Mario Sementilli è morto nel lontano 1977 ma da allora la Rai continua a inviargli il bollettino dell’abbonamento A casa del fu Mario Sementilli, a Grotte Celoni, la Rai tenta di imporre da trentaquattro anni un concetto quantomeno particolare: anche la morte, quando c’è di mezzo il canone tv, può diventare un evento relativo. La conferma di questa filosofia l’eternità dunque esiste è giunta con un sollecito di pagamento dell’Agenzie delle Entrate. «Abbonamento N. 1225808, ci risulta che Lei non è in regola». Non risulta, è ovvio, un dettaglio non da poco: il signor Mario è sepolto a Ceprano, Ciociaria, dal 1977.

La storia mai stupirsi, l’Italia è questa, si trascina da decenni. «L’ultima raccomandata porta la data del due maggio – rivela Rosanna Sementilli, 63 anni, unica figlia e unica erede di Mario, casa in via Villa Castelli 22 a Grotte Celoni, abbonata Rai senza macchia – e questa volta si è pure aggiunta una cartella esattoriale della Gerit-Equitalia. La Rai (Ufficio Sat di Torino) chiede il pagamento del canone per gli ultimi cinque anni. Totale circa duemila euro tra sovrattasse, interessi e mora. Gli abbiamo detto e ridetto, a quelli di Torino, che mio padre è deceduto e che se vogliono possono scrivere al cimitero. Niente. È come se non sentissero».

Il signor Mario, morto a cinquantanove anni, era un costruttore. Riposa nella tomba di famiglia nella cittadina vicino Frosinone e la figlia, all’indomani del decesso, è subentrata a lui nell’abbonamento Rai (che in realtà è una tassa ormai contestata da molti). L’ultimo sollecito i Sementilli ne ricevono un paio l’anno è firmato dal «Responsabile Sat, Dr.ssa Cristina Varesano». «Abbiamo cercato di metterci in contatto con lei – racconta Rosanna Sementilli – Niente da fare. Ci passano, a nostre spese, un call-center. E intanto continuano a mandare raccomandate. È una cosa che dà fastidio, una questione di principio, una riprova del Paese che siamo».

A casa Sementilli, tra l’altro, le armi sono affilate. Pietro Barone, 64 anni, marito della figlia di Mario, è avvocato. Per anni, lui ex repubblicano, è stato presidente del VIII Municipio quando i municipi si chiamavano ancora circoscrizioni. «Le lettere di contestazione le scrivo io – dice – È una pazzia. Non hanno mai risposto. Al postino, sull’ultima raccomandata, ho fatto scrivere: «Deceduto». Come parlare al vento. Ma non si tratta solo di un puntiglio. È che qui, pazzescamente, si rischiano conseguenze pratiche».

La Rai, rifiutandosi di prendere atto che Sementilli, il costruttore, è morto, ha chiesto alla Gerit di emettere una cartella (sempre contro il de cuius) per il recupero del presunto credito. «Scendendo per i rami – spiega l’avvocato Barone -alla fine mia moglie, in quanto unica erede, verrà chiamata a risponderne. Bisognerà fare ricorso, starci dietro, andare in Tribunale, pagare i bolli, presenziare alle udienze e via dicendo. Tutto per una persona che purtroppo non c’è più».

L’Agenzia delle Entrate, Ufficio Territoriale di Torino, ricorda nel sollecito al signor Sementilli che «il mancato pagamento costituisce una violazione tributaria». Ci sono, in certe storie, i connotati di un sistema e di una Nazione. La Finanziaria del 2008 ha abolito il canone Rai per tutte le persone che hanno più di 75 anni e un reddito non superiore a 6.713,18 euro l’anno. Esclusi, evidentemente, i morti, come se l’aldilà desse frutti e contribuenti.

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