Consegnati a Messina i reperti raccolti sulla scena del presunto suicidio: Raitre li aveva mostrati il 27 aprile. Le indagini sulla morte di Maurizio Russo verso un’accelerazione. Il programma di Raitre “Chi l’ha visto” – come riporta stamane la Gazzetta del Sud – ha depositato presso la Procura della Repubblica di Messina i reperti rinvenuti nel podere di Randazzo, dove la mattina del 21 aprile venne ritrovato il corpo privo di vita, apparentemente suicida, dell’imprenditore taorminese che era scomparso il 24 marzo. I reperti potrebbero rivelarsi determinanti per l’esito della vicenda. Si parla in particolare di diverse cicche di sigaretta, che erano state individuate dal giornalista Walter Rizzo sulla scena del presunto suicidio. Il tutto fu poi mostrato nel corso del servizio messo in onda il 27 aprile. Al termine di quella puntata la conduttrice Federica Sciarelli disse: “le cicche che abbiamo trovato ce le abbiamo noi”, auspicando che quegli elementi potessero essere chiesti e acquisiti dalle Forze dell’Ordine.

Tre settimane dopo, la redazione del programma (che sta continuando a monitorare gli sviluppi del caso) ha deciso adesso di consegnare tutto in Procura nella speranza di favorire una svolta nell’attività investigativa. Accanto al punto dove si trovava parcheggiato il furgone Caddy Volkswagen di Maurizio, ricordiamo c’era infatti un pacchetto vuoto con delle sigarette,  della stessa marca fumata dall’imprenditore, mentre circa due metri invece decine di mozziconi, alcune recenti ed altre vecchie di parecchie settimane. Le cicche vecchie erano oltre venti: alcune di filtro giallo come quelle fumate da Maurizio, altre a filtro bianco. Russo non fumava mai sigarette di marca diversa.

“Nel podere dove venne trovato Maurizio – sempre come raccontato il 27/4 da “Chi l’ha visto” – c’era una parte del terreno pulita e in ordine, senza mozziconi. In una ristrettissima zona  si trovavano invece tante cicche. E’ come se qualcuno avesse atteso a lungo in questo posto, fumando nervosamente. Ma quel qualcuno non può essere Maurizio, le sigarette a filtro bianco non sono le sue. C’era anche il mozzicone di un sigaro toscano e un blister di medicinali, un farmaco che si vende solo dietro prescrizione medica per la cura del diabete. Maurizio non era diabetico”. Tutti quegli elementi presenti nel podere di contrada Pirao sono stati affidati alla Procura di Messina, che ora potrebbe quindi disporre specifici accertamenti. Rimane il più stretto riserbo sui due biglietti trovati nelle tasche di Maurizio e sin qui secretati: uno, con poche righe, era stato indirizzato dall’uomo alla sua famiglia mentre l’altro conterrebbe “elementi importanti per le indagini”. Si starebbe cercando di appurare se quei biglietti li ha davvero scritti Russo ed eventualmente in quali condizioni: per capire se dunque possa essere stato indotto alla stesura di quelle righe. La moglie di Maurizio, Loredana, e tutti i familiari sperano possa emergere la verità. A Taormina, la gente non ha mai creduto all’ipotesi del suicidio: troppo complicata e piena di anomalie la dinamica di quello che sarebbe stato un gesto estremo.

Tra le ipotesi c’è quella dell’istigazione al suicidio: ma la convinzione collettiva è che, in ogni caso, il 41 enne imprenditore taorminese sia rimasto vittima di qualche azione criminale. Maurizio nel periodo precedente la scomparsa era stressato ma non aveva motivi tali da spingerlo sino alla decisione di togliersi la vita. La Procura di Messina sta seguendo con attenzione diverse piste. Sono, intanto, attesi per i prossimi giorni gli esiti dell’autopsia eseguita il 21 aprile sul corpo di Maurizio. Il medico legale depositerà quanto prima i risultati degli esami effettuati nelle ore successive al ritrovamento dell’imprenditore. Da lì potranno emergere indicazioni di indubbio rilievo per comprendere a quale destino è andato incontro Maurizio Russo. L’unica, amara certezza, è che un giovane imprenditore onesto non c’è più. Per il resto nulla si può escludere. Su questo fronte, ma anche su qualche altro, i prossimi giorni sono destinati a dire cose importanti. I fatti, alla lunga, sono più ostinati dei luoghi comuni. Oltre la quiete si intravede di più e far credere altro ormai serve a ben poco. Il mito della Taormina “immacolata” è finito. La gente ha compreso. Ecco perchè, da qualche parte, è arrivato il momento di mettersi una mano sulla coscienza e riflettere. Alla fine la scelta sarà molto semplice: fare di tutto per ripulire Taormina o fare il minimo per consegnarla definitivamente.

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