Ancora sangue in Medio Oriente: nel giorno della “Naqba” esercito israeliano spara sui manifestanti palestinesi Suscita un senso di orrore e di profonda indignazione umana, vedere l’immagine di un giovane che è piegato dalla ferocia delle armi. Un uomo indifeso, una vita nel pieno della sua giovinezza spezzata dalla durezza di chi non sa fermarsi dinanzi  a nulla, e che accecato dalle proprie ragioni non vede quelle altrui. Una maglietta macchiata di sangue, uno sguardo lacerato dalla dolorosa espressione di un uomo ormai morente. Un gesto ormai inutile di difesa, di chi vuole quasi col proprio corpo difendere la vita di altri, che già si stanno accasciando a terra.

Non sappiamo quali siano le motivazioni che hanno spinto i soldati israeliani a sparare a 20 giovani palestinesi, ma mi domando, c’è giustificazione che tenga? Può non indignarsi il mondo civile? Può stare a guardare? Ci indigniamo contro Gheddafi, perché invece silenziosamente stiamo a guardare le stragi compiute da Israele? Perché Napolitano che ha parlato di democrazia,non ha aggiunto anche la parola “pace”? Fino a che punto le leggi della diplomazia e della politica ci autorizzano a fingere di non vedere? Chi riconosce ad Israele il diritto di uccidere dei giovani e di spargere giorno dopo giorno altro sangue? È giustizia la legge del più forte?

Non ho una risposta, ma confesso che nel vedere quelle immagini ho pensato che al posto di quel giovane poteva esserci, se fossi nato in Palestina, un mio fratello, un amico, una persona amata. Ho pensato solo di essere più fortunato di quel giovane, di quei giovani, che oggi non sono più.

Francesco Capaldo

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