie se è un turista straniero, ha la sensazione non di entrare in una capitale europea, ma in una città dimenticata, abbandonata a se stessa. Una grande città insomma, ma non una capitale economica. Il degrado milanese di oggi purtroppo riflette la caduta dell’Italia, del suo mondo imprenditoriale, ed anche del suo capitalismo. E per far fronte a questi problemi non basta come propone il leader della Lega Bossi spostare qualche ministero da Roma a Milano. Si tratta di problemi e mali strutturali a cui si reagisce con una politica seria, fatti di meno spot, e di più realismo e concretezza. Evocare a pochi giorni dalle elezioni lo spettro rosso o demonizzare il nemico, ci spiace dirlo, ma serve ancora una volta a non parlare dei problemi veri.

C’è in questo modo di fare una scarsa fiducia nella democrazia e soprattutto la convinzione che basti spaventare le classi medie per prendere altri voti.   C’è un’idea di sottofondo che la politica non si debba reggere su una valutazione razionale dei programmi dei candidati, ma su un sentimento non ben definito che è la paura. E per la democrazia non c’è nulla di peggio del sentimento. Le scelte dei cittadini debbono infatti essere guidate da una serena analisi razionale delle proposte e non da sentimenti che impediscono  qualunque valutazione.  Milano e Napoli sono città caratterizzate da tanti problemi e soprattutto snodi chiave per la politica economica del paese. Una è la porta verso l’Europa, l’altra verso il Mediterraneo. I cittadini che a breve si appresteranno ad andare alle urne dovranno chiedere ai candidati non a quale partito o fazione appartengono   ma che cosa concretamente hanno intenzione di fare per rilanciare lo sviluppo e la crescita di due grandi capitali, che da anni vivono purtroppo una stagione di decadenza.

Francesco Capaldo

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