Perquisizione in casa Parolisi: inquirenti alla ricerca di tracce nel computer: il marito chattava con l’amante? Alla ricerca disperata di altri indizi. E’ stato confermato dagli inquirenti il sequestro del computer di Salvatore Parolisi, il marito di Melania Rea, la donna trovata morta il 20 aprile scorso a Ripe di Civitella (Teramo). Il militare resta ancora persona informata sui fatti e non indagato ma attorno a lui sembra stringersi il cerchio.

Gli inquirenti perquisicono l’abitazione di Parolisi e cercano una traccia nel terminale del non ancora indagato. Potrebbero trovarla, secondo alcune ipotesi, nei contatti che utilizzava: potrebbe essere un modo per avvicinarsi a quella che sembra essere la soluzione del giallo. Nel frattempo anche i genitori di Melania mettono in crisi il caporale. “Se Salvatore sa qualcosa deve parlare e spiegare tutto agli inquirenti, deve dire la verita”, ha detto il padre Gennaro Rea. “Della relazione del genero con la soldatessa Ludovica P. non sapevamo nulla, sennò mia figlia non sarebbe morta. Se avessi saputo non avrei fatto finta di niente. Melania ha lasciato la sua casa, il suo paese, lo ha seguito dove lui ha voluto, dopo il matrimonio, per finire uccisa a coltellate in un bosco. Ma per il momento la questione del tradimento va messa da parte: ci interessa sapere il perche’ e chi’ ha ucciso Melania”.

“Chissà, si è chiesto poi Rea, se mentre veniva uccisa da questo o da questi esseri immondi invocava i suoi familiari. Questo mi fa rabbia, che io non fossi li”.

“Melania – ha aggiunto la madre – è morta per amore e per i valori che aveva nei confronti del marito, della famiglia. Melania è stata ricordata questo pomeriggio in una messa in suffragio celebrata dal parroco di Folignano don Carlo Lupi su richiesta dei vicini di casa dello stabile dove Melania e il marito Salvatore Parolisi abitavano con la figlioletta. Fra questi anche Raffaele Paciolla, l’agente di polizia penitenziaria al quale Salvatore telefonò il giorno della scomparsa della donna dicendogli se la sono presa e pregandolo di aiutarlo nelle ricerche.

Gli occhiali di Melania, spariti dalla scena del delitto. Il giallo della terza scheda telefonica di Salvatore, di cui fonti confermano il ritrovamento, smentito invece dai carabinieri.

E Gennaro Rea, il padre della donna uccisa nel bosco delle Casermette, che lancia un appello al genero con cui, dopo le pacche sulle spalle iniziali, è ormai entrato in rotta di collisione: «Deve parlare e spiegare tutto agli inquirenti, deve dire la verità».

Un mese e un giorno dal massacro della mamma di 29 anni. Invece di prove, nascono altri dubbi; tasselli di un puzzle che non ne vuole sapere di andare a posto. Tanto che un investigatore si lascia sfuggire: “Per venirne a capo ci vorrà almeno un altro mese”.

Ma a tenere banco in questo giallo infinito sono ancora i rebus. Perchè dalla radura della morte sono scomparsi gli occhiali da sole di Melania? Lei li indossava poco prima del delitto, come dimostrano le telecamere del supermarket in cui era entrata con Salvatore e la figlioletta. Non sono stati trovati da nessuna parte. Perchè far sparire quel solo reperto, lasciando vicino al cadavere sia il cellulare che l’anello col brillante probabilmente scagliato da Melania al suo assassino?

Un’ipotesi, è che gli occhiali possano essere stati raccolti dall’anonimo telefonista che il 20 aprile, due giorni dopo l’omicidio, ha permesso di trovare il corpo trafitto da 30 coltellate.

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