Delitto Sarah Scazzi, per la Cassazione “confessioni contraddittorie”. Ma Sabrina “deve restare in carcere” Michele Misseri non è attendebile, ma la figlia Sabrina dovrà comunque restare in carcere. Lo ha deciso la Cassazione, che nelle motivazioni depositate giovedì 19 maggio spiega perchè, nonostante il padre non sia affidabile, la ragazza non potrà lasciare l’istituto penitenziario nel quale è detenuta con l’accusa di aver ucciso la cuginetta Sarah Scazzi il 26 agosto 2010.

La Suprema Corte ha decretato che le sette versioni differenti offerte dallo zio Michele nella ricostruzione del delitto della piccola Sarah sono “tra di loro incompatibili e sovente contrapposte, ciascuna porta con se una totale o parziale, ma sempre significativa, quota di ritrattazione e, con essa, un grave segnale di inattendibilità”.

La Cassazione specifica che non si tratta “di una chiamata in correità che rimane ferma nel suo nucleo essenziale (abbiamo commesso  l’omicidio insieme e in questo modo), arricchendosi di dettagli su aspetti collaterali. Si tratta invece di versioni tra di loro in forte contrasto.

Si alleggerisce la posizione della figlia Sabrina, coinvolta nella vicenda dalle confessioni del padre, anche se la ragazza non potrà lasciare il carcere come sperato dai suoi legali. Gli avvocati della giovane, Franco Coppi e Nicola Marseglia, avevano chiesto la scarcerazione della Misseri in base a “elementi di novita” emersi nel corso delle indagini.

Secondo la difesa Misseri si sarebbe dimostrato del tutto “inattendibile” mentre l’alibi di Sabrina sarebbe stato “forte”, fondato su tabulati telefonici. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dei legali ma ha annullato con rinvio l’ordinanza, che era stata emessa dal Riesame a gennaio, per un nuovo esame da parte del Tribunale di Taranto, che dovrà stabilire se alla Misseri potrà essere concessa la misura dei domiciliari.

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