Nuovi inquietanti particolari sul marito di Melania Rea: la chiave del mistero è il telefonino per le amanti? Doppi telefonini per nascondere i tradimenti, telefonate segrete dalle cabine. E ferite che non si spiegano, al punto da rendere necessari altri esami sul corpo di Melania Rea, la mamma di 29 anni uccisa nel bosco del teramano lo scorso 18 aprile. I carabinieri cercano di districare il groviglio di contraddizioni che avvolge il delitto e mettere a fuoco lo scenario su cui interrogare in controluce Salvatore Parolisi, 30 anni, caporal maggiore dell’Esercito attualmente considerato solo un testimone, che però sembra camminare sul filo di qualche contestazione più o meno grave. Un ruolo nell’omicidio? Il favoreggiamento di qualcuno che sta coprendo con le sue verità parziali?

Parolisi è stato chiamato a spiegare perchè ha mentito su Ludovica P., la soldatessa di 27 anni laureata alla Sapienza e amante dei cavalli (foto sinuosa su Facebook, già rimossa), con cui aveva una relazione dai tempi del suo addestramento ad Ascoli. «Storia vecchia, finita» ha sempre detto lui. Eppure Salvatore aveva due cellulari, di cui uno dedicato soltanto a lei e ad altri occasionali flirt. Con la donna con le stellette, incontrata per l’ultima volta due mesi fa in un albergo di San Benedetto, il militare ha continuato a sentirsi anche dopo la sconvolgente morte di Melania. Il primo maggio Ludovica, caporale dell’ottavo Reggimento lancieri Montebello, in servizio a Roma ma attualmente impegnata in un corso di perfezionamento a Lecce, chiama Parolisi sul cellulare. Lui la interrompe, dice che non deve più parlargli al portatile, poi la richiama da una cabina. Ma l’apparecchio pubblico è guasto, il soldato sbotta, ne cerca un altro, riesce a stabilire un contatto con l’amante. Sembra che non si siano detti nulla di compromettente, ha riferito Ludovica (che sarà ascoltata di nuovo) ai carabinieri. Ma perchè tante precauzioni? Perchè Salvatore ha sempre cercato di far credere alla fine della storia d’amore, facendo infuriare la sua fiamma? E se Melania aveva due telefonini perchè uno riservato ai soli colloqui a tariffa scontata con la madre, quel doppio cellulare di Salvatore e Ludovica introduce un aspetto psicologico della relazione da non sottovalutare. Altro che scappatella già dimenticata.

Un tradimento non è un movente. Ma tutto quello che ha fatto l’istruttore del 235° Rav Piceno a questo punto diventa rilevante. E allora finisce sotto i riflettori anche la notte tra il 18 e il 19 aprile, quella che segue la scomparsa di Melania e che Salvatore trascorre in casa dell’amico Raffaele Paciolla. Quando la mattina presto Paciolla si sveglia, Parolisi è già uscito di casa. Dove è andato così presto se poi, per tutto il 19, è stato in caserma senza partecipare di persona alle ricerche? All’alba del 19 si verifica un altro episodio strano. A San Benedetto una soldatessa prende un taxi per Ascoli. Durante il tragitto riceve una telefonata, si allarma, si agita, promette a qualcuno di incontrarlo. Raggiunto il capoluogo piceno si allontana di fretta. C’entra con quanto avvenuto sul Colle San Marco? Sul punto dell’omicidio è stato trovato un accendino di Melania con le impronte di Salvatore, ma il particolare è irrilevante visto che fumavano entrambi. Alcune coltellate sarebbero state inflitte parecchio tempo dopo la morte della giovane mamma, il depistaggio con svastica incisa nella coscia e siringa infilata sotto il seno potrebbe essere stato studiato in un momento successivo all’omicidio. Da parte sua, la famiglia Rea difende ancora Salvatore: «Melania aveva fiducia in lui, noi crediamo in Melania». Sembra che la vittima non sia stata tramortita dal suo assassino. Al momento resta invece più difficile stabilire l’esatta ora della morte, sin qui collocata tra le 14 e le 17.

Difficile in questa fase anche dire con precisione quanto tempo dopo il decesso sono state inferte alcune coltellate post mortem. Non si può affermare infine che la giovane donna non abbia tentato di difendersi: probabilmente la velocità dell’aggressione è stata tale da impedirle una reazione più forte nei confronti dell’omicida.

Questa tesi potrebbe anche confortare l’ipotesi che l’assassino (o assassina) è persona “tecnicamente” preparata all’immobilizzazione rapida ed efficace di una persona. La risposta complessiva dei due esami autoptici sarà depositata dal prof. Adriano Tagliabracci (non Stefano come scritto in precedenza) nel giro di 30-40 giorni.

È dai tabulati telefonici e dall’analisi delle celle che chi indaga sulla morte di Melania Rea attende la risposta alla domanda delle domande: la donna è davvero stata a Colle San Marco di Ascoli Piceno nel primo pomeriggio del 18 aprile o non c’è mai arrivata? Al momento magistrati e carabinieri non sono in possesso di un accertamento tecnico che escluda in maniera categorica la presenza di Melania al pianoro, così come riferito dal marito Salvatore Parolisi.

Se così fosse, avrebbero la certezza di una bugia clamorosa che, in quanto tale, avrebbe immediate conseguenze a carico del caporalmaggiore che continua a sostenere la sua innocenza. I carabinieri del Ros portano avanti questo tipo di accertamenti tecnici, molto attesi dai magistrati ascolani, anche oggi al lavoro. Il pm Umberto Monti si è barricato in Procura ed ha ordinato di non consentire l’accesso di alcuno al secondo piano del Palazzo di Giustizia di Ascoli Piceno. Continua a leggere carte, ad incrociare i racconti dei testimoni con quanto riferito da Parolisi durante le lunghe audizioni.

C’è, infine, un altro mistero sulla morte di Melania: a due giorni dalla scomparsa, il suo cellulare era ancora acceso. La batteria del cellulare, in quasi due giorni, avrebbe dovuto scaricarsi e, invece, la mattina del mercoledì è di nuovo attiva.

L’ipotesi è che il telefonino possa essere stato spento dall’assassino, che potrebbe aver tolto la batteria e poi averla rimessa il mercoledì mattina. Il cellulare ha squillato fino alle 19 del 18 aprile, giorno in cui la donna è scomparsa dal pianoro di Colle San Marco di Ascoli Piceno, secondo la versione del marito Salvatore Parolisi, con cui stava trascorrendo qualche ora all’aperto insieme alla loro bambina di 18 mesi.

Dopo le 19 il telefono non ha più squillato alle numerose chiamate di chi la stava cercando, la maggior parte della famiglia preoccupatissima. Ma ha ripreso a farlo un giorno e mezzo dopo, la mattina del 20 aprile, in quel mercoledì in cui, nel pomeriggio, è stata ritrovata senza vita.

In un primo momento, era stato detto che il cellulare aveva ripreso a squillare la mattina dopo, il martedì, probabimente per una scarsa copertura della rete, fattore che si presenta nella zona compresa fra Colle San Marco (Ap) e Ripe di Citivella (Te), sui versanti opposti della Montagna dei Fiori, ad una decina di chilometri di distanza.

La sensazione che si avverte è quella di un improvviso quanto clamoroso sviluppo dell’inchiesta.

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