Accertati i crimini di guerra commessi dal raìs. Alleati pronti a un’azione militare per arrestare il leader libico Imminente la cattura di Muammar Gheddafi. Un blitz delle forze alleate potrebbe scattare già nelle prossime ore. Il colonnello si trova asserragliato nel suo bunker, dove nei giorni scorsi sembra sia stato ferito nel corso dei bombardamenti. Il procuratore della Corte penale internazionale, Luis Moreno Ocampo, ha chiesto ufficialmente l’emissione di un mandato d’arresto contro Muammar Gheddafi per crimini contro l’umanità. Assieme a quello del raìs, nel mandato saranno indicati i nomi anche di altri due esponenti del regime libico per i quali si chiede la cattura: il figlio Saif Al Islam e Abdullah Al Senoussi, capo dei Servizi libici.

La procura del Cpi ha raccolto “prove dirette” e “solide” dei crimini commessi dal colonnello Gheddafi nel conflitto libico. “Abbiamo prove enormi: siamo praticamente pronti ad andare al processo”, ha dichiarato il procuratore Moreno Luis-Ocampo, aggiungendo che “tutti i Paesi hanno cooperato” con l’inchiesta condotta dall’ufficio del procuratore della Corte.

Le prove raccolte contro il rais dimostrano che Gheddafi ha “personalmente ordinato” di colpire la popolazione civile: ha sottolineato il procuratore citando episodi precisi di violenza commessi contro partecipanti a funerali o a persone che uscivano dalla moschee. Le prove dimostrano che le violenze “vengono pianificate in apposite riunioni” e compiute anche contro presunti colpevoli – le cui liste vengono preparate su ordine di Gheddafi – che vengono “arrestati, imprigionati e torturati e poi spariscono nel nulla”.

Secondo il procuratore, il colonnello ha compiuto e sta tuttora compiendo questi crimini “per preservare il suo potere assoluto”, che esercita ricorrendo “sistematicamente” alla paura. Suoi complici più diretti sarebbero il figlio, Saif al-Islam, e il capo dei servizi libici, Abdullah al-Senussi. A sostegno delle prove, l’ufficio del procuratore può portare “molti testimoni”, che al momento sono sotto protezione. I libici che sono fuori dalla Libia “hanno paura, ma è il momento di fermare i crimini e parlare”, ha esortato il procuratore. Se i giudici accoglieranno la richiesta del procuratore, dovranno essere “le autorità libiche” ad eseguire il mandato di cattura perché “sono loro che hanno la responsabilità di catturare i responsabili che si trovano su territorio libico”.

L’applicazione dell’ordine di arresto “è un segnale contro chi continua a compiere crimini”, ha detto Moreno Ocampo. “Il mondo non lo permetterà”.

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