Tramonta il sogno di diventare imprenditori, ora la “new generation” teme il precariato e preferisce accontentarsi Non ci sono dubbi: è la rivincita dei Fantozzi. Quel ragionier Ugo che negli anni 70 era il simbolo del travet vessato, condannato a una vita mediocre e grigia, oggi sarebbe impensabile. Perché nel terzo millennio scopriamo che l’impiegato è il mestiere più agognato. Altro che sogni di gloria, di fama e di potere.

Tutto quello che vogliamo è un posto sicuro che ci protegga dalle avversità del mondo. Un posto da impiegato, appunto. A dimostrarlo è un’indagine di Adecco, la più grande agenzia per il lavoro in Italia che ha condotto la ricerca su un campione di 6.500 persone di età compresa tra i 26 e i 50 anni (il 49% degli intervistati ha un’età compresa tra i 26 e i 35 anni) e chiedendo quale fosse il lavoro dei loro sogni. E l’impiegato è quello che ha raccolto più voti. Ai tempi di Fantozzi però la vita da impiegato era destinata a chi raggiungeva, magari a fatica, un diploma di scuola superiore. Oggi a sognare un posto da impiegato sono laureati con master. La ricerca parla di un mondo giovanile che sogna fino a 20 anni di diventare calciatore, modella o regista. Poi, assaggia la vita e rivaluta il posto fisso da impiegato.

Anche i sogni diventano low cost nel timore che abbiano un costo troppo alto? “Oggi in un periodo di precariato sociale e di incertezza biografica le persone cercano sicurezze – spiega il sociologo Antonio De Lillo -. Chi oggi ha 35 anni ha vissuto un lungo periodo di incertezza economica (non solo gli ultimi due anni). Ma l’aspetto più insolito è che ad ambire a un ruolo da impiegato sono anche laureati o persone che hanno addirittura conseguito un master”.

“Chi ha conseguito un titolo di studio – aggiunge De Lillo – abbassa le pretese. Non è un caso se stiamo assistendo a un calo nelle iscrizioni all’università: ci si è resi conto che il titolo di studio non rende economicamente rispetto all’investimento necessario in termini di impegno. A rinunciare sono soprattutto i figli della classe media, dove la laurea non è una tradizione familiare da generazioni e dove il capitale sociale di relazioni (così utile per trovare un lavoro) è inesistente o scarso. Questo scenario è preoccupante per il sistema paese perché questo atteggiamento di rinuncia influisce anche sulle prossime generazioni e quindi si rischia un’involuzione della società”. Naturalmente restano tanti i giovani che non rinunciano a coltivare i loro sogni e le loro ambizioni anche se esistono epoche in cui il confine tra aspirazione e illusione diventa davvero molto sottile. E questa sembrerebbe una di quelle. Al punto che anche diventare Fantozzi può trasformarsi in un’aspirazione.

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