In Italia è ancora scontro sul contraccettivo d’emergenza autorizzato dall’Agenzia europea del farmaco Più che pillola dei 5 giorni dopo si potrebbe definire la pillola che non arriva mai. Doveva essere commercializzata in Italia già alla fine dello scorso anno e invece aspetta da oltre otto mesi un parere del Consiglio superiore di sanità. Lo aveva chiesto a settembre il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, per verificare la compatibilità di EllaOne, questo è il nome del prodotto, con la legge 194. Un consulto necessario per “chiarire” se il farmaco sia di natura abortiva o contraccettiva. Il ministero vuole vedere se è possibile escludere con certezza che agisca dopo concepimento. In Italia, insomma, il dilemma è quello: le autorità sanitarie si chiedono soprattutto se quella pillola sia preventiva o abortiva e nel dubbio non decidono.

Il primo stop. La pillola è efficace fino a 120 ore dopo il rapporto sessuale considerato a rischio e impedisce l’inizio della gravidanza. È già diffusa in molti paesi europei e negli Stati Uniti. Ma questo farmaco, ancora prima di essere messo in vendita, fa già discutere. La Commissione consultiva tecnico-scientifica dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha espresso “preoccupazione riguardo alle eventuali conseguenze di un uso ripetuto”. “Nel maggio 2010, dopo aver sentito il parere di un esperto ginecologo, la Commissione ha infatti ritenuto opportuno sospendere la valutazione e sottoporre al Consiglio superiore di sanità un quesito specifico circa la compatibilità con la normativa vigente in tema di contraccezione e interruzione volontaria di gravidanza”, fa sapere l’Aifa.

L’interpellanza parlamentare. Una mossa che non ha convinto i Radicali: hanno presentato una interrogazione parlamentare per sapere a quale titolo sia stato richiesto il parere al Consiglio superiore di sanità. “La pillola dei 5 giorni dopo è bloccata dall’Agenzia italiana per il farmaco da questioni politiche e non tecnico scientifiche”, spiega la senatrice radicale e segretario della commissione Sanità di palazzo Madama, Donatella Poretti – . Una situazione simile era già avvenuta con la Ru486, quando per una procedura d’immissione in commercio di un farmaco per mutuo riconoscimento, l’Aifa invece dei 90 giorni previsti ne impiegò ben 763. Ma l’Italia, in quanto membro dell’Ema, l’ente europeo per il controllo dei farmaci, si è già espressa a favore della commercializzazione del farmaco come ‘contraccettivo femminile d’emergenza e dunque ora è obbligata a dare il via libera”.

Fazio: “Presto il parere”. Per fermare la polemica che va avanti da tempo è intervenuto il ministro Fazio che ha promesso che a breve arriverà l’atteso parere. “Anche a seguito di interrogazioni parlamentari – spiega il ministro – ho sentito il presidente del Css, che mi ha detto che si sta già discutendo dell’argomento e che a breve sarà formulato un parere”.

Come funziona. La pillola contiene l’ulipristal, un contraccettivo di emergenza di ultima generazione, che funziona fino al quinto giorno successivo a un rapporto sessuale non protetto. In Europa è stata approvata dall’Ema, l’ente europeo per il controllo dei farmaci ed è già reperibile in Gran Bretagna, Francia, Germania e Spagna. Ha avuto già l’autorizzazione alla vendita anche negli Stati Uniti. Va ricordato però che in Francia l’Agence française de sécurité sanitaire des produits de santé (Afssaps) ha inserito il medicinale nella lista di 59 farmaci che ha messo sotto sorveglianza per monitorarne gli effetti collaterali.

In Italia il parere chiesto dal ministero a settembre doveva ricevere una risposta “entro un mese”, come aveva dichiarato il sottosegretario alla Salute, Eugenia Roccella. Ma la soluzione sembra ancora lontana. Sulla questione si è pronunciato anche il farmacologo Silvio Garattini: “Il via libera alla pillola dei 5 giorni dopo può ritardare, ma alla fine deve necessariamente arrivare. Altrimenti, si deve aprire un arbitrato a livello europeo, ma per farlo ci devono essere validi motivi. In quanto membro dell’Ema anche il nostro Paese si è espresso a favore della commercializzazione del farmaco ed è obbligato a dare il via libera”.

Gli interrigativi rimangono ancora senza risposte e in tanti si interrogano sulla cosa più giusta da fare e sulla valutazione più opportuna a riguardo di questa pillola.

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