Ritrovato l’anello di fidanzamento della donna: era nel bosco del teramano. Parolisi piange ma non convince La scena del crimine, dove nelle scorse settimane è stata uccisa Carmela Melania Rea, continua a parlare. Un anello appartenente a Melania, e che a quanto pare sarebbe quello di fidanzamento, è stato ritrovato nel corso di un sopralluogo al bosco delle Casermette a Ripe di Civitella, dopo diversi giorni dal ritrovamento del corpo di Carmela Melania Rea. A detta degli inquirenti, l’anello sarebbe stato rinvenuto non proprio nelle immediate vicinanze del corpo.

Questo particolare farebbe pensare a due ipotesi: o l’anello si è sfilato dalle dita della donna durante la colluttazione con il suo assassino, oppure  la stessa Melania avrebbe  potuto scagliare il prezioso contro l’assassino. Pochi dettagli sono stati resi noti sul gioiello: ciò che appare quasi certo è che si tratta di un anello in oro che rappresenterebbe la storia d’amore con Salvatore Parolisi; pare che si tratti di un regalo fatto in occasione dell’ufficializzazione del fidanzamento. Se l’ipotesi confermata fosse la seconda, ovverosia che Melania  Reaa bbia lanciato il prezioso contro il suo aggressore, i sospetti si concentrerebbero sull’aspetto passionale della vicenda.

Per quale motivo lanciare un oggetto di peso irrisorio contro il suo aggressore? Il gesto potrebbe aver avuto un significato simbolico, non certo di difesa. Ad ogni modo, sulla vicenda non sembrano esserci ancora molte certezze, tutt’altro. A seguito dei lunghi interrogatori intercorsi tra Salvatore Parolisi e il sostituto procuratore di Ascoli nulla di nuovo è stato formalizzato nel registro degli indagati e a detta degli inquirenti non sarebbe esclusa alcuna pista, neanche quella del “mostro”. È durato, intanto, circa due ore il nuovo esame sulla salma di Melania. Parolisi ha pianto davanti al magistrato. Nessuna dichiarazione da parte del pm Umberto Monti all’uscita dell’obitorio. Il magistrato si è limitato a negare la presenza di nuovi elementi, affermando che «sono stati compiuti ulteriori accertamenti i cui risultati saranno noti nei prossimi giorni».

Monti ha poi confermato la concessione del nulla osta per la sepoltura. Ed il corpo è stato così restituito alla famiglia. Anche il fratello della vittima, Michele Rea, non ha voluto rilasciare dichiarazioni, limitandosi soltanto a confermare la possibilità di eseguire i funerali la prossima settimana: a chi gli chiedeva dell’eventuale coinvolgimento del cognato, Salvatore Parolisi, Michele ha confermato piena fiducia nel caporalmaggiore.

Sul ring di queste indagini per l’omicidio di Melania Rea, alla fine, sono rimasti in due: il pm Umberto Monti e il caporal maggiore Salvatore Parolisi. Il match va avanti da 1.230 minuti -venti ore e mezzo, tre lunghissime riprese- e sembra ancora lontano da una conclusione. Due tipi così, freddi e ostinati ognuno nel proprio ruolo, potrebbero continuare ad affrontarsi per chissà quanto altro tempo ancora.

Incrociarono i loro sguardi, per la prima volta, alle cinque di pomeriggio del 22 aprile, Venerdì Santo. Salvatore Parolisi uscì dalla caserma dei carabinieri di Ascoli solo dopo aver superato una martellante serie di domande, con studiati intervalli, per cinque ore buone. Stravolto, ma libero come era entrato. Si rividero, il pm e il caporale, diciotto giorni dopo, stavolta in Campania, prima a Somma Vesuviana e poi a Castello di Cisterna, per altre otto lunghissime ore.

E il magistrato ne pensò un’altra: fece entrare e uscire da quella stanza Parolisi per ascoltare a uno a uno i parenti di Melania, con l’obbiettivo neanche tanto nascosto di fiaccarne la resistenza psicologica. Ma Salvatore non crollò, tornò a dormire a casa sua. Il pm Monti non si arrese.

Decise di passare la notte a Napoli e di riconvocare per l’indomani -siamo a questo punto a mercoledì 11 maggio, l’altro ieri- il vedovo di Melania. Altre sette ore e mezza di faccia a faccia, forse le più dure per Salvatore Parolisi, le più drammatiche, tanto che a un certo punto è crollato in un pianto di nervi e ha urlato: «Basta con queste domande, dovete trovarlo voi l’assassino di mia moglie».

Già, l’assassino di sua moglie, la sua bellissima moglie, scomparsa dal pianoro di Colle San Marco poco dopo le due del pomeriggio di lunedì 18 aprile -ma lo racconta solo lui, senza che sia stato trovato ancora un vero riscontro- e ritrovata due giorni dopo, grazie a una telefonata anonima, nel bosco delle Casermette, una decina di chilometri in linea d’aria lontano. Morta dissanguata dopo una trentina di coltellate.

A Melania non vennero trovate addosso né monete né banconote. E l’altro pomeriggio il pm Monti se ne è ricordato, tornando a bomba proprio su quel particolare e aprendosi un varco che ha fatto vacillare davvero il freddo Parolisi. Come avrebbe potuto la donna andare fino ai bagni del ristorante «per riportarmi un caffè» se non aveva un soldo con sé?

E come mai una curata ed elegante come lei aveva deciso di andare in bagno senza la sua borsa, che neppure alla Casermette venne trovata e invece rispuntò misteriosamente in casa della coppia, a Folignano, solo qualche giorno dopo?

Ma non è stato questo l’unico colpo del magistrato andato a segno: Monti a un certo punto ha chiesto con insistenza a Parolisi come abbia fatto, fin da subito, a descrivere ai carabinieri l’esatta posizione del cadavere di sua moglie in quel bosco. Proprio lui, che quel pomeriggio alle Casermette non ci arrivò mai.

«Me lo disse il fratello di Melania, Michele» ha risposto in prima battuta. I carabinieri sono andati subito a controllare con Michele: «Si sbaglia, non gli ho raccontato niente». A Monti che lo incalzava, allora, Salvatore ne ha detta un’altra: «E’ stato il mio amico Raffaele Paciolla a mostrarmi una foto fatta sul posto con il suo telefonino». Ma non gli è andata bene neanche questa: Paciolla ha dettato una dichiarazione al suo avvocato in cui mette il telefonino a disposizione degli investigatori «perché io lassù non ho fatto nessuna foto».

E non è riuscito a spiegare neanche al paziente Monti, il marito di Melania, perché mai quel pomeriggio del 20 aprile, dopo il ritrovamento del corpo di Melania, non abbia deciso di salire anche lui alle Casermette, insieme a Raffaele e al fratello di sua moglie, per un primo riconoscimento. In una zona che per giunta conosce benissimo perché è quella del poligono di tiro, dove va ad addestrare le sue soldatesse. Ma è finita come era cominciata.

Nessuna di queste contraddizioni è apparsa sufficiente al pm Monti per prendere una qualsiasi decisione nei confronti di Parolisi. Resta una «persona informata dei fatti», anzi, come l’ha sarcasticamente bollato il Procuratore Renzo, “scarsamente informata dei fatti”.

© Riproduzione Riservata

Commenti